“Linguaggio Privato” _ ABATON PROJECT

“L’inaccessibile ai profani sarà luce per gli iniziati”, questa frase figura tra le brevi descrizioni che accompagnavano i primi brani pubblicati dal gruppo Abaton Project. Si parla di quello che potremmo forse descrivere come un collettivo artistico, che negli ultimi cinque anni ha sporadicamente condiviso, sui consuetudinari social, diversi brani, immagini, frasi dal carattere ambiguo e alcuni video. Al di fuori di questi canali non si trova niente di niente. Nessun album, nessun EP. Nemmeno un singolo. Non si hanno notizie di alcun tipo di esibizione live, nemmeno in uno di quei locali che dedicano apposite serate ai gruppi sconosciuti o alle prime armi. Né a Roma, né a Palermo, che per quanto possiamo sapere dagli scenari dei loro video sono le città in cui gli appartenenti al progetto hanno perlomeno transitato.

Su questo sfondo va da sé interpretare la frase riportata come un chiaro segno della tendenza all’esoterismo di questi fantomatici artisti. Non a caso il termine ‘abaton’, lo siamo andati a cercare, in greco antico significa proprio ‘inaccessibile’. Insomma, mettiamo assieme tutti questi indizi ed ecco il facile responso: siamo di fronte ad un altro, ennesimo gruppo della più attuale scena psichedelica italiana, cioè di una delle più vive nel più recente mondo musicale underground di questo paese. Se vogliamo fare un po’ di ordine mentale siamo sulla scia dell’ondata di ‘Italian occult psychedelia’, che tanta parte ha avuto in questi anni dieci ormai agli sgoccioli, vista da alcuni come una variante italiana della cosiddetta Hauntology.

Eppure, andando avanti ad ascoltare (e guardare e leggere) il materiale che il progetto Abaton ci mette a disposizione sul web, si rimane sempre più insoddisfatti da una classificazione del (o di) genere. Si capisce che c’è qualcosa di diverso, e che l’inaccessibilità in questione non è riferita alla tipica caoticità decostruttiva e alla ricercatezza dei vari gruppi post-rock della nostra post-modernità. In questo caso si è impossibilitati ad accedere in un senso meno esoterico, meno pretenzioso forse, ma più essenziale. Qui non siamo di fronte a musica troppo difficile o troppo tecnica e quindi selettiva, rivolta ad una nicchia di fedeli ascoltatori amanti del genere. Il passaggio è sbarrato ancora più a monte, nel senso in cui più ci si avventura nelle opere del mondo Abaton più si capisce che non lasciano spazio ad alcuna facile catalogazione. Così, i toni oscuri e psichedelici, che costituiscono uno degli strati principali del loro primo album (cioè niente più che la playlist “Musiche teatrali per spettacoli” – 2014/15), sembrano tendere all’autodistruzione al capovolgimento nel grottesco mix di surreali elementi nel quale sono avviluppati, girandosi ed ironizzando su se stessi nei ritmi ossessivi e sempre identici allungati fino all’esasperazione; nelle melodie così angoscianti da sembrare appositamente sbagliate, quasi come dei pugni dati alla tastiere; nella comicità grottesca e a tratti infantile di brani come “Non so di cosa parlo” e “I-topia“; nei violini stonati, nelle scherzose invocazioni sataniche, nelle disarmonie ricorrenti e così via. Qui non c’è niente di occulto: è tutto apertamente folle. Ciò a cui non ci è permesso l’acceso, di nuovo, è un orizzonte univoco e razionale entro il quale capire a cosa siamo di fronte.

Tutto ciò si ritrova tanto nel primo album cui abbiamo accennato quanto nei vari pezzi sparsi, i primi, non inseriti in nessun elenco. Ma diviene assolutamente evidente nel secondo album: “Linguaggio Privato“, formato da pezzi che datano dal 2015 al 2016. Sperimentazioni musicali o ragazzi allo sbando che hanno esagerato con la droga? Non lo possiamo sapere. Rock psichedelico, musica elettronica, ambientk, post-punk? Forse un misto di tutti questi e altri generi. Ma soprattutto, parliamo di un’accozzaglia di suoni o di un autentico capolavoro? Ecco, questo forse il quesito che dividerà la critica per i prossimi decenni, la questione su cui si giocherà la storia dell’arte che ha da venire. Intanto, noi possiamo giocare d’anticipo sugli affanni dei futuri esegeti ed abbracciare in toto la semplice e lineare contraddittorietà che alberga in ogni brano di questa assurda composizione. Possiamo rilassarci e gustarci le note quasi pop del secondo brano dell’album, “Condizionatore di segnale“, assaporando in un’angosciosa tranquillità l’equilibro che si cela dietro le sue minimali e precisamente sbagliate ripetizioni. Il consueto piano razionale in cui siamo soliti organizzare le nostre vite non potrà resistere intatto neanche al brano di apertura, “Visioni ipnagogiche“, e la ricerca di qualsivoglia senso verrà cullata in un’onirica rassegnazione (in) “In caso di ordine“. Allora ci ritroveremo nel bel mezzo di una festa di ovinidi, come sembra suggerire il titolo “Sheep in party“, forse una festa dei nostri tempi, per poi di nuovo fluttuare con qualche scossone tra l’ambient e il noise della interamente elettronca “Scelta di crudeltà sonore“.  Ciò che ancora riserva questo viaggio, per chi è riuscito ad arrivare fino a questo punto, sono le tastiere e le chitarre classicheggianti di “Ho visto mia madre piangere“, pezzo che funge anche da colonna sonora del video “È l’unica cosa che manca“. Chiudono infine “Camillo Amalfi (viaggio a Teheran) “, pezzo di cui non è facile esprimere considerazioni, e infine l’interminabile inno cyber-punk di “Bulbazione“.

In quest’album c’è proprio di tutto, e sulla linea dell’aperta ‘inaccessibilità’ di questo progetto è stato scelto non a caso il nome ‘linguaggio privato’. Gli Abaton rimangono fedeli alla loro linea, anche quando non c’è. Forse stanno raccontando di qualcosa che solo loro possono immediatamente conoscere e che per i profani sarà sempre, per l’appunto, inaccessibile. Ma è “Linguaggio Privato” a ricordarci che anche la ‘luce’, quella che dovrebbe pervenire agli ‘iniziati’, non sarebbe che la traduzione di qualcosa che non potremmo mai direttamente sapere. Eppure, non è così che funzionano i linguaggi umani? Va a finire che nel raccontare il solipsismo questa musica inaccessibile può essere la musica di tutti.

  1. Visioni ipnagogiche
  2. Condizionatore di segnale
  3. In caso di ordine
  4. Sheep in party
  5. Scelta di crudeltà sonore
  6. Ho visto mia madre piangere
  7. Camillo Amalfi (Viaggio a Teheran)
  8. Bulbazione
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