"A Casa di Ida Rubinstein"_GIUNI RUSSO

Nel 1985 Franco fondò L’Ottava, casa editrice ed etichetta discografica di totale controcultura, mistica, spirituale. Capita spesso che gli artisti poliedrici e trasversali, occupandosi contemporaneamente di tante cose, guardando l’arte da tanti aspetti e angolazioni, talvolta lascino in tredici qualcosa; il progetto infatti durò solo tre anni, il tempo di pubblicare musiche veramente strane, o quantomeno totalmente fuori standard: A casa di Ida Rubinstein è fra queste. 

Allora, innanzitutto di Giuni Russo bisogna dire che è la voce femminile italiana più bella di sempre (non per me, lo è proprio!); all’inizio degli anni 80’, sempre in collaborazione con Franco, fece quel bellissimo disco, Energie1. Era il periodo in cui Battiato produsse una serie di dischi tutti al femminile scrivendo brani, testi e arrangiamenti per tre formidabili artiste, aiutandole a trovare uno stile, un suono e una classe che ne costituirono la svolta, talvolta anche ai limiti dell’imitazione di se stesso, ma forse proprio questo fu il bello: ascolti Alice e ti sembra di ascoltare Battiato con la voce da donna. 

I dischi in questione sono tutti fantastici, li elenco perché non li posso certo recensire tutti: 

  • Alice – Capo nord  
  • Alice (album omonimo) 
  • Giuni Russo – Energie 
  • Milva – Milva e dintorni (pazzesco, il mio preferito!) 

ASCOLTATELI! 

Dicevo di Giuni Russo… dopo essersi un po’ persa per strada a seguito del successo di Un’estate al mare, costretta sempre più dalla casa discografica a dedicarsi alle vendite e alla canzonetta, decise di cambiare rotta, di intraprendere un’altra strada. Nel 1988, sotto la produzione di Maria Antonietta Sisini, sua compagna di sempre, d’arte e di vita, vide la luce A casa di Ida Rubinstein; Francone credette in lei e accettò di pubblicare il disco con la sua etichetta. 

Giuni seleziona otto arie d’opera di Bellini, Donizetti e Verdi reinterpretandole magnificamente, svecchiandole e dandogli una vita del tutto nuova, i brani vengono anche arrangiati in una nuova veste insolita e particolare, ritoccandoli un po’ di blues e un po’ di jazz. 

Esistono due versioni del disco: quella originale del 1988, credo oggi fuori stampa, e un rifacimento postumo del 2011 in cui i pezzi vengono sostanzialmente risuonati con sonorità più moderne da famosi artisti del jazz italiano e non solo come Paolo Fresu, Uri Caine, Brian Auger (la prima versione si trova, in ogni caso, su Youtube 2, la seconda su Spotify 3). Personalmente, nonostante il sound pesantemente anni 80’, preferisco di gran lunga la prima perché adoro la malinconia che mi procurano i suoni vecchi e vintage, il suono del jazz italiano mi fa scendere un po’ il latte alle ginocchia ma scegliete voi, in fondo anche la seconda versione è molto bella. 

Il disco però ci mostra fondamentalmente una cosa: l’opera cantata con la voce naturale, non impostata (diciamo pop), può funzionare da dio. Non si capisce perché ci deve essere sempre questa aura sacra intorno alla musica classica per cui non la si può toccare, perché non considerarla semplicemente musica? Ascoltare queste arie in uno stile più vicino a quello a cui molti di noi sono abituati può far realizzare quanto belle siano certe composizioni a qualcuno che non se le era mai filate (per me è stato così, appena parte a cantare una voce lirica soprano proprio non ce la faccio…) aiutandolo magari anche ad avvicinarsi alle versioni originali. Giuni non svilisce minimamente il repertorio, non lo semplifica affatto né lo rende meno rispettabile, semmai magico in una maniera diversa, sua.  

Mi piacerebbe che esperimenti del genere diventassero la norma, non conosco molti artisti che si sono cimentati in cose del genere; sempre Franco, per esempio, ha spesso cantato arie d’opera in molti suoi lavori, in particolare nel disco Come un cammello in una grondaia 4, bellissimo! A ben vedere, anche Morgano si è spesso dedicato a sperimentare con la musica classica in chiave pop5. Secondo me è una cosa molto bella.  Piacerebbe anche a me, magari lo farò anch’io. 

  1. A mezzanotte (Donizetti)
  2. Malinconia, ninfa gentile (Bellini)
  3. Le crépuscule (Donizetti)
  4. La zingara (Donizetti)
  5. Fenesta che lucive (Bellini) 
  6. Vanne, o rosa fortunata (Bellini) 
  7. Nell’orror di notte scura (Verdi) 
  8. Me voglio fa’ na casa (Donizetti) 
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