"The Madcup Laughs"_SYD BARRETT

Syd Barrett è il mio amore. E` un mito della storia del rock e della musica: lui è come John Lennon, Jimi Hendrix, Charlie Parker, Schubert, Mozart. Sono figure già raccontate, studiate, centellinate. Io non ho certo nulla di nuovo da dire al riguardo se non appunto esprimere il mio amore, ricordare questo genio che troppo presto ha smarrito la sua creatività chissà dove. La storia di Syd è tristissima!

Inoltre questa per me è un’occasione, oltre che d’invito all’ascolto, anche per consigliarvi un bellissimo libro su di lui, veramente sentito, frutto di tanta ricerca e appassionato desiderio. Si tratta di Syd Barrett – Un pensiero irregolare di Rob Chapman; non solo una biografia, è anch’esso un atto d’amore! Il lavoro di qualcuno che ha veramente compreso la persona dietro l’arte da lui scaturita. Non è vero che, una volta realizzata, una volta nel mondo, l’opera d’arte diventa a sé stante, separata da chi le ha dato vita. Sono stronzate! E` importantissimo conoscere la vita privata di un artista se vuoi davvero comprenderlo; è importante stringere amicizia con lui, essere vicino alla sua vicenda. E` questo il massimo grado raggiungibile di apprezzamento del suo lavoro.

Comunque, molti concetti che adesso esprimerò sono presi proprio da questo libro e condivisi appieno. Leggetelo!

Bisogna dire che Barrett fa questo effetto non solo a me. Cercando bene ci sono tantissimi artisti su cui il suo esempio ha decisamente lasciato un segno, ha contribuito a forgiare un’identità; molti insomma devono ringraziarlo. Bowie, per esempio, ha sempre esternato la sua ammirazione e l’influenza che Syd ha esercitato su di lui. Andate a rispolverare la sua fantastica versione di See Emily Play[1], che bell’omaggio!

O, per esempio, anche Graham Coxon, noto soprattutto come chitarrista dei Blur, ha sempre ammesso di avere un debole per Barrett, per il suo pensiero irregolare, per la sua maniera di usare le parole. Insomma, ogniqualvolta un artista accolga Syd tra le sue ispirazioni, la sua musica ne guadagna, e di molto.

Oggi inviterei quindi a riascoltare per intero The Madcap laughs, il primo dei due dischi solisti di Barrett dopo l’immenso The piper at the gates of dawn di qualche anno prima con i Pink Floyd. Due dischi che, peraltro, sono anche gli ultimi della sua carriera…

Sono due lavori sbagliati, frammentati, rotti, falliti in partenza. Qualcosa però c’è. Anzi, più di qualcosa: se lo si vuole, è possibile scoprire un intero universo, un’intera psiche, il mondo di qualcuno che sta scomparendo. All’interno dei brani suonati male, interrotti, sono i guizzi, le scintille, le cose che mi interessano. A me le belle intuizioni, anche se solo accennate, bastano cosicché il disco possa completarlo io attraverso una ricerca di anni ancora in corso. Se mi dai un disco già perfetto, io nel tempo cosa posso farci? Hai già fatto tutto tu! Per quel che mi riguarda, quello non è un disco che potrà accompagnarmi nel tempo.

E` interessante, in questo disco, osservare la scrittura di Syd, come giochi con le parole e con le sillabe. I testi sono nonsense, discontinui, sgrammaticati, irregolari perché lui era mentalmente instabile, incapace di applicarsi? Può darsi. Però, a ben vedere, lui non fa altro che mettere a frutto gli interessi che lo accompagnano fin dall’adolescenza, fin dai suoi studi all’accademia d’arte: le sue passioni per i collage di parole, per il dadaismo, per l’I-Ching, per la filastrocca. Insomma, un disco dove follia e scelta consapevole in fondo convivono.

Sempre interessante poi notare come, mentre con i Pink Floyd la sperimentazione fosse incentrata sul suono e sulla musica, più indirizzata all’ambito strumentale, qui invece è prevalentemente con la voce che Syd si cimenta, spaziando in tutti i registri possibili, sprofondando in basso e strillando acutissimamente; per non parlare poi dei giochi fatti sui suoni delle lettere, delle sillabe e delle parole il cui senso è secondario, lui è più interessato a come queste possano sposarsi fra loro, intrecciarsi.

E ancora, io apprezzo particolarmente la produzione del disco da parte di David Gilmour che ha dovuto inventarsi un sound praticamente di sana pianta; mi diverte molto come suoni la chitarra elettrica tentando di suonarla appunto “alla Barrett”, dato che quest’ultimo non era evidentemente in condizione di dedicarsi agli arrangiamenti (Gilmour che, da un punto di vista ortodosso, è comunque un chitarrista sicuramente migliore di Barett).

Che dire? Syd Barrett è uno dei più grandi “peccati” della storia della musica. Ci si chiede cosa ne sarebbe stato di lui, cosa sarebbe successo se fosse stato in condizione di continuare a creare. La sua vena artistica era talmente istintiva che era inevitabile che durasse così poco? E` andata così…. ma per me i Pink Floyd che sono venuti dopo non ne valgono mezzo di Syd Barrett.


[1] Il brano si trova all’interno del disco Pin Ups del 1973. Qua la cover in questione:https://www.youtube.com/watch?v=nEjfWvQczEM

  1. Terrapin
  2. No Good Trying
  3. Love You
  4. No Man’s Land
  5. Dark Globe
  6. Here I Go
  7. Octopus
  8. Golden Hair (testo di James Joyce)
  9. Long Gone
  10. She Took a Long Cold Look
  11. Feel
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