"I mortali"_COLAPESCE&DIMARTINO

Che male c’è
ad avere pianto

Al liceo avevo quest’idea qui: che avrei viaggiato sempre, che non avrei avuto radici da nessuna parte, che mi sarei spostata da una parte all’altra con i soldi guadagnati grazie a quel lavoro non meglio identificato che non avrei certo avuto problemi a trovare. In questa prospettiva, la parola casa avrebbe definito i quattro muri all’interno dei quali – ovunque nel mondo – mi sarei svegliata la mattina.

Poi invece è successa un’altra cosa, cioè che di viaggiare non mi importa mica più granché e che odio gli aeroporti, le loro isterie e bustine di plastica per liquidi che regolarmente rubo a Fiumicino in maniera del tutto analoga a quanto si fa in genere con le matite dell’Ikea; che voglio vivere per sempre nello stesso posto e non cambiare mai nulla e voglio che tutti i miei giorni siano uguali e che niente di quello che ho intorno si modifichi mai. Insomma la mia principale ambizione è allo stato attuale arrivare a un momento di stasi assoluta, in cui non c’è cambiamento perché nessun cambiamento è più necessario, e in quest’ordine di idee casa credo diventi tutto questo insieme di abitudini immutate che accumulandosi con tutta calma in anni finirebbero per essere la mia vita.

Allora ogni giorno mi sveglio e cerco di aggiungere qualcosa al sistema di oggetti ed esperienze ripetute che credo di poter far coincidere col termine casa. E per ora ho: alcuni libri, certe persone, Roma come sfondo. Il colore rosa, i capelli lunghi, la Settimana Enigmistica ogni giovedì, il plaid con le maniche in inverno e il fornellino per le zanzare in estate, il malessere che mi provoca l’odore dei cetrioli, i cerchi d’oro alle orecchie, non volermi mai alzare la mattina, il tostapane che mi porto dietro da tre case fa e il phon che ormai sta insieme solo con lo scotch. E poi alcune cose che vedo e altre che ascolto.

Ad esempio Colapesce e Dimartino li ascolto dal 2012, che è proprio quando mi sono trasferita a Roma e ho iniziato ad accumulare tutte queste cose, e nel frattempo che sono passati otto anni credo di averli visti più volte delle rispettive madri. Ho trascinato con me tutti i coinquilini che si sono avvicendati nei quattro appartamenti in cui ho vissuto nel mentre, ho cantato in maniera molto stonata ogni loro canzone e mi sono avvicinata a volte a fine concerto a fare dei complimenti impacciati e una volta a farmi fare un autografo dietro a una lista della spesa che credo di avere ancora da qualche parte, in qualche scatola.

Tutto questo insomma per dire che sia Colapesce che Dimartino credo davvero appartengano ormai a questa cosa indefinita che credo di poter chiamare casa e a cui aggiungo di volta in volta degli altri pezzi, ed essendo queste le premesse quando ho visto che Colapesce e Dimartino avrebbero fatto un album insieme – passato il primo momento di ovvio entusiasmo dovuto all’affetto che provo per entrambi – mi sono detta tre cose: la prima era che volevo sapere dove avessero rimediato quelle pellicce fantastiche che portano nella foto di copertina e che già si vedevano in varie anteprime, la seconda era chissà se Dimartino a questo giro avrà imparato a pronunciare la laterale palatale gli e la terza era che I mortali poteva finire per essere una cosa molto bella o una cosa molto deludente e nel caso in cui si fosse rivelata una cosa molto deludente avrei dovuto all’improvviso eliminarli da quest’accumulo di cose mie che ho deciso di identificare con casa e mi sarebbe dispiaciuto non poco.

Le cose sono andate, per fortuna, che alla fine I mortali è una cosa molto bella; sulle pellicce invece ancora devo informarmi per bene. Per la laterale palatale temo non ci sia speranza.

  1. Il prossimo semestre
  2. Rosa e Olindo
  3. Luna Araba (con Carmen Consoli)
  4. Cicale
  5. Parole d’acqua
  6. Raramente
  7. L’ultimo giorno
  8. Noia mortale
  9. Adolescenza nera (prod. Mace)
  10. Majorana

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