"Queen del Rap o game changer?"_BABY K

Claudia Nahum, in arte Baby K, si definisce una “femmina alpha” e a giudicare dai suoi successi non sembra un’iperbole. Nata a Singapore da genitori italiani, trascorrerà parte della sua vita fra Italia e Londra, ma sarà Roma a crescerla e a farle conoscere il rap. Ma Baby K può definirsi una rapper? Facciamo un passo indietro: avendo vissuto a Londra fino ai suoi 15 anni, l’orecchio di Claudia non era estraneo da questo genere di sound, al suo arrivo in Italia porta ancora con sé i beat della UK garage; è grazie a questo suo primo input che nascerà la sua passione per la penna.

I primi passi

Il nome “Baby K” nasce dalle sue prime esperienze con la radio, la musica che veniva trasmessa era principalmente hip hop/rap, sarà proprio in questi anni che si accorge di essersi innamorata di questo genere musicale. Ad accompagnarla nelle sue prime barre per un pubblico “mainstream” – senza uscire fuori da certi canoni – saranno rapper come Amir, Vacca, e Bassi Maestro.È nel 2008 – con la produzione dei QUADRARO BASEMENT – lanciando il suo primo ep da solista S.O.S, che inizierà a tastare seriamente questo terreno. Il mixtape successivo sarà rilasciato tre anni dopo; intitolandolo Femmina alpha, Claudia vuole dimostrare a tutti di essere una self made artist. Siamo ora nel 2011, grazie al suo stacanovismo e la crescente popolarità BABY K sarà presente all’hiphop birthday party di Milano e nello stesso anno aprirà i concerti ad artisti come Guè Pequeno e Marracash. L’anno successivo sarà l’esordio del suo terzo ep Lezioni di volo, che vanterà della collaborazione di artisti come Brusco, N’to ed Ensi; ma questo è anche l’anno che verrà chiamata ad aprire il concerto della femmina alpha d’oltre oceano Nicky Minaj, per il PINK FRIDAY TOUR. Fino a qui possiamo notare che il curriculum da mc di Claudia è denso di nomi, è più che comprensibile capire perché lei ha una fama da rapper. La sua carriera musicale subirà una vera impennata nel 2013: Una seria è il nome del suo primo disco ufficiale e con il singolo Killer (collaborando con Tiziano Ferro) il successo riscontrato le varrà la candidatura agli MTV ITALIA AWARDS. Ma la forza creativa di Baby K va oltre la musica: the italian alpha woman sembra essere anche appassionata di letteratura e presso la Mondadori pubblicherà il suo primo libro Come diventare una femmina alpha.

Il successo

L’anno della svolta è il 2015, Kiss Kiss Bang Bang è il nome del suo secondo album, e con il singolo Roma – Bangkok (con Giusy Ferreri), Baby K sarà la prima artista italiana a superare le cento milioni di visualizzazioni su youtube; la fama acquisita la renderà partecipe all’apertura e chiusura della terza edizione del summer festival, finalmente dopo un lungo lavoro Claudia può definirsi un’artista di fama internazionale. Il treno di Baby K sembra non avere fermate, ogni singolo che lancia è una hit al punto che Da zero a cento sarà usata come testimonial dalla Vodafone e il brano Voglio ballare con te assieme a Andrès Dvicio sarà giudicato come singolo multiplatino al wind music awards. Sempre nello stesso anno lancerà il suo terzo album Icona, in questa sua ultima fatica l’artista sostiene di aver raggiunto una sua piena maturità espressiva.

Rapper o pop artist?

Anche se viviamo nell’era della hit, Claudia sembra essere ancora old school. A lei non interessa affermarsi solo con singoli di successi, lei canta per il piacere di cantare; ma come va considerata? Rapper o Pop artist? Nelle sue interviste tiene a precisare di non sentirsi solo una rapper: “io faccio urban, un genere di musica che comprende diversi generi.” È chiaro che per chi non avesse mai udito nulla di simile, e dopo averla vista o sentita in questi ultimi mesi in ogni stazione radio, la sua può sembrare una mezza risposta, ma se osserviamo bene la sua carriera è evidente che Baby K è semplicemente un “essere umano”, nel senso che la coerenza è valida sempre entro certi limiti e, dato che stiamo parlando di arte, molte persone dimenticano che la “coerenza” non è una virtù dell’artista (questo perché avendo diverse cose da esprimere, farlo in un unico modo per lui sarebbe stagnante). Ci sono cantanti che presentano un solo format e per assicurarsi uno “stipendio fisso” scelgono di rimanere nel personaggio che le persone conoscono; Baby K al contrario non sembra voler ripetere la formula che le ha fatto conquistare nove dischi di platino (in questo caso mi riferisco a Roma – Bangkok). Lei riesce a spaziare dalla trap, al rap, all’elettronica al pop ed un pizzico di reagge, tutto in 60 minuti. È chiaro che la sua eterogeneità musicale è un riflesso del suo microcosmo interiore, e Icona, sembra essere proprio questo, un mashup di diversi generi che grazie al mixaggio di Rocco Rampino (Congorock) – dj producer di Rhianna e Bloody beatroots – si sposano perfettamente l’uno con l’altro.

Icona non sarà un album prettamente hip hop. Ma diciamoci la verità, in passato l’hip hop era influenzato da altri generi: R’n’B, Soul, Jazz, Reagge, Rock…insomma quando si è originali fissarsi su un unico binario è impossibile e Baby K sembra essere proprio questo, lei si definisce una “game changer.” Fortunatamente per noi ci sono ancora musicisti che mettendosi continuamente in gioco corrono il rischio  di perdere l’approvazione di un certo tipo di fan che li vorrebbe ancorati ad un’unica immagine.I “game changers” inconsapevolmente ci spingono ad una riflessione, ci danno la possibilità di avere qualcosa da dire di più costruttivo di un misero “bello, interessante, brutto.”

  1. Icona
  2. Come no
  3. Da zero a cento
  4. Certe cose (feat. J-AX)
  5. Vibe (feat. Vegas Jones & Gemitaiz)
  6. Voglio ballare con te (feat. Andrés Dvicio)
  7. Aspettavo solo te
  8. Dammi un buon motivo
  9. Mi faccio i film
Condividi l'articolo: