“Il Nuotatore” _ MASSIMO VOLUME

Sei anni ho aspettato la nuova uscita di Massimo Volume, e ancora una volta, dopo le “Cattive abitudini” del 2010 e “Aspettando i barbari” del 2013 quello che mi trovo di fronte non è che un capolavoro.

Pur orfani, in questo ultimo lavoro, dell’apporto di Stefano Pilia, l’album suona a meraviglia, acquista in ruvidezza, diventa più scarno nelle musiche, i tre Massimo Volume ci fanno dimenticare che fino a poco prima le chitarre erano due, ne annullano il bisogno, eliminando ogni traccia elettronica approfondendo le dinamiche tipiche del power trio senza mai perdere in melodia e armonia. Le ipnotiche linee di basso si intrecciano a meraviglia con la chitarra di uno straordinario e sempre ispirato Egle Sommacal, i tamburi di Vittoria Burattini mai oltre, sempre perfettamente armoniosi con lo svilupparsi della traccia. Il nuovo album trae il titolo dallo splendido racconto di John Cheever riadattato nella title track, con l’incipit “Era una di quelle domeniche di mezza estate in cui tutti se ne stanno seduti e continuano a ripetere: Ho bevuto troppo ieri sera” che lascia prefigurare quell’inquietudine dovuta ad una società avvolta in un ansioso vuoto esistenzialismo e in cui l’uomo altro non può che continuare a nuotare.

Quest’anima post – punk? rock? – è un tutt’uno con le parole, come sempre taglienti, di Emidio Clementi: linee musicali sempre semplici, sempre inarrivabili nel loro svilupparsi con le parole: difficile catalogarli in una etichetta, difficili da identificare con qualcun altro. Clementi riesce a raccontare con un’eleganza che pochi possono permettersi la rovina dei nostri tempi; l’aspirare a case tutte uguali con la piscina e circondate di siepi; la vergogna di perdere una ditta al gioco e rientrarci come impiegato; dell’uomo che diventa eroe suo malgrado; dell’importanza di avere sempre le mutande pulite perché non si sa mai cosa può accadere ed è comunque bene farsi trovare puliti; dell’avidità dell’apparire con tutti i trofei caricando oltremodo per questo l’aereo che ti deve riportare a casa che non riesce però a volare: è un urgenza di visioni in parole, è la descrizione di cosa siamo diventati, è forse davvero il tempo in cui i barbari sono arrivati (ahimè questo è purtroppo vero)?

ogni uomo è una bottiglia mezza vuota o quasi piena e che non si può giudicare senza fare i conti con quel liquido denso, indifferente a ciò che è giusto agli occhi della gente

Questa è una delle frasi che più di tutte mi ha colpito, e che rende l’idea di cosa stiamo diventando, dell’importanza che diamo al giudizio altrui, perdendo per questo valori e contatto con la realtà: “troveremo domani il centro e la luce, la risposta che manca il discorso perduto … domani sapremo ne sono quasi sicuro se poi ci farà troppo male potremo sempre condannare qualcuno”, ancora una volta a rimarcare che in questa società non riusciamo più a responsabilizzarci, ma l’incolpare sempre qualcuno dei nostri fallimenti può farci sentire meno male.

Un album non da sentire questo, ma da vivere e con cui accompagnarsi nelle giornate grigie e deludenti o soleggiate e cariche di buon umore, perché in ogni caso portatore di carica emotiva e di voglia di vivere: finita da poco la tournée che li ha portati a presentare le nuove tracce in alcuni tra i più bei teatri d’Italia, a breve sarà possibile rivederli per un breve tour estivo, accompagnati da I Giardini di Mirò in tre date a Milano Verona e Roma (25 e 26 Giugno e 7 Luglio): consiglio vivamente di non perderli dal vivo, perché le emozioni sono garantite.

  1. Una voce a Orlando
  2. La ditta di acqua minerale
  3. Amica prudenza
  4. Il nuotatore
  5. Nostra Signora del caso
  6. L’ultima notte del mondo
  7. Fred
  8. Mia madre & la morte del gen. José Sanjurjo
  9. Vedremo domani
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