"13"_BLUR

Stamattina, come sempre, dopo essermi alzata con grande fatica dal letto sono andata a sciacquarmi il viso. È una terapia d’urto necessaria per permettermi di mettere a fuoco ciò che mi circonda; si potrebbe chiamare “routine”. Se non fosse che, sempre stamattina, mi sia anche osservata allo specchio dopo questo gesto abitudinario e abbia pensato: “l’isolamento ti consuma”. Ed è strano che abbia avuto questa impressione, perché ho sempre campato di isolamento/i – mi sono abituata al suo antonimo da relativamente poco tempo. Da questo girotondo di pensieri è emersa l’immagine di me bambina seduta intenta a fare chissà cosa mentre la televisione, fedelmente sintonizzata su MTV, mandava a rotazione i nuovi singoli del momento. In quel periodo c’era un video che mi attraeva particolarmente: un cartoncino di latte prendeva vita ed iniziava a vagare per la città in cerca di un ragazzo scomparso, gliene accadevano di ogni e alla fine si innamorava. Si innamorava e subito dopo aver assolto la sua missione, moriva. Le scene di questa piccola epopea erano accompagnate da una melodia cadenzata e una malinconica voce d’oltremanica. Si trattava del video di Coffee & TV, il secondo estratto dall’album 13 dei Blur. 

Quando si parla dei Blur, sono due le cose che mi infastidiscono particolarmente: che siano sempre nominati in questo inscindibile binarismo competitivo con gli Oasis e che il loro brano più celebre sia Song2, salito al vertice di tutte le playlist festaiole grazie alla colonna sonora di FIFA ’98.  

Il sesto album in studio della formazione londinese, uscito nel 1999 per Parlophone, si compone di 13 tracce che, ad un primo ascolto, sembrano quasi mancare di coesione perché diversissime l’una dall’altra: si passa dal gospel di Tender alle atmosfere post-rock di Trailerpark, fino alle distorsioni di Trimm Trabb e alla ballad onirica No Distance Left to Run. Ogni tassello torna però al suo posto se si vuole seguire il filo rosso che lega una canzone alla seguente. Il casus belli che ha dato l’adito alla scrittura di questo disco è infatti un fitto intreccio di gossip e dipendenze (amorose e da eroina), che hanno guidato la penna di Damon Albarn e la sei corde di Graham Cox nella composizione di un disco il cui leitmotiv è antico come il mondo; tutto ruota intorno alla chiusura di una storia d’amore, alle riflessioni che ne derivano e alle ammende conclusive di un ex amante rassegnato. Ciononostante, le sonorità abrasive che danno corpo alle lyrics non hanno nulla a che vedere con quelle nettamente più melense e scanzonate tipiche del britpop: con questo album Albarn e compagni sembrano voler seppellire il genere che li ha portati in vetta alle classifiche; è una dichiarazione di indipendenza dal proto-indie mainstream di cui si erano fatti vassalli. Dopo undici anni di carriera i Blur sembravano convinti che fosse arrivato il momento di evolversi, forse anche influenzati dal neonato side-project del frontman, i Gorillaz, che di lì ad un paio d’anni avrebbe sfornato la celebre hit Clint Eastwood. Se volessimo sintetizzare 13 in poche, semplici parole, credo che la definizione migliore l’abbia data lo stesso Damon Albarn: “It’s a warning and definitely a gently reminder”.  

Questo è un album al quale mi sento emotivamente legata, perché guardando indietro non riesco a pensare ad una fase della mia vita in cui non mi potessi ritrovare, per motivi più o meno consoni, in una delle canzoni in esso contenute. Chiudendo gli occhi mi rivedo bambina ed acerba, divertita dalle scenette che mi si paravano davanti ed ignara del loro contenuto, riesco a ricostruire i paesaggi di Roma che mi scorrevano davanti agli occhi a bordo di un autobus maleodorante di plastica per il troppo calore, ripercorro le crepe dell’intonaco del soffitto della mia camera nella penombra di un pomeriggio invernale. Mi ricordo solitaria. Solitaria e sfumata

  1. Tender
  2. Bugman
  3. Coffee & TV
  4. Swamp song
  5. 1992
  6. B.L.U.R.E.M.I.
  7. Battle
  8. Mellow Song
  9. Trailerpark
  10. Caramel
  11. Trimm Trabb
  12. No Distance Left to Run
  13. Optigan 1
Condividi l'articolo: