“La Regina del Rap Italiano” _ CHADIA RODRIGUEZ

Bella, Nuda, e Fatta”: è con tre parole che, in uno dei suoi testi, Chadia Rodriguez dà un quadro della sua persona. Classe 1998, nata in Spagna ma di origini marocchine, sembra aver portato con sé l’energia tipica dei nativi della penisola iberica anche nel rap italiano. Già da molto tempo l’Italia è un altro di quei paesi che ha subito l’irruenza di questo genere musicale – e culturale – dalla comunità afroamericana. Nei sobborghi di Atlanta dieci anni fa nasce un nuovo beat: si chiama TRAP e saranno musicisti come T.I, Jezzy, Outcast, fino alle recenti figure femminili come Cardi B o Nicky Minaj, a mantenere vivo questo genere musicale, bello quanto discutibile. Saranno proprio queste ultime due figure a contribuire alla crescente immagine della donna rapper; in Italia cantanti come Beba, Baby K, Badass B sono alcuni dei nomi che tengono testa alle barre dei colleghi del sesso opposto. Ma i pregiudizi verso chi tiene il microfono portando lo smalto alle dita sono ancora forti, sebbene la donna d’oggi sia diversa. A confermarlo è il nome del disco d’esordio di Chadia Rodriguez: lanciato l’11 Gennaio 2019 su Sportify, “Avere 20 anni” è il titolo del suo primo EP, ma gli argomenti delle sue canzoni, narrano in modo crudo e senza filtri la malinconia delle donne di ogni età. “Bitch2.0” e “Dale” sono le hit che hanno fatto capire a tutti che in breve tempo la sua musica avrebbe ottenuto rapidamente l’attenzione delle radio di tutta Italia. “Fumo Bianco” e “Sarebbe comodo” sono le canzoni che mostrano quel lato vulnerabile che viene fuori anche dalle sue interviste: la rapper parla di come la società crocifigge la libertà sessuale di una donna o di come è stato facile fare soldi esibendo quello stesso corpo che viene criticato. “Sister” – di cui il ritornello è un vecchio lavoro dei Prozac + – potrebbe essere facilmente travisata per l’ambivalenza delle parole usate per descrivere l’uso sempre più crescente di pillole nella nostra società. In “3G” Chadia mostra invece l’ego di chi vuole portare alla testa la corona di ‘queen b’ della trap italiana. Accompagnata da Jake La Furia – che assieme a Big Fish cura la sua carriera musicale – le sue rime, unite al suo mood seducente, fanno capire che la giovane marocchina usa la provocazione come pubblicità non solo per sé stessa, ma anche per chi disprezza la donna che fa rap. Nonostante il pubblico a cui si rivolge Chadia sia femminile, il suo flow ha attenuto ampi consensi anche dagli uomini, per quanto le parole degli haters verso la giovane milanese dicano il contrario. Le accusano spesso di essere poco originale o di non essere l’autrice di ciò che canta. Aldilà di quello che dicono i leoni da tastiera, io mi chiedo quanto possa ‘dire’ un EP in cui ogni singolo arriva ai tre minuti scarsi? Quando le viene chiesto qual è il motivo che l’ha spinta a fare rap, lei confessa che nel bene o nel male, esattamente come hanno fatto altri con lei, con la sua musica vorrebbe lasciare qualcosa alle generazioni future. Forse però Chadia non sa che la politica del mainstream non permette nessuna forma di vera empatia: questi manichini virtuali sono facilmente sostituibili e, come paradosso, anche se i propositi sono buoni, nulla rimane nelle mani di chi li prende come ‘simboli di vita’.

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