"Canzoni dell'appartamento"_MORGAN

Canzoni dell’appartamento è uno dei dischi di musica italiana più belli mai pubblicati, sicuramente il migliore degli ultimi decenni. Targa Tenco 2003, rappresenta forse il picco artistico massimo di Marco Castoldi, l’artista più bravo che abbiamo in Italia oggi.

Di Morgan si parla tanto ma la sua musica pochi la ascoltano. Lui ha fatto veramente tanto per la musica italiana: oltre ai famosi Bluvertigo di fine anni 90’ c’è il suo zampino in tanta altra bellissima musica dello stesso periodo, da Gommalacca[1], disco bomba di un Battiato adulto che aveva deciso di darsi al rock alternativo ad Arcano Enigma[2] di Juri Camisasca (amico fraterno di Franco, anche lui mistico), anche questa una chicca nascosta di fine decade. 

Il punto è che come Marco Castoldi in Italia la musica non la sa fare nessuno e forse, a dir la verità, questa musica così fatta neanche interessa troppo. Un disco di Morgan è ricco di tutto. Lui abbraccia l’estetica del troppo fino in fondo. I produttori pop di adesso parlano sempre di togliere, togliere e togliere, quante volte ho sentito: “Perché un brano funzioni basta poco, un paio di idee elaborate al meglio sono molto più efficienti di tanta roba”. Vero, ma questo vale per il pop dei beoti! In un disco di Morgan c’è tutto fino a scoppiare, non uno spazio lasciato vuoto, in ogni buco utile, in ogni registro succede costantemente qualcosa di interessante e di nuovo, la musica è in continuo divenire, complessa, le melodie e i ritornelli facili sono aboliti ma proprio per questo la musicalità ne guadagna di molto.

Come al solito, il mio preambolo non vale più di tanto per il disco in questione che è invece uno dei meno caotici dell’artista, è anzi molto elegante, aggraziato ed apparentemente semplice. Sì, perché in questo caso il caos è da scoprire, la complessità c’è ma è nascosta, proprio per questo il disco richiede un po’ di anni di ascolto per arrivare appieno.

L’obiettivo iniziale dell’album in fase di progettazione era quello di creare 11 tracce che dovevano suonare come se fossero composte negli anni 60’, contenendone il carattere, il suono e lo spirito. Il risultato è modernissimo! Morgan si ispira agli anni d’oro, quando la musica ancora si faceva: Bindi, Modugno, Endrigo i suoi maestri, la sua musica ha la stessa bellezza di quella degli artisti omaggiati e rispettati. L’apparente semplicità è solo illusione: gli arrangiamenti sono pieni di orpelli, di passaggi orchestrali nascosti, bellissime le armonie, le chitarre elettriche, poi vorrei sapere chi oggi usa gli oboi e i fagotti nelle canzoni pop… non li usano perché suonano vecchi… ma sono scemi?

Tutti gli artisti a lui cari riprendono vita, si reincarnano nel disco, l’ombra di Bowie aleggia e si incontra con quella di Umberto Bindi.  

Menzione a parte meritano i testi: sintetici, semplici ed essenziali al punto da rasentare l’elementare, ma anche questa è solo apparenza, la loro essenzialità contrasta perfettamente con l’abbondanza delle musiche creando un bilanciamento perfetto. I temi partono da situazioni completamente autobiografiche per accennare a significati più generali sulle scelte, sul problema di comunicare, sul convivere con se stessi; insistente la presenza di Asia Argento in un periodo in cui il cantante stava letteralmente in fissa con lei, viene peraltro direttamente nominata (Voglio Aria, ho un desiderio per Aria, niente come lei mi sospende…).

La copertina e il libretto poi con le bellissime foto di Dominique Degli Esposti, il video di Altrove

Rimane un disco fantastico, certamente apprezzato fra gli appassionati ma non riconosciuto per quello che è fino in fondo: non solo un album molto riuscito, un ottimo lavoro fra quelli dei più bravi cantautori moderni (Gazzè, Bersani, Consoli…), è una o due marce sopra, è uno dei migliori che l’Italia ha mai prodotto.

Per fortuna per apprezzarlo ci vuole pazienza (l’ho già detto), le persone non hanno voglia…

Morgan sulla genesi del disco:

“C’è un luogo (l’appartamento a Milano)
un tempo (un’imprecisata epoca sicuramente collocata nel passato recente)
tre personaggi reali (me stesso, the baby, Aria)
dei personaggi ‘mediati’ (Paul McCartney-attraverso un VHS, Napoleone-attraverso una fiaba inventata, il famosissimo attore americano-attraverso la TV, Maometto-attraverso un libro, il matto-attraverso una canzone)
dei fenomeni atmosferici (vento, pioggia, temporali, luce del sole)
una natura fantastica (alberi e montagne che camminano, luce commestibile, piogge che ‘ragionano’)
una natura svanita (fiori che appassiscono, alberi che scompaiono)
animali (le formiche, il cigno, l’elefante) abiti e gioielli simbolici (la giacca dell’anno scorso, ‘quella gonna’, gli strani anelli).”[3]


  1. Altrove
  2. The Baby
  3. Crash (Storia d’ un’inventore)
  4. Aria
  5. Non arrossire
  6. Non Arrossire   (Gaber-Monti)
  7. Me
  8. Se (If) (trad. da Roger Waters)
  9. Italian Violence (Ballata dell’amore dopo la conquista)
  10. Heaven in my cocktail (Tears in her eyes)
  11. Le ragioni delle piogge
  12. Canzone per Natale

[1] Cfr. F. Battiato, Gommalacca, PolyGram, settembre 1998.

[2] Cfr. J. Camisasca, Arcano Enigma, Mercury Records, 1999.

[3] . Cfr. la voce Canzoni dell’appartamento in https://it.wikipedia.org/wiki/Canzoni_dell%27appartamento

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