"Your wonderful time"_TROPEA

“Ma l’impresa eccezionale,
dammi retta,
è essere normale” Disperato erotico stomp – L. Dalla

Ma oggi cosa viene considerato davvero “normale”?

La generazione definita come “millenials/generazione y” (quelli nati dopo il 1982) e quella successiva definita come “generazione z” hanno subìto in parte una definizione di normale suggerita, a volte imposta, dalla generazione dei propri genitori, ovvero quella condizione da raggiungere in cui mamma e papà non si preoccupano (in senso “buono”) della vita del proprio figlio.

Una descrizione decisamente riduttiva, ma riassumendo al massimo il pensiero di ogni genitore, è forse quella che spiega meglio la condizione in cui ci troviamo. Normale inteso come seguire una norma (di vita, di lavoro, di interessi, d’abbigliamento, di affetti, ecc) che, agli occhi delle generazioni precedenti la nostra, sembrerebbe l’unica possibile. Ma per noi (sono anche io un “millenial”) il concetto di normale muta e si adegua ogni giorno, diventando impossibile da definire davvero, in un continuo contrarsi ed espandersi da persona a persona, da situazione a situazione.

E lo stesso vale per la musica. “Normale” semplicemente non esiste. È più la possibilità, finalmente, di essere espressione di quello che si è, in controtendenza a ciò che si dovrebbe essere: eccezionale, ovvero fuori dall’ordinario, fuori dalla “norma”, essendo la norma sempre diversa. E Lucio Dalla questo lo aveva capito molto tempo fa.

E anche i Tropea lo hanno capito e hanno trovato il loro modo “normale” di esprimerlo.

Hanno preso una scatola e dentro ci hanno trovato un’altra scatola che a sua volta conteneva una scatola e piuttosto che fermarsi, spaventati da un possibile nuovo fallimento (trovare un’altra scatola), hanno capito che il contenuto ed il contenitore possono essere la stessa cosa e che una bella scatola è una bella scatola e basta. E con scatola si può intendere tutto: la vita, le relazioni, l’internet con tutte le sue sotto culture, il pop sia come concetto che come genere musicale.

Perché non c’è nulla di male nel fare “musica pop” (e le virgolette qui si sprecano, perché la definizione di musica pop è come quella di normale, quindi mutevole); l’importante è farla bene, con gusto, giocando ad aprire scatole infilandoci la testa, le mani, il corpo dentro.

Fa anche un po’ ridere che questa mia riflessione sulla scatola possa in qualche modo legarsi al nome di questa band di Milano, che ricorda il paese famoso per una qualità di cipolla: un altro elemento che si può aprire, sfogliare fino al cuore.

E loro il cuore lo mostrano sempre, sia dal vivo che sui dischi. E, “normalmente”, lo mostrano così, scegliendo una copertina dove campeggiano i titoli delle canzoni: il loro normale mostrato fin da subito, la loro scatola che non è anonima, a differenza di molti pacchi ricevuti dalle poste, ma possiede già la marca stampata sopra. Non c’è spazio per la sorpresa, che a molti neanche piace più; c’è un pacco dono con la descrizione del suo interno ma che va comunque aperto: finché non leviamo il coperchio, all’interno potrebbe esserci qualsiasi cosa.

I Tropea ci invitano ad aprire il loro normale e a guardarci dentro, come se comparisse all’improvviso un pop-up su un sito web che stiamo visitando con su scritto “aprimi e vinci subito”. Sappiamo bene che quasi sicuramente sarà pubblicità, ma la tentazione di cliccarci sicuramente l’abbiamo avuta tutti almeno una volta, nessuno escluso. Poi come non aprire qualcosa dal nome “Your wonderful time”? Quindi: click. Entro.

Cinque canzoni che parlano di tutto quello che un ragazzo tra i 20 e i 30 anni vive ogni giorno: insicurezze; colpi di fulmine; paura di crescere; solitudine; amore e sesso e lo fanno in maniera chiara, senza troppi slanci metaforici, senza giri di parole né mezze verità. Ogni cosa qui è sul piatto, a portata di tutti.

Il linguaggio è diretto, così come la musica e gli arrangiamenti in un perfetto mix tra Mac DeMarco, John Lennon e Syd Barret post-pink floyd.

Il disincanto di “Collapse”, prima traccia dell’Ep, che racconta la solitudine che si prova quando si capisce che in fondo si cresce da soli, affrontando le delusioni con maturità, consapevoli del fatto che la vita non è né bella né brutta, ma soltanto vera e che aver qualcuno per cui valga la pena combattere aiuta a superare le difficoltà che le “rovine di questo mondo” (cit.) ci pongono davanti ogni giorno.

L’amore tenero di “My girl” ci mostra invece come la nostra generazione, che agli occhi della generazione dei nostri genitori sembra priva di valori (ma quali sono poi questi valori?), sconclusionata, incapace di prendersi delle responsabilità, ha in sé una forza vitale così forte che ha imparato ad amare in maniera genuina e tenera.

La rivincita di “Who may”, che parla della consapevolezza che si raggiunge quando, in completa solitudine, si decide di togliersi la “coperta piena di tristezza” perché è tempo di cambiare, “non importa più”. Intraprendere una scelta, quella di “rompersi la testa” e abbandonare la propria routine.

L’amore di una notte (o poche di più) di “July”, amore che seppur breve non si dimentica, perché può aver fatto male o può esser stato molto bello. In ogni caso fa parte di noi ed è necessario assimilarlo, consapevoli del fatto che ogni esperienza ci ha reso quello che siamo adesso. Non senza qualche rammarico o rimpianto.

Il loop di dipendenze di “Erotic Movie Soundtrack” vede i Tropea mostrarsi senza nessuna barriera. Quattro ragazzi con le loro ossessioni, come le hanno tutti: un loop fatto di alcol, poche ore di sonno, rapporti tossici, lotte senza fine per uscire da una dipendenza (che sia legata al bere, al fumare o a persone non importa). Il tutto però canzonato dal un ta-ta-ra-ra-rà che infondo significa (e me lo perdonerete) sticazzi. “Non va bene, ma quando guardo fuori il sole sta brillando lo stesso”.

Pietro, Mimmo, Il Claudio e Il Piso vi invitano ad aprire la loro scatola e a vivere con loro il “tuo magnifico tempo”.

  1. Collapse
  2. My girl
  3. Who may
  4. July
  5. Erotic movie soundtrack
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