"Niun Niggung"_MOUSE ON MARS

State male? Avete disperatamente bisogno di un momento di conforto? Cercate cure per la vostra anima stanca, strascicata di qua e di là, lacerata tra le ansie e le violenze di questo agonizzante e mostruoso post-tardocapitalismo?

Non disperate, signor* e signor*, ecco per voi la perfetta soluzione! Un ritrovato musicale chiamato Mouse on Mars, distillato per vostra comodità nella forma di un nuovo invito all’ascolto: Niun Niggung! Si tratta del sesto album di questo duo tedesco di musica elettronica, tra i più interessanti, colorati e cervellotici (ma anche melodici, relativamente gradevoli ed infatti abbastanza noti) sperimentatori musicali della complessa e vasta scena germanica.

Per provare a comprendere quanta giocosità ed allegria siano analogicamente sintetizzate in questa musica — di sicuro quante ne bastano per ritrovare le forze necessarie ad affrontare questa miseranda vita — basti sapere che alcuni brani dei Mouse on Mars sono potuti servire da colonna sonora per Welcome to Seventh Avenue, il docu-film rivelazione attraverso cui venne presentata al mondo la clinica definitiva per la cura delle deformazioni mentali e corporee a cui ci costringe questa società intrinsecamente malata. [Se siete in un periodo in cui i mali del mondo vi affliggono con particolare intensità consigliamo di dare un’occhiata, ndL]

Le forme musicali e le sonorità costruite fin dai primi anni ‘90 da Jan St. Werner e Andi Toma, i due fondatori e unici membri permanenti dei MOM, ne hanno fatto alcuni tra i più inequivocabili eredi della prima scena kraut ed elettronica tedesca. Prendete *qualsiasi traccia*: sul fondo lunghi pedali crepitanti, cioè continui tappeti sonori che assieme ai giri di basso formano il substrato; più in superficie scricchiolano brevi suoni intermittenti, i bip, click, glitch e i pezzi di note sminuzzati tra cui si inseriscono dolci ed orecchiabili melodie; intanto tambureggiamenti frastagliati e scomposti si alternano con i beat perfettamente scanditi, ritmi ballabili e incalzanti come un vecchio motorik. Tutto ciò, arrivati al fatidico anno 2000, confluisce in Niun Niggung (con l’aggiunta per la prima volta di un uso esteso di suoni strumentali). Tanto che, se si vuole essere sinceri, di fronte a questo disco eccentrico, intrippante, spensierato quanto neuro-stimolante non si può asserire altro che…: “…ma è bellissimo!” (pur restando perfettamente consci dell’intrinseca variabilità di ogni verità del multiverso, ndL)

I Mouse on Mars, letteralmente “topo su Marte”, sono semplicemente una realtà complessa, una singolare pluralità di molteplicità — cioè, tipo, come qualsiasi cosa — che va articolandosi in mille azioni e strane creazioni. Non si tratta soltanto dei due fondatori e membri permanenti a cui si vanno ad aggiungerei di volta in volta diversi collaboratori. Piuttosto, come troviamo scritto nel loro sito: “Mouse on Mars is not built on formulating and defending a consistent and hence readily recognizable aesthetic, but rather on processes of thinking and operating with relationships. This might be seen as an expression of Mouse on mars’ belief that something like “ego” exists only in relation to others. We cannot fully see ourselves without constant feedback from others, who mirror our own behaviors, desires, and expressions back to us. This blind spot — a black bead on the retina that will always remain opaque to us —contain our core self”. In questo stesso senso, come non si tratta solamente di due individui, la musica dei Mouse on Mars non può essere ridotta semplicemente a della teknazza divertente: l’IDM più stimolante, o più pacificante, le opere orchestrali, gli strumenti musicali, i video assurdi, i mom cast (anzitutto il primo: People we like both for who they are and their music), le mille collaborazioni (ad esempio con gli stereolab, ecc, ecc…

Allora, da dove si potrebbe partire? L’inizio: Andi e Jan, uno di Colonia e uno di Düsseldorf, si conoscono fin da piccoli e anzi nacquero lo stesso giorno e nello stesso ospedale (magico evento). Troppo indietro. Nel 1994 esce il primo album, Vulvaland. Ma forse sarebbe meglio cominciare dalla fine? Cioè da Dimensional People, ipertecnologico disco del 2018 con più di cinquanta collaborazioni. Evidentemente non è un caso se degli inizi e delle fini non importa più a (quasi) nessuno. Dopotutto, informazioni biografiche possono essere trovate qui, qui, qui, ovunque! Sicuramente più interessante è passare per i tanti e folli video musicali, oppure per questo concerto parigino, per una Peel session del ‘94, per l’etichetta che hanno creato, senza parlare dei robot sonici, e via dicendo… Insomma, ci sono mille e più strade per avvicinarsi a questo mondo.

Ed ecco allora chiare e distinte le motivazioni assolutamente arbitrarie, oggettivamente relative, per cui decidere di accedere proprio da Niun Niggung: in primo luogo perché il sottoscritto lo conosce da ben prima di conoscere gli altri lavori dei MOM e ci è molto affezionato. D’altronde, già Mark Richardson su pitchfork sosteneva che quest’album, se comparato a precedenti capolavori come Instrumental¸ sarebbe semplicemente una piacevole e tecnicamente riuscita diversione, nata dalla voglia dei due tedeschi di divertirsi un po’. Anche Scaruffi lo considera più come un disco di passaggio. Eppure, e questo è proprio ciò che possiamo rivelarvi sulla base del nostro spassionato giudizio, Niun Niggung è forse una delle espressioni più complete, apprezzabili e ben equilibrate tra il cazzeggio e la commozione che i Mouse on Marse abbiano creato. Certamente una delle loro opere più facili ed immediatamente amabili, al di là del richiamo pop esasperato e quasi ironico di Radical Connector.

Per questo, infine, invitiamo all’ascolto di Niun Niggung: perché al momento è l’album centrale, sesto di undici, cinque prima e cinque dopo. Così si può partire all’ascolto dei Mouse on Mars in avanti o all’indietro, verso le musiche più recenti e sempre più tecnicamente elaborate oppure verso le elettroniche krauteggianti e dub, techno e ambient, giù fino ai primi anni ’90. In qualche modo, già dall’inizio, siamo sempre nel mezzo.

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