"Interstitial Luxor"_EGYPTIAN SPORTS NETWORK

Negli album che Spencer Clark ha pubblicato (e continua a pubblicare) dietro i suoi numerosissimi monicker la componente narrativa svolge sempre un ruolo decisivo. Tale componente si esprime soprattutto nel rapporto di mutua interdipendenza tra contenuto musicale, visivo e testuale. Chiaramente non è né il primo né l’unico, ma nel suo caso la relazione tra le componenti assume un carattere paritario (per quanto possibile: stiamo sempre parlando di dischi): potremmo dire che spesso sia la condicio sine qua non della piena fruibilità, se non dell’intellegibilità, dei suoi lavori.

Questo accadeva già ai tempi del duo The Skaters, in cui il nostro si dava al noise più spinto in compagnia di James Ferraro. In Physicalities Of The Sensibilites Of Ingrediential Stairways (2008), l’immagine di copertina è un montaggio (praticamente privo di soluzione di continuità) tra la cella frigorifera di un centro carni e quello che potrebbe essere l’interno di un tempio buddista molto rustico, il tutto reso in qualità ai limiti del ciclostile, mentre le note di copertina sono una sorta di flusso di coscienza sugli stati della coscienza stessa. Certo, non parliamo dei booklet di concept album tipo The Metal Opera (2001) del progetto Avantasia, ma è indubbio che, grazie a questa cornice narrativa, l’ascoltatore si trovi un minimo più orientato all’interno di un disco senz’altro molto introverso.

Questo approccio si ripresenta abbastanza costantemente nella produzione di Clark. A titolo di esempio: le poliritmie psico-esotiche di The Aqueducts Of Channel Island (2009) vengono presentate come registrazioni delle celebrazioni per il compimento della proiezione (suppongo astrale e non cinematografica) che rende possibile il riempimento degli acquedotti di bambù del 2029, avvenute in cima alle cascate della Great Channel Island. Questa è raffigurata in copertina da una foto talmente sgranata da farla apparire come galleggiante nello spazio (tipo queste cose qui).

Non è esente da ciò neanche Interstitial Luxor (2013), frutto della collaborazione tra Clark e Matthew Mondanile (già chitarrista dei Real Estate e mente dietro al progetto Ducktails), a nome Egyptian Sports Network. L’EP è stato pubblicato in vinile da Pacific City Sound Visions (etichetta di Clark) e da New Images Ltd. (etichetta di Mondanile): quest’ultima lo ha anche pubblicato in formato digitale.

Originariamente concepito come una raccolta di musica interstiziale (i cosiddetti “bumpers”) di un’inesistente canale sportivo egiziano – ed effettivamente non mancano i richiami al genere a questo tipo di musica – l’album si sviluppa lungo coordinate più ampie, che includono tutti i riferimenti tipici dei lavori di Clark, a detta di Mondanile, l’artefice principale del lavoro.

L’omonima/eponima “Egyptian Sports Network” è chiaramente il tema musicale del canale stesso, attorno al quale si sviluppano le solite poliritmie percussive, marchio di fabbrica di Clark, ma in questo caso con un occhio decisamente rivolto in alto, verso lo spazio, alla Olympic Space Station da cui trasmette il canale e alla kosmische Musik. Quest’ultima si fa sentire sia nella scelta dei sintetizzatori sia attraverso un andamento ritmico quasi latente, ma che regolarizza il passo del brano. Con “2042 Zero G Winter Olympics” entriamo nel vivo della questione. Non ho idea di come possano svolgersi i giochi olimpici invernali a gravità zero (più precisamente in caduta libera), ma sicuramente Clark rende bene l’assenza di punti cardinali assoluti: i vari strati sembrano giustapporsi come se rimbalzassero lungo tutte le direzioni, per cui ciò che sembra ritmico è in realtà melodico e viceversa. A quanto ci dicono “Jai-Lai Nightclub” è la hit del momento nelle discoteche della Global Space Station: il groove è nervoso ma trascinante, condotto da percussioni di matrice exotica che guidano anche il gorgheggio del sintetizzatore, placato solo parzialmente dal pad che appare a metà del brano.

La transizione al lato B è affidata a “Necropolis Highlights” che presenta un andamento simile al brano precedente, ma stavolta portato avanti da sample affilatissimi. Una timida linea di basso, scarna e minimale, si affaccia nella prima parte, per poi lasciare il passo allo scontro tra una sequenza di accordi ad ampio respiro e un arpeggio frenetico e dal sapore improvvisato. Come per tutto l’album, i suoni dei sintetizzatori e dei campionamenti sono molto metallici, ma la loro freddezza è bilanciata da un approccio abbastanza lo-fi. Si chiude in gloria con “Leo in Cyan” forse il brano più complesso dell’album. Ritorna le percussioni tipiche di Clark, sulle quali un synth-bass saltella lungo un groove interessante, quasi a bilanciare la dominanza delle frequenze più alte nelle tracce precedenti, mentre lento ma inesorabile il pitch ruota alterando la tonalità del pad sottostante. Dopo circa 3 minuti entra prepotente un sintetizzatore indiavolato dal suono quasi anni ’70, a prendere il sopravvento sulla traccia. Sullo sfondo si fanno presenti alcune sonorità cristalline, a rendere palese il contributo di Mark McGuire, allora appena uscito dagli Emeralds.

Dal punto di vista dell’ambientazione, Interstitial Luxor è un album particolare nella discografia di Spencer Clark. Siamo nello spazio, ma non ci sono alieni; siamo in Egitto, ma non ci sono civiltà o cerimonie misteriose: quasi come se Clark si fosse avventurato in aree più hard sci-fi, per usare una categoria letteraria. Musicalmente siamo sempre nei territori psichedelici a lui congeniali, sebbene stavolta la componente “esotica” venga dislocata verso lidi più freddi e appunto cosmici, soprattutto nelle trame e nei suoni scelti. Tali scelte si traducono in una certa prossimità con dischi quali A Rainbow in Curved Air (1969) di Terry Riley, a voler fare paragoni molto scomodi. Tutto questo, chiaramente, in chiave lo-fi, come il logo del network che campeggia in copertina, e che si presenta come se fosse ricavato da una registrazione in VHS, con l’ennesimo, ulteriore corto circuito spazio-temporale.

  1. Egyptian Sports Network
  2. Zero G Winter Olympics
  3. Jai Lai Space Jam
  4. Necropolis Highlights
  5. Leo In Cyan
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