“From Bedlam to Lenane” _ ILARIA GRAZIANO & FRANCESCO FORNI

Eccomi a proporvi un disco d’eccezione. Ilaria Graziano e Francesco Forni non si confondono con le soavi note di Laura Pausini o con le ricercatissime rime di uno Sfera Ebbasta.

Infatti non li avete mai sentiti nominare.

Ed è peccato, io vi dico, ma non è del tutto colpa vostra. Purtroppo un po’ si, diciamocelo: le orecchie di un piccolo ed inavveduto pubblico influenzano le radio che influenzano le orecchie di tutto il resto della popolazione.

Ma non voglio fare polemica sul gusto della radio italiana e tantomeno (sia mai) sul gusto dei nostri ascoltatori. Al contrario, eccomi ad offrirvi una novità sul panorama del cantautorato italiano.

Se, come me, vi foste imbattuti in un concerto dei sopracitati Ilaria e Francesco, totalmente ignari di cosa stesse per accadere, avrebbero certamente dovuto farvi vedere i documenti per provare di essere italiani. Eppure sì, eccoli, due napoletani trapiantati nella capitale capaci davvero di ritmi e melodie che siamo abituati ad attribuire all’Oltreoceano – e, oserei dire, anche ad un paio di secoli fa.

Sono riusciti a portarmi in un Saloon degno del più puro immaginario Western, ma anche in una bella tenuta da piantagione del sud completa di proverbiale vecchio rugoso sulla sedia a dondolo, e perfino proprio sul cammino, sotto le stelle, con un ronzino un po’ mogio, i coyote che gridano e poca acqua da bere.

From Bedlam to Lenane” sembra già dal titolo descrivere un viaggio. Si parte da Bedlam, la città del folle Tom, partorita dall’immaginario della cultura anglosassone del XVII secolo, messa in musica dalla dolce Jolie Holland e riproposta con maestria dai due artisti, che la arricchiscono di sonorità swing e gipsy. Si giunge a Lenane, un blues modale di alta qualità scritto, suonato e cantato alacremente da Forni.

Le tappe da una città all’altra mescolano senza stridori altri brani della tradizione come “Cancion Mixteca” (mariachi), “Be my husband” (classico ispirato alle ‘work songs’ e cantato in prima battuta da Nina Simone nel 1965) e “Volver, Volver” (scritta da Fernando Z. Maldonado e divenuta emblema della canzone messicana) a succulenti inediti dei due artisti, che seguono con competenza la struttura e l’intenzione del manouche nel brano “On y va” oltre a destreggiarsi nella pura poesia di “Rosso che manca di sera” e nel tipicissimo e pertinentissimo blues in E minor di “Rosaspina”.

Un ultimo, ma non meno importante, accento va messo su “La strada”, che vi troverete a cantare senza difficoltà, aiutati dalla sonorità più mediterranea e dalle parole scelte ed interpretate con grande gusto da Ilaria.

Vorrei anche dire, a questo proposito, che una voce come la sua ci mancava da un po’ di tempo… Un’estensione importante ma ricca di carattere innalzato da un’interpretazione impeccabile. Ditemi voi.

Ilaria e Francesco masticano e interpretano meravigliosamente il francese, l’inglese e lo spagnolo, oltre a saper donare un profumo internazionale anche alla nostra lingua.

Prima ho mentito quando ho parlato di “novità” perchè in realtà questo è il loro primo disco ma risale al 2012 – e per inciso all’epoca è stato acclamato dalla stampa come uno dei migliori episodi di quell’anno. Ora siamo a quota tre, con “Come2Me” (2013) e “Twinkle Twinkle” (2019).

I due non sono certo due vecchietti, ma nemmeno due sbarbatelli. Lei in passato ha prestato la voce a diversi anime giapponesi al fianco della compositrice Yoko Kanno, e lui è noto nell’ambiente teatrale per aver composto diverse colonne sonore. Quello che hanno fatto è stato unire le forze e creare la magia, sposando un progetto che li avrebbe portati a fare tour in Canada, in Europa, a New York.

In Italia? Naah, sono di nicchia. Poco importa che poi, quando comodi comodi mettiamo un film di Tarantino e sentiamo le stesse sonorità che proverebbero a regalarci loro rimpiangiamo di non avere artisti capaci, oppure di essere senza speranza perchè siamo bianchi e italiani e quindi possiamo giusto ringraziare Dio per Pino Daniele e Lucio Dalla e darci per vinti.

Italia o no, dateci un’occhiata. Un’ascoltata. Come si dice. Sono abbastanza snob e posso dirvi che anche se non siete culturalmente innamorati del folk come me correrete a cercare la loro prossima data in Italia – ve lo dico di nuovo, sono poche perchè qui il terreno è poco fertile. Non cresce cotone. Non ci sono coyote. Le stelle dobbiamo cercarcele.

1. Mad Tom of Bedlam
2. Love sails
3. Cancion mixteca
4. La strada
5. Rosaspina
6. Rosso che manca di sera
7. On y va
08. Crying
09. Be my husband
10. Volver volver
11. Lenane’s blues

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