"There's Always Glimmer"_GIA MARGARET

“It’s safe to say it’s been a hard year”, le prime parole del debutto di Gia Margaret sembrano provenire dalla stanza accanto, pronunciate da chi sembra conoscerci bene; gli echi di spazi vuoti creano una strana stereofonia asimmetrica, acida e minimale. Groceries è così un intro indefinito, ma anche una lettera di intenti per un percorso in bilico tra realtà emotiva e viaggio onirico.

In There’s Always Glimmer (2018) la cantautrice di Chicago miscela folk, lo-fi, shoegaze, elettronica e atmosfere ambient, confezionando dodici pezzi eterei e trasognanti. La voce di Gia, spesso filtrata e offuscata nella nebbia dei suoi ricordi, racconta di storie minimali, sentimenti sospesi, dolci disperazioni e malinconia senza fondo. L’apparente leggerezza dei temi acquista sostanza legandosi ad un sound personale, semplice ed essenziale, ma rifinito e levigato con accuratezza e maestria. L’utilizzo sobrio e moderato di effetti ambientali, synth e sfumature di elettronica conferiscono a questo lavoro un’atmosfera magnetica, attuale e mai banale.

Birthday, scelto come apripista del disco e del piacevole videoclip che ne accompagna l’uscita, ha un andamento accattivante di piano e chitarra, una struttura tutto sommato classica per una folk ballad che comunque racchiude in sé tutti i punti di forza della musicista statunitense. Figures, su una ritmica ossessiva e inserti di tromba di stile cinematografico, disegna scenari metropolitani apocalittici sui quali Gia Margaret può far muovere i suoi personaggi dilaniati da sentimenti irrisolti. In Smoke il racconto torna ad essere appena sussurrato, quasi impercettibile; la lunga introduzione di piano sfuma in echi di voci e nella base ritmica finale, creando una struttura informe che contrasta ed esalta la splendida limpidezza della successiva Goodnight: l’inedita positività che si respira in questo pezzo è però ben presto attenuata dal timore di una probabile ricaduta nel vuoto (“Keep me, keep me from going overboard, although I felt delight”).

Nel viaggio onirico di In Normal Way e Looking si sente forte l’influenza del Nick Drake di Bryter Layter, ma il tutto appare sempre rivisto e trasposto in chiave moderna, così il breve intermezzo strumentale con inserti ambientali di For Flora non sfigurerebbe in un lavoro di una delle tante band post-rock di Chicago. Sul finire del disco i pezzi divengono sempre più brevissime affascinanti bozze (Sugar, Exist, Wayne) dove le atmosfere lo-fi delineano immagini sempre più intime e minimali e il finale di West viene troncato di netto chiudendo il disco come fosse la registrazione di una nota vocale. Molti degli effetti di profondità di voce e strumentazione sono frutto di registrazioni casalinghe (la sala da bagno in particolare è riportata nelle note di copertina come luogo di session), ingenui espedienti da disco di debutto, che tuttavia si sposano alla perfezione con l’in-quieta ipnotica emotività di questo splendido lavoro.

  1. Groceries
  2. Birthday
  3. Figures
  4. Smoke
  5. Goodnight
  6. In Normal Ways
  7. Looking
  8. For Flora
  9. Sugar
  10. Exist
  11. Wayne
  12. West
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