“Years to Burn”_CALEXICO feat. IRON & WINE

Abbasso il finestrino per far entrare l’aria direttamente dall’esterno, appeso come sono al volante in plastica dura della mia Chevry EL Camino rossa e ne approfitto per accendere la terza sigaretta da quando è iniziato il viaggio, peccato solo che la lattina nel cruscotto si sia oltremodo scaldata, d’altronde i 35 gradi esterni e l’assenza di aria condizionata all’interno non permettono la sua conservazione a buone temperature per troppo tempo. Lo sguardo si perde nelle radure brulle e dai toni fortemente estivi di questi territori mentre la Chevry sfreccia a 60 miglia orarie mentre percorro la statale 79 dopo essermi lasciato Memphis alle spalle; oltre la striscia d’asfalto prati ingialliti e villette unifamiliari, immagini di allegre famiglie e le montagne che si stagliano all’orizzonte contornate da un verde furente di foreste e prati in questa parte dell’America rigogliosa di corsi d’acqua.

“A night to believe To touch on your tongue A lover to slow you down To see by the moon Like robins in rain And want what the world’s holding out Years to burn, years to burn Breezes that die and rise Years to burn, years to burn Our tears hold the light in our eyes” suona forte l’autoradio, niente di più consono come colonna sonora di questo viaggio che Years to Burn.

Ancora una volta i Calexico incrociano nella loro strada Sam Beam (in arte Iron & Wine) a distanza di diversi anni dall’ep che ne sancì la collaborazione artistica qualche lustro fa. Quello che esce dalle casse  sono le atmosfere tipiche di Calexico, un melting pot di country e di folk rivisitato in chiave post senza per questo abbandonare tutti i cliché tipici di tali musiche (controcanti e accompagnamenti standardizzati), chiaramente suonati e registrati con la maestria tipica della band di Tucson: è comunque un piacere perdersi nelle dinamiche della sezione ritmica, sempre puntuale nei fraseggi e nel rimarcare accenti: in generale gli arrangiamenti di questo lavoro sono sublimi.

Ma, un ma c’è, questo è un lavoro di cui probabilmente non si sentiva la mancanza. Sono lontani i tempi di “the black light”, i tempi della perfezione armonica e strutturale: i Calexico ci ripropongono ancora una volta un bello strato di miele in cui tuffarci e rotolarci immaginando che questo mondo sia il migliore in cui vivere, ignorando i tempi bui che stiamo attraversando e osannando ancora una volta quelle sonorità adatte come colonna sonora in una qualunque traversata a borda di un auto o di un mezzo a ruote tra gli stati dell’Arkansas, del Tennessee o dell’Alabama, perfette per tale situazione ma autolimitanti e autolimitate.

Certo la capacità di costruire melodie di questa combo è sopra la media, ma insomma mi aspettavo dagli stessi qualcosa di più profondo, che mi tocchi il cuore: il compito è perfetto, fatto davvero bene, ma non rimane niente: mai un picco, il tutto è una linea orizzontale su un ipotetico diagramma da cui non si allontanano.

Trattasi comunque di un EP di 8 tracce per 32 minuti totali di musica in cui i testi sono rappresentazioni di quanto si vede dal finestrino della mia Chevry, tra personaggi di pianura, abitanti della montagna, amori andati e scenette di vita di provincia, racconti lenti come i ritmi delle musiche che li accompagnano, blande narrazioni che rispecchiano il ritmo della vita nella bassa provincia americana.

Insomma, se il genere piace, sicuramente merita molto di più consumare un qualunque lp di Sam Beam (Iron & Wine) o riprendere in mano the Black Light a ricordare che, volendo, un capolavoro sono riusciti a farlo, e quello, almeno, rimane.

  1. What Heaven’s Left
  2. Midnight Sun
  3. Father Mountain
  4. Outside El Paso
  5. Follow The Water
  6. The Bitter Suite (Pájaro / Evil Eye / Tennessee Train)
  7. Years To Burn
  8. In Your Own Time
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