"Parachutes"_COLDPLAY

Mi sembra fosse il 1999.

Non voglio controllare su wikipedia perché questa volta non c’è un intento di ricostruzione dell’album, quanto piuttosto un desiderio di macchie memoriali. Ma sono sicura fosse il ’99. Ero alle medie, questo è certo. Ed è certo perché sul pullman Federico si era fissato di chiamare con un altro titolo “Yellow” e allora io glielo dicevo “guarda che non è questo il titolo”, ma lui continuava e continuava e forse da allora non abbiamo più creduto nella nostra amicizia. E poi era il ’99 perché c’era Mtv che era Mtv e non più TeleMontecarlo e invidiavo le mie compagne di classe perché potevano registrare i video delle Spice sulle videocassette e imparare i loro balletti a memoria (io so solo quello di “Stop”), mentre io avevo il videoregistratore rotto e potevo non fermare mai niente in tv e guardavo sempre gli stessi video che scorrevano senza afferrarli mai, ma ogni volta ero sempre più attenta. E ricordo che in questo magma di immagini colorate (era l’anno di “bohemien i like you” col suo pene di fuori? Il primo pene che vidi) c’era il video in bianco e nero di “Trouble” dei Coldplay che era un video bellissimo e io tuttora non so che cosa voglia dire il testo perché se c’è una cosa che non è cambiata in tutti questi anni è che l’inglese, io, non lo so.

Ora, devo e voglio dire una cosa.

E questa cosa è che a me è veramente dispiaciuta la carriera dei Coldplay.
E mi dispiace perché non capisco come da un così bell’album, il loro primo, “Parachutes”, possa conseguire così tanto schifo, dopo.
E devo dire che avete distrutto i miei sogni di ragazzina che andava da LP a comprare il vostro disco, che non trovo più forse per dispetto mio ai voi di dopo, e che ci credeva nella vostra musica perché mi faceva stare bene in un momento della mia vita in cui bene non sono stata e per una volta non per le mie turbe psichiche, ma perché ero solo un’adolescente e quindi Giulia aveva le magliette più belle delle mie, Angelica aveva i pantapalazzo di marca, Carlotta aveva i jeans a vita bassa e poi avevano tutte la borsa Onix che mamma non mi voleva comprare perché le tracolle facevano male alla mia scoliosi e già mi bastava avere l’apparecchio, il busto non lo volevo quindi va bene non avrò mai la tracolla rossa Onix come non ho mai avuto le scarpe di Barbie alle elementari perché dovevo portare le polacchine marroni per i dolori alle gambe. Un’infanzia nell’anonimato del mercatino. Era ovvio che diventassi una rovista mercati, a un certo punto della mia vita.

Questo punto è quello che vivo ora, in questa quarantena senza mercatini, sul divano e con le parole crociate e con un esaurimento nervoso che mi si sta scrollando di dosso.
Stavo per ascoltare “Californication”, altro album fantastico di quel periodo dei Red hot chili peppers, ma non so cosa mi abbia riportato ai Coldplay e per una volta ho detto che occhei va bene non essere necessariamente sperimentali, cercare sempre quella musica o quel suono che ti renderà parte di una nicchia conoscitiva e penseranno di te che sei un grande ascoltatore. Tanto a me frega di essere una buona lettrice ed è per questo che continuo ad ascoltare i Radiohead anche se a Eno fanno schifo, perché occhei ma lasciatemi in pace.

Come Chiara vuole bene a Vasco io voglio bene non ai Coldplay, ma SOLO a questo album pieno di storie della mia vita che non rammemoro e che non torneranno più. Ma ricorderò sempre quella maglietta rosa di Giulia, quei pantapalazzo neri e culo sodo di Angelica e ricorderò sempre Carlotta che durante le feste si chiudeva in bagno a fare i pompini ai ragazzi del liceo. Che poi secondo me non era vero, ma era solo un pettegolezzo delle invidiose.

  1. Don’t Panic
  2. Shiver
  3. Spies
  4. Sparsk
  5. Yellow
  6. Troubles
  7. Parachutes
  8. High Speed
  9. We Never Change
  10. Everything’s Not Lost
Condividi l'articolo: