"Ejaculation Generater"_MASONNA

“Porta intorno madonna
lacci a lacci aggiungendo ed oro ad oro,
d’aurea prigion l’aurea sua chioma avolta.
Alma libera e sciolta
fra quel doppio tesoro
ove n’andrai, che non sii presa alfine,
s’ella ha rete nel crine e rete è il crine?”

(G. Marino, La Lira, 1614)

È il 1996, e qui, nell’evoluto occidente sembra andare tutto a meraviglia.

Io ho dieci anni e non ho idea di cosa succeda, sono un bravo bambino che ha appena finito le scuole elementari, vestito ancora da mamma e da nonna e sono convinto che la musica sia solo quella, brutta, che sento alla radio o che vedo in TV (questo il Festivalbar di quell’anno).

Siamo anime libere e sciolte (no, non io, io bravo e diligente) che vedono un futuro da non dover inventare più: affronteremo la vita senza stanchezza, potremo diventare finalmente tutti ricchi, lacci a lacci aggiungendo ed oro ad oro.

E, data la comodità che ci attende sicura, possiamo anche cominciare uno splendido esercizio, che ci accompagnerà fino ai giorni nostri (e quanti altri a venire): ri-raccontare il passato, ma senza cattiverie, senza cattivi presagi (sai, nel caso in cui avessimo scelto la via sbagliata). Anche prima tutto andava a meraviglia, stavamo solo stringendo i denti in attesa dell’ora.

Così succede che Alan Parker, regista di The Wall, decide di dedicarsi ad un racconto-musicale struggente, animoso, populista ma speculare al film che lo ha reso amato dai “giovani” negli ’80: non più contestazioni “dal basso”, non più rifiuto di educazione e duro controllo, non più capi che ci gettano nel tritacarne; ma buona volontà di ricostruire, buona morale nello stare insieme, e tristezza se ciò deve finire. In una parola (che poi è un nome): Evita.
-Sì, il cognome magari lo evitiamo-
Porta intorno madonna, letteralmente, che chiede all’Argentina di non piangere (l’abbiamo già detto che andrà tutto a meraviglia?).

Radio e televisioni sono inondate di questo benessere, ed io, piccolo e solo, non so dove cercare i miei suoni.
Anzi, non so neppure quali siano i miei suoni: tutti i suoni possibili son quelli che sento. E non mi piacciono. E allora non ascolto musica.

Certo, sono stato sfortunato, perché in realtà in quelle radio passavano anche (e ancora) musica, e sarebbe bastato avere un po’ di socialità diversa per incontrare suoni e sonorità sicuramente più interessanti; il 1996 è anche l’anno in cui Tupac viene ucciso da un colpo di pistola, in cui si formano i Calexico e Björk ha iniziato da poco la sua carriera solista.

Ma non li ho incontrati, e dovranno passare ancora alcuni anni affinché io mi ricreda su “la musica”, e dovranno essere suoni ancora più violenti per farmi ricredere. In fondo, tredici anni di nulla non si scordano facilmente.
In qualche modo, comunque, scoprivo qualcosa.

“Ma quando tiri giù la pelle del cazzo, ti esce qualcosa?”

Scoprivo così di poter generare eiaculazioni.

Tutto questo benessere era di più, era diverso, era mio, mio e solo mio. Ero piccolo e solo, dicevo; ero il resto del mondo, quello che, a leggere gli “eventi del 1996” non sembrava poi spassarsela così tanto C’è stato un tipo, un tipo strano, che si è suicidato in una maniera ancor più strana e inquietante (digitare su un motore di ricerca Ricardo López se si è curiosi).
C’erano dei tipi, in Giappone, che stavano facendo tanto, tanto rumore. E lo chiamavano musica.

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