“COTTON-BEATS FOR MY PAPARUDA “_Atom Primitif

«Zitta e sali che lo ascolti» ‒ «Meno rock del primo?» ‒ «Solo più essenziale». Dici ed è inverno.
Ancora io-tu-cd-car. Roma (s)caduta fuori. Il Grande Ratto sulle Sardine! Sparimmo quel 2017.
Cercando musica e cartine.
Three Years Three Days (di 7 anni prima) iniziava così, no?
Squittii di rame, dentro l’abitacolo di Carini. L’intellettuale! «Se non si può avere il tutto, il nulla è
la vera perfezione». Asfalto arpeggiato su antennine di anima-lumaca. Mentre speakerava 8 metri e
½ sotto terra, la prosopopea d’avanguardia che voleva il silenzio.
«Fellini non aveva idea…» ‒ «Zitta, stai zitta!»
Hush (traccia 4) è la prima che metti.
Ed istrumental solo. Infatti. Profezia avverata.
Ma come fanno i tuoi synth a sapere di pellicola?! E poi è vero: il rock resiste. Di nuovo c’è che
l’avete snodato. Aperto a metà per vedere dove inizia la sua fine. Eppur si aggrappa, spasimante e
sgomento. Un piccolo inca perso sul raccordo. A rigirare nostalgie tra le dita. HOP-HOP! Conta i
saltelli. HOP-HOP! Su bollicine pneumatiche. POP! Trick or Joke? TRIP-HOP! È

questo il vostro
tempo. Di cotton-beats-sottili che la batteria quando arriva è wallpaper. Aderisce. Sul telaio degli
strumenti a corda. Sono loro a legare e scandire. Apos-tangle-orchestra!
Il violino muove la bacchetta.
Cambi traccia.

2. Birds Above the Forest Call.
Prendiamo la scorciatoia. Appena via dal casino rincasini tutto. Col significato. Per fortuna Azzurra
non canta. Evocalizza. Ogni nota arriva da lontano, effetto di un’ipnosi. Segnali di fumo dall’ombra
dei rimorsi. Niente di struggente. Il dolore sorride d’Alaska.
Ed è ancora movie. Boogie-woody-man lullaby. «In the frode land
you play your tunes in the darknéss». Alabama Monroe-tristésse! Soprattutto nella seconda parte:
Trentemøller’s “last Resort” is floating in the FOLK! Per non dover dire indietronica all’Amiina.
Comunque meno neoclassica, seppur il violino. Dà respiro agli intarsi-eco-chorus. U-U-U.
«Tuna Drama cit!»
Muta, non mi zittisci. Il disco va da sé.

3. Cassiopea.
Con chiari di luna alla Hannigan rendete più pop l’“indiana” partenza. L’Altro che desiderate abitare
vi riporta ai Totem delle origini. «Oh, it seems so dark for me
every twinkle star is so little from here». Lips sink battle per tenerti stretta.

Forse vuoi piangere.

IS THIS OUR MogWAI?
Si è fatto scuro. Sbagliato imbocco. «Questa dà il nome all’album», dici.
«Shhh!». Tocca a me.

1.Quipu.
Armonium ottuso. Slow-intro. Percussioni a specchio. PA-PA. PAPARUDA. «Praing the shower steam to hide me» PA-PA. PAPARUDA. Piove. Sulla fronte. Hai una ruga. «Thinking about Johnny’s smile» PA-PA. PAPARUDA. Lost Ship. Come fa Sóley. Si lei. Lei lei! Messa di traverso. La musica s’inclina. Dove il suicidio degli Archive nella Röyk-soup. PLUF. Scivolo. «Something is burning on my tongue». TONG TONG! TRIP-HOT. Drums-ambulance. Ho in ostaggio il senso di colpa tra i lacci delle scarpe. «I don’t know if it was too much vodka yesterday night». Ahia-iahi. Rifulge-s’increspa-rimpolpa-esala, la viola. L’ultimo urlo-balena a fior d’archetto per il tuo pomo d’Adamo. Non andrà giù il nodo, anche se fai più forte. «I have no good reasons to smile» Ahia-iahi. Frigge la traccia negli ultimi secondi. Profumo di Pathè Baby on fire. Ma come fanno i tuoi synth a sapere di pellicola?!

«Words that I keep

thinking about how strange life is».

  1. Quipu
  2. Birds Above The Forest Call
  3. Cassiopea
  4. Hush
Condividi l'articolo: