"Greed/Holy Money"_SWANS

Keep you head on the ground/Push your ass up/ Move it around /Open your mouth/ Cry/This is your money.Tieni la testa per terra, spingi il culo, muovilo, apri la bocca, piangi, questi sono i tuoi soldi. Sono i versi eloquenti che un minaccioso e assertivo Micheal Gira va ripetendo nel brano A Screw (Holy Money), contenuta nell’omonimo album Holy Money, accompagnato da una ritmica a dir poco asfissiante che rimane identica dall’inizio fino alla fine del brano. Qui una premessa va fatta : gli Swans non si sono mai contraddistinti per aver strutturato i propri pezzi secondo i più comuni canoni della forma canzone, questo è indubbio, ed è il motivo per cui un benchè minimo straccio di strofa-ritornello-bridge non è certo da parte loro che possiamo aspettarcelo. Dunque fin qui nulla di nuovo, se non fosse però che tutto l’insieme ci rimanda a più livelli di una più ampia condizione esistenziale. Greed e Holy Money sono due album distinti, ma entrambi sono stati pubblicati dalla band statunitense nel 1986, in pieno neoliberismo reaganiano, ed entrambi presentano la stessa copertina con lo stesso ($)oggetto. In fin dei conti possiamo considerarli due album gemelli, incentrati per l’appunto sulla medesima tematica, ovvero il denaro, che viene criticamente celebrato da Gira per quello che esso può andare a rappresentare a livello individuale nei suoi aspetti più intimi e oscuri. 

Ed ecco qui come la ridondanza ritmico-sonora degli Swans e la loro scarna/inesistente cornice strutturale vanno a sposarsi perfettamente con quel senso di oppressione di cui è pregno il denaro : non ci sono strofe e ritornelli che consentano di sdrammatizzare, di alternare il punto di vista, di rassicurare lasciando credere almeno per un momento che “ehi, dopo tutto non siamo proprio in un vicolo cieco”, o ancor più semplicemente di respirare. No, nulla di tutto questo, lo stile e il concetto sono legati a doppio filo e ci si trova sotto un rullo compressore che non lascia alcuna via di scampo. Del resto, senza denaro non si può vivere, e il sopracitato brano A Screw (Holy Money), dove screw sta per “fottere” (e quindi è di “una fottuta” che si tratta), può benissimo rappresentare in questo senso la condizione di chi per sopravvivere è disposto, se non costretto, ad accollarsi qualsiasi cosa. Ovvero, offrendo se stesso in maniera totalizzante, deve incassare e subire senza alcuna tregua, andando incontro ad un’inesorabile mortificazione nel momento in cui viene concepito e trattato unicamente come un oggetto da sfruttare all’interno del meccanismo di produzione e come carne da macello, o annullandosi nel momento in cui non può esprimere quello che realmente pensa e prova, o ledendo la propria dignità ogni volta in cui contro la sua volontà è costretto a fare e dire cose con cui non è d’accordo, e via dicendo. Il cry gli è concesso, cioè in cuor suo può piangere se vuole, ma nel frattempo this is your money, qui ci sono i tuoi soldi. Questa svendita di sé stessi in cambio di denaro viene estremizzata nella sua veste più carnale in Money is flesh , traccia presente in tutt’e due gli album, nel quale di fatto viene espressamente confermato che basta mettere a disposizione il proprio corpo per ottenere denaro facile. E il tutto mentre la batteria e i sintetizzatori incalzano e la voce di Gira finisce per incantarsi come un disco rotto in un gioco di assonanza e consonanza dove non si distingue più quello che dice: you deserve it / you’re a servant. Te lo meriti / sei un servitore. 

In un sistema in cui il denaro fa da padrone, chiunque può rappresentare un nessuno impotente. Un Nobody a tutti gli effetti, brano contenuto in Greed, in cui Michael Gira lamenta la sua più tetra consapevolezza di essere un completo nessuno e la cosa lo fa sentire bloccato, incapace di muoversi e di pensare. Paradossalmente, qui sembra però intravedersi uno spiraglio di luce proprio in virtù di questa disperata presa di coscienza. Infatti, per buona parte del pezzo il cantato di uno spossato Gira si va trascinando soltanto su un minimale e funereo riff di basso e chitarra eseguito all’unisono con il cantato di Jarboe (voce femminile e presenza fondamentale negli Swans, nonchè compagna e contraltare dello stesso Gira), ma negli ultimi due minuti fa il suo ingresso anche una batteria essenziale con dei colpi di rullante secchi, decisi e quasi festanti, mentre Gira invoca la Gloria ad oltranza, quasi a sperare che la più profonda consapevolezza della sua insignificanza possa essere l’unica cosa in grado innalzare il suo sé.  

Ma al di là di questo, se è vero che dinanzi ad una simile condizione siamo tutti dei nobody irrilevanti, chi si illude del suo contrario è uno sciocco. Per l’appunto anche in The fool, come nel caso di Money is flesh, ci ritroviamo davanti un altro caso di sovrapposizione e di ambiguità dei punti di vista. Sempre sotto un aspetto concettuale legato al tema dei due album, il testo si presta bene ad essere una frecciata contro tutti coloro che con grande ed ottusa fiducia ergono il denaro a principio sacro e assoluto. Il brano è una lenta marcia funebre parzialmente addolcita solo dalla presenza del pianoforte, dove i passi sono pesanti, ma soprattutto le parole di Gira trasudano di nichilismo, dal momento che arrivano a mettere sullo stesso piano il credere in se stessi e il credere in una menzogna.  

Quanto detto non è che un breve assaggio di quel sinistro e allo stesso tempo estremamente lucido universo degli Swans, e in particolare di Greed e Holy Money , due album fondamentali, imprescindibili nella storia della musica industrial. Due capolavori carichi d’intensità e colmi di significato, nelle sonorità e nei contenuti, aspri e per nulla accomodanti. 

GREED

  1. Fool
  2. Anything for You
  3. Nobody
  4. Stupid Child
  5. Greed
  6. Heaven
  7. Money Is Flesh

HOLY MONEY

  1. A Hanging
  2. You Need Me
  3. Fool #2
  4. A Screw (Holy Money)
  5. Another You
  6. Money Is Flesh (#2)
  7. Coward
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