"hyperbeatz vol​.​1"_DTHED

3 gennaio 2020 ore 18.57

30 minuti prima ho aperto il plico sapientemente imballato da Onga Boring Machine e ne ho estratto il vinile, il cd e il relativo codice per l’ascolto tramite bandcamp, con me porto solo il secondo per poterne fare colonna sonora della serata.

Mi aspettano tre ore di auto attraversando il centro Italia da Milano a Firenze, ma ancora non è il momento, prima tappa per lasciare le chiavi alla cat sitter, seconda tappa per la benzina e terza tappa smorzare quel languorino che si affaccia e che viene sconfitto all’altezza di Piacenza.

Sono ormai in Emilia, le fauci son sazie, la percentuale di caffeina in circolo è sufficiente e anche di nicotina non se ne sente bisogno: metto su Hyperbeats vol.1.

Ciò che su tutto mi colpisce al primo ascolto è l’equilibrio armonico delle composizioni nel susseguirsi di ritmi perfettamente incastranti: l’ascolto è un tutt’uno con le luci, bianche, a led, rosse, che si susseguono sul selciato. Il silenzio nell’auto è totale, sia io che la mia compagna siamo concentrati su ciò che sentiamo, ci rapisce completamente, e di tanto in tanto ci scambiamo sguardi di approvazione e aumentiamo ulteriormente il volume.

Incrociamo la deviazione per il Brennero mentre l’AI miscela sapientemente beats e armonie in cçr_mщ e la potenza di questo lavoro è la capacità di liberare la mente: l’idea che mi sono fatto è che non esista una chiave di lettura o di ascolto di queste otto tracce, ma credo che le stesse suscitino differenti impressioni e sensazioni ad ogni differente ascolto: e il mio personale invito è quello di variarne l’ascolto, in auto mentre si guida, la mattina con le cuffie mentre ci si sposta nella città, la sera in casa: l’effetto è sempre diverso e sempre sorprendente.

È un ascolto sicuramente difficile, non è elettronica e non rock, non c’è jazz e neanche blues, c’è una semplice e inimitabile attitudine alla ricerca, continua e imperterrita, che ci riporta stati d’animo differenti e varianti: non provo neanche a cercare una logica compositiva, non penso sia nelle mie corde e non penso minimamente possa avere un senso farlo: mi lascio semplicemente trasportare da questo flusso ininterrotto di ritmi convulsi, vocalizzi che non seguono un filo armonico e vortici di emozioni continue e reiterate, altalenanti, profonde.

Tra i to do prossimi venturi c’è sicuramente quello di vedere dal vivo la performance del trio romano (almeno d’adozione) per confermarne la capacità di creare emozioni contrastanti e piacevoli introspezioni, nell’attesa del seguito come il Vol.1 lascia trasparire.

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