"Creatura"_OVO

Si dice che la fragilità sia un dono. Anzi, che la consapevolezza dell’essere fragili – noi, creature perfette e non proclivi alla fallibilità, rigurgito di un antropocentrismo che ci pone al centro dell’universo – sia il più grande dono che possiamo fare a noi stessi. Perché anche il nostro corpo urla, si lamenta, si contorce e dalle sue viscere può scaturire un urlo capace di squassarci. Ma, soprattutto, è soggetto al decadimento.

Ed è proprio questa la suggestione che mi hanno lasciato gli ascolti di Creatura, l’ottavo lavoro in studio degli OvO, duo ravennate formato da Stefania Pedretti (in arte ?Alos) e Bruno Dorella. Uscito nei primi mesi del 2016, dopo tre anni di gestazione dall’acclamato Abisso e prodotto dall’etichetta do it yourself Dio Drone, questo album emerge da quelle stesse profondità assumendo le sembianze di un essere che lacera la membrana che la separa dalla materia di cui è composto il mondo; e lo fa, per l’appunto, urlando.

Le atmosfere in cui veniamo immersi nel corso delle undici tracce di Creatura vengono riprodotte nitidamente anche nella copertina dell’album a cura dell’artista Coito Negato che, attingendo sia alla mitopoiesi sia all’esoterismo tipico dell’estetica dei tarocchi, ritrae un’entità simultaneamente angelica e demoniaca, una silhouette lattea che emerge dall’oscurità su cui si staglia.

La cifra che da ormai quasi due decenni distingue le sonorità degli OvO è questa sorta di nodo gordiano in cui si fondono elementi noise, drone, industrial e sludge che accompagnano la voce potente e primordiale di Pedretti.

In un gioco in cui la luce non sembra avere la meglio sulle tenebre, ma sembra quasi si faccia inghiottire docilmente, tutte le componenti sonore che vibrano nel corso degli allucinogeni 41 minuti di cui si compone Creatura gridacchiano, scricchiolano e si contorcono trascinandoti per i piedi nella pasta terrestre. Già dalla prima traccia (Satanam) ci troviamo, senza scampo, in un rito occulto che invoca le anime neglette per celebrare la nascita di questa entità inquieta – qua nel senso etimologico del termine: in(non)+quietus(quieto). La Grande Madre l’ha pasciuta nel suo ventre fecondo per scodellarla ai nostri piedi ritorta e senza pace.

La cosa che più apprezzo di questo lavoro degli OvO è la sua capacità di creare scenari nitidissimi riproduzione dopo riproduzione. Si ri-produce ogni volta in forme diverse, pur rimanendo monoliticamente uguale a sé stesso e l’ascoltatore insieme a lui. Ci consente di rimodellare le note più oscure e viziate che si annidano nei meandri più fetidi del nostro inconscio per unirci al suo grido liturgico, mentre affondiamo le unghie nella materia organica che calpestiamo senza posa ogni istante. Ci sgretola e cambia la struttura articolata della nostra percezione sensoriale per tutta la sua durata, accogliendoci nel suo ventre caldo e tetro per poi partorirci nuovamente in una dimensione ovattata.

  1. Satanam
  2. Eternal Freak
  3. Creatura
  4. Matriarcale
  5. Zombie Stomp
  6. Buco Nero
  7. Buco Bianco
  8. Immondo
  9. Freakout
  10. Bell’s Hells
  11. March of the Freaks
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