“Bright Sunny South”_SAM AMIDON

Per ascoltare ed apprezzare un nuovo artista, concedendogli un posticino nel proprio repertorio di ascolti, non sempre è sufficiente la sua bravura o il suo talento: spesso è necessario ritrovarsi nel momento giusto, casualmente allineato con la sensibilità e il mondo sonoro di qualcun altro. È in uno di questi momenti che ho scoperto ed apprezzato Sam Amidon.

Non di certo un artista per il grande pubblico, le sue produzioni fini e ricercate hanno rappresentato, per me, una piacevolissima sorpresa.

Nutro, fra tutti i suoi dischi, una speciale simpatia per Bright Sunny South [i], datato 2013 e pubblicato dalla Nonesuch Records, finissima etichetta con un ricco catalogo di artisti molto interessanti, fra cui il chitarrista Bill Frisell [ii].

Sam non suona mai, o quasi, brani originali. Riesce però in un’impresa difficilissima: la reinterpretazione e il riarrangiamento in chiave pop di brani sacri e profani della tradizione folk americana. Il che non è niente di nuovo dal momento che la discografia musicale è piena, con risultati spesso disastrosi, di tizi che cercano di attualizzare pezzi classici in stile moderno o di tali che suonano le canzoni di De Andrè in chiave jazz, cadendo in inutili sofisticatezze o in interpretazioni del tutto trascurabili. Ma la cosa interessante, in questo caso, è che, attraverso gli stessi procedimenti che portano la maggior parte degli artisti a rovinare un classico – la rielaborazione dell’armonia, l’utilizzo dell’elettronica, la creazione di un sound e di un mix “anni 2000” – Sam Amidon riesce meravigliosamente bene laddove i più falliscono, regalandoci delle perle di gusto ed eleganza, realizzando un lodevole processo di svecchiamento.

Vanno di certo considerate anche le altre brillanti teste che hanno lavorato a questo disco, menzionando innanzitutto la produzione che, oltre che dallo stesso Amidon, è curata da Jerry Boys e Thomas Bartlett, in arte Doveman, artista che negli ultimi anni ha collaborato alla realizzazione di tanti bellissimi lavori, sia in qualità di produttore, (i dischi di Sufjan Stevens fra i tanti), sia di pianista (molto bello l’album Masseducation[iii] di St. Vincent, riduzione piano e voce del precedente Masseduction).

Assolutamente degni di nota anche i musicisti che hanno suonato nel disco, fra i quali spiccano il polistrumentista della scena newyorkese Shahzad Ismaily, musicista dall’aspetto grottesco e selvaggio piuttosto particolare, e il poeta della tromba jazz Kenny Wheeler, scomparso recentemente: la partecipazione in due brani di questo album è stata una delle sue ultime incisioni.

In Bright Sunny South si ascolta un po’ di tutto: brani popolari sul tema della guerra civile americana, bellissimi inni e canti religiosi della tradizione protestante, c’è persino spazio per il remake di due canzoni pop, My old friend di Tim McGraw e Shake it off di Mariah Carey!!

Da parte mia ho sempre amato i miscugli un po’ strani, le mescolanze apparentemente sconnesse, per cui quando esperimenti del genere vanno a buon fine non posso che essere contento, specie quando, come in questo caso, la disorganicità è solo apparente. È infatti proprio merito della combinazione di mondi così distanti se il disco risulta così ben riuscito. Sam Amidon utilizza queste musiche, a lui evidentemente tanto care, per creare il suo suono essenziale e rarefatto, le sue sofisticate armonie chitarristiche, le melodie vocali pulite e angeliche, impregnando del suo stile ogni cosa tanto da darci l’impressione di ascoltare a tutti gli effetti un disco di brani originali, insegnandoci che le frontiere e i generi sono concetti molto fragili quando si ha una forte identità con cui permeare il tutto.

Nella musica di Sam Amidon si avverte chiaramente un fortissimo amore per il proprio paese, la rappresentazione dell’America e delle sue storie come idillio; raffigurazione tipica del folklore americano di matrice bianca in cui, diversamente da quello afroamericano, nei sentimenti non esistono sfumature, dubbi o ambiguità: i ruoli sono netti, gli eroi forti e irreprensibili. In questo caso però i legami con la tradizione si mescolano fortemente con i ricordi e gli insegnamenti dell’infanzia. I genitori di Sam infatti, Peter e Mary Alice, sono dei forti praticanti, scrittori ed esecutori di musica religiosa cristiana; negli anni hanno realizzato tante bellissime incisioni di canti e inni chiesastici. Sam è, con ogni evidenza, cresciuto con queste musiche; per tanto tempo le ha cantate e memorizzate naturalmente, attraverso quel processo, proprio di ogni bambino, di assimilazione spontanea di ciò che si ha attorno. È proprio partendo da lì che dà vita al suo universo: ascoltando la sua musica possiamo tornare indietro, sentire fortemente il passato e, allo stesso tempo, ascoltare musica nuova, ben composta e sperimentale al punto giusto.

Il canto della tradizione diventa così un atto d’amore nei confronti degli affetti, dei luoghi e delle persone a lui care, ma anche un pretesto per dare vita alla sua personale arte, per comporre la sua musica nuova.


[i] Cfr. S. Amidon, Bright Sunny South, Nonesuch Records, 14 maggio 2013

[ii] Frisell, William Richard, detto Bill. – Chitarrista di jazz statunitense (n. Baltimora1951). Si mise in luce alla fine degli anni Settanta suonando, tra l’altro, con C. Haden e C. Bley. Ha elaborato in seguito uno stile molto personale e innovativo basato su un sapiente uso dell’elettronica, sul controllo del rapporto suono/silenzio e sull’impiego di sonorità country. Ha continuato la sua attività a fianco del batterista P. Motian e, successivamente, alla testa di suoi gruppi. Nel 2005 ha vinto il Grammy Award nella categoria Best Contemporary Jazz Album con Unspeakable. La sua discografia comprende, tra gli altri, gli album: Good dog, happy man (1999); Blues dream (2001); The Willies (2002); Floratone (2007); History, mistery (2008). Cfr. la voce, Frisell, William Richard, detto Bill in treccani

[iii] Cfr. St. Vincent, Masseducation, Loma Vista Recordings, 12 ottobre 2018

  1. Bright Sunny South   (Traditional)
  2. I Wish I Wish            (Traditional)
  3. Short Life                 (Traditional)
  4. My Old Friend          (McEwan/Wiseman)
  5. He’s Taken My Feet   (Traditional)
  6. Pharoah                   (Traditional)
  7. As I Roved Out         (Traditional)    
  8. Shake It Off             (Cox/Carey/Austin/Dupri)
  9. Groundhog              (Traditional)
  10. Streets of Derry       (Traditional)
  11. Weeping Mary          (McCurry/Power)
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