"Piero Ciampi_PIERO CIAMPI

[…]E così finirà come sempre
dietro una porta chiusa a chiave
sopra un letto disfatto
dentro una stanza buia.
La luce delle stelle spenta
su due corpi comuni
che si muovono distanti, senza amore
sono avidi di sesso[1]

Questa poesia è di Piero Ciampi, fra gli autori più grandi della canzone italiana e fra i più dimenticati allo stesso tempo. Mai popolare in vita, Piero Ciampi morì povero e senza successo, distrutto da se stesso. Oggi il suo valore è ormai nazionalmente riconosciuto, quantomeno fra gli interessati a conoscere qualcosa in più, ad andare appena oltre i soliti grandi nomi, ma di certo Piero non è tuttora un artista di successo.

Questo disco omonimo del 1971 è una delle perle nascoste della discografia italiana e, oltre alla penna dello stesso Ciampi, deve l’altra metà della sua bellezza alle musiche, incantevoli oltre ogni possibile giudizio, di Gianni Marchetti (altro che Battisti-Mogol!). Quest’ultimo è riuscito a tessere attorno a quei testi essenziali, scarni e dolci allo stesso tempo, delle elaborazioni strumentali degne dei più grandi compositori della nostra epoca, riuscendo ad essere straordinariamente melodico e arioso pur non adoperando mai la classica forma strofa – ritornello; e qui la sua esperienza da compositore per il cinema si vede tutta, Piero Ciampi è un disco cinematografico!

Allo stesso tempo, è fondamentale sottolineare che, per tutti gli anni 70, Ciampi incise con l’RCA (non questo disco a dir la verità, in questa occasione fu mandato presso la AMICO, una sussidiaria, in quanto Piero aveva speso tutto l’anticipo datogli dall’RCA prima ancora di registrare un solo brano). È importante ricordare che la RCA è stata la più importante e popolare casa discografica italiana per almeno trent’anni, e per importante e popolare intendo anche commerciale. Con l’RCA incidevano Gianni Morandi, Rita Pavone, Claudio Baglioni. Rendiamoci seriamente conto che oggi una cosa del genere sarebbe completamente impensabile. Vi immaginate l’etichetta di Emma Marrone o di Ermal Meta a produrre Piero Ciampi? D’altra parte a capo dell’RCA c’era Ennio Melis, un vero e proprio caso di direttore illuminato, un mecenate; queste parole sono sue:

[…] Piero è stato proprio una delle mie debolezze, io però non mi pento, […] tenevo Ciampi in azienda, gli davo gli anticipi per vivere, gli facevo fare i dischi perché pensavo che questa piccola luce che lui emanava fosse importante per tutti gli altri, per far vedere che la canzone non era solo fare il pezzetto che si balla in balera o il disco per l’estate, era importante la canzone anche perché poteva entrare in zone di comunicazione più alte […][2]

Considerando che sono parole spese da un uomo a capo di una società che, comunque, come obiettivo  primario aveva quello di far soldi, direi che i tempi sono cambiati…

Riguardo la poetica di Ciampi, quello che più colpisce è la sua nudità, la sua onestà francamente disarmante. Ho sempre pensato che esistono due tipi di cantautori: quelli, come per esempio Gaber o De Andrè, che osservano la realtà, che parlano di cose altre rispetto a sé. Loro sono “quelli che ragionano”. E poi ci sono gli autori come Luigi Tenco, Gino Paoli o Piero Ciampi che invece parlano di loro stessi, il più delle volte delle loro sofferenze. Loro sono “quelli che sentono”. Infatti, la scrittura di Piero Ciampi altro non è che una laconica e, in parte, cruda manifestazione del suo sentire, del suo disordine interiore, del suo fallimento, della sua ubriachezza perenne e della sua povertà. Una totale inettitudine allo stare al mondo espressa senza orpelli o metafore in pochi versi, secchi, diretti e totalmente sinceri.

Triste triste,
Troppo triste è questa sera,
Lunga sera.
Ho trovato una nave che salpava
ed ho chiesto dove andava,
“Nel porto delle illusioni”
mi disse quel capitano…
Terra Terra,
forse cerco una chimera
Questa sera,
Eterna sera[3]

Forse è proprio questa assenza di abbellimenti, per contrasto, a rendere i testi di Piero così poetici e dolci. Certo è che un tale coraggio nella scrittura, nell’aprire così tanto se stessi all’interno di un contesto che, in ogni caso, rimane sempre quello pop, non si trova affatto spesso. Ci credo che poi non è popolare! Quando mai la sofferenza (quella reale, non quella da cameretta o costruita per l’occasione) è oggi ammessa, confessata? Intendiamoci, in giro ci sono senza ombra di dubbio artisti bravi e capaci di scrivere canzoni. Tuttavia la direzione artistica e di produzione, la tendenza, è sempre quella a non esagerare, a far le cose in maniera sempre un po’ piaciona. Mai che il pubblico debba fare un briciolo di sforzo!

Peccato che le sole cose intramontabili siano proprio quelle da conquistare, quelle dove il passo per capirle devi farlo tu, non loro di certo. Loro stanno là, perfette così come sono, non hanno bisogno di ammiccare a nessuno. Sono queste le uniche opere senza tempo!

uesteQVorrà dire che rimarrò ad ascoltare Piero Ciampi e De Andrè per tutta la vita e pazienza.


[1] Cfr. P. Ciampi, Sobborghi, in Piero Ciampi, Amico, settembre 1971.

[2]Cfr. Piero Ciampi: i 9 segreti della voce (cangiante) di un cantautore (sfuggente) nei ricordi di Enrico De Angelis a cura di M. T. DE LUCA, in http://www.storie.it/in-fila-per-uno/piero-ciampi-i-9-segreti-della-voce-cangiante-di-un-cantautore-sfuggente-nei-ricordi-di-enrico-de-angelis/

[3] Cfr. P. Ciampi, Livorno, in Piero Ciampi, Amico, settembre 1971.


  1. Sporca Estate
  2. L’amore è tutto qui
  3. Il merlo
  4. Ma che buffa che sei
  5. Barbara non c’è
  6. Sobborghi
  7. Cosa resta
  8. Il giocatore
  9. Livorno
  10. Il Natale è il 24
  11. 40 soldati 40 sorelle
  12. Quando ti ho vista
  13. Il vino
  14. Tu no

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