"Borreroak Baditu Milaka Aurpegi"_NEGU GORRIAK

Amari itxoiten,
Aitak besoetan har nazan, itxoiten
Lehen eskola egunari, itxoiten
Ditiak noiz hasiko, itxoiten
Examinari, itxoiten
Lana noiz lortuko, itxoiten
Norbaiti, itxoiten
Orgasmora heltzeko, itxoiten
Berak nire denborar bete dezan, itxoiten
Haurra noiz jaioko, itxoiten
Umea noiz kozkortuko, itxoiten
Bera nire bila noiz etorriko, itxoiten
Seme-alaben bisitaldiari, itxoiten
Liberazioari, itxoiten

Alla fine è quasi dieci giorni che ci è stata nuovamente donata la libertà, va beh, non esageriamo, la libertà di spostarci. La fine del lockdown ha significato tante cose, ma ha soprattutto comportato diverse cose, tipo rendersi conto che era quasi estate, apprezzare la voglia di uscire, riacquistare ognuno ne suo piccolo la propria routine e in essa ritrovare i propri spazi di solitudine che hanno, per me, comportato una nuova fame di lettura, di musica e di vita.

Chiunque abbia vissuto la propria maggiore età negli anni ’90 non può, all’interno di un certo circuito culturale, non essersi imbattuto nei Negu Gorriak e nella loro pazzesca carica live: sono gli anni della cultura dal basso, gli anni del si può ancora fare movimento, gli anni dell’indipendentismo, gli anni di Euskal Herria (appunto), della Corsica indipendente, dell’Irlanda e dell’Ira e dei moti indipendentisti Sardi al loro massimo splendore.

Ma perché ora parlare di questo disco ormai datato?

Forse perché a distanza di anni mi sono ritrovato ad ascoltarlo, reduce dalla lettura di Patria, straordinario romanzo di Fernando Aramburu, interamente ambientato ad Euskadi che narra l’epopea di due famiglie basche, una aberztàle e l’altra pure ma non in maniera così radicale.

E nella lettura, tra l’altro dopo due mesi di inattività letteraria dettata dal lockdown che si è stato fisico, ma nel mio caso anche intellettuale non essendo riuscito a leggere neanche una misera pubblicazione Bonelliana), impaziente dello stesso mi sono ritrovato con la mente a quegli anni ruggenti, pieni di fiducia, di passione politica, di spensieratezza e di impegno allo stesso tempo: erano davvero quelli i tempi del poter fare, della possibilità di creare una  cultura diversa o comunque di avere la possibilità di cercarla e di perseguirla, anni in cui il fervore politico ti obbligava ad informarti, a partecipare e a vivere i luoghi della controcultura: e in tutto ciò era facile appassionarsi a determinate tematiche, appunto come quella del diritto alla autodeterminazione dei popoli, e chi meglio di quello basco può rispecchiare tale esigenza negli occhi di un affascinato ventenne di isolana provenienza?

E poi li vidi dal vivo, non da solo certo, eravamo almeno 3000 al CPA, e sempre tanti eravamo in quegli anni di spettacolare fermento culturale ad ogni manifestazione che si presentava a cavallo dell’Arno.

La band di Fermin Muguruza e Kaki Arkaraso è portatrice di un rock semplice, lineare, con suoni non particolarmente ricercati, qualche spruzzo di dub qua e là, un po’ di ragamuffin, qualche testo ritmato a mo’ di cross over, l’HC che mai deve mancare, e slogan, slogan in abbondanza: insomma, i ragazzi ci sapevano fare, a sentirli ancora oggi le gambe pur da seduti non ne vogliono sapere di stare ferme e la testa, che vuoi, ondeggia davanti e indietro e per fortuna che mi riesco ancora a rendere conto che le mie figlie sono troppo piccole e non resisterebbero ad un pogo con il padre…

NG ha fatto la storia del Combat Rock a cavallo degli anni 90, da quando si palesarono di fronte al carcere di massima sicurezza di Herrera de la Mancha durante una marcia dei familiari dei detenuti politici dell’ETA e fecero la propria esibizione di fronte a 13000 persone e si presentarono al mondo (basco) per poi esserne indissolubilmente associati a imperitura memoria.

Ora, perché parlare dei Negu Gorriak: proprio per quanto annunciavo all’inizio, perché la lettura di quel romanzo ti pone di fronte a delle domande che magari negli anni del fervore non ti poni ma che il sopraggiungere della maggiore età ti permette di dare ai fatti una visione più ampia: e come per la differenza tra Micro e Macroeconomia, ti ritrovi ad analizzare i fatti nella loro generalità (visione macro) per poi valutare come tali fatti generino emozioni, sensazioni e azioni-reazioni nell’intimità e nel quotidiano.

Nell’album, a mio parere quello della maturità artistica della combo, sono presenti tracce davvero degne di menzione: sono particolarmente affezionato ad alcuni di essi: la title track, ha un incipit a mio parere favoloso, e un crescendo fino al ritornello emozionante con chiusura epica e mini assolo di chitarra: poi quello che conta è quanto cantato, assolutamente incomprensibile se non fosse per la traduzione dei testi nel libricino interno. Itxoiten la reputo una delle migliori tracce del doppio album, e un testo che in sé riassume esattamente il fil rouge dell’intero lavoro e dell’intera esistenza degli abertzàle, un testo che è un fumetto, un fumetto che è una vita, una vita che è un popolo.

I testi di Muguruza sono così carichi di immagini, reali e attuali che è difficile non immedesimarcisi e non essere assolutamente a favore della lotta: in tutte le parole ci sono la delusione per l’oppressione culturale, la rabbia per la mano pesante della Spagna, la determinazione di un popolo stretto tra i Pirenei e l’Oceano: c’è l’urlo di battaglia di Fermin e di NG, una carica emotiva trascinante.

Concludendo direi che questo stranamente non è un invito all’ascolto, ma un invito al riascolto dell’album dopo aver letto Patria: non parlo di ritrattare le proprie opinioni, sono le stesse di 30 anni fa e sono ancora vive e trascinanti, ma forse non si limitano più al mero ideale ma sono capaci di approfondire le conseguenze delle azioni e valutare le stesse nella loro interezza. È forse questo sintomo di maturità?

  1. Bi doberman beltz
  2. NG bada
  3. Bost gehiago
  4. Hipokrisiari stop!
  5. Dollar area
  6. Itxoiten
  7. Dallas-Euskadi 1963
  8. JFK
  9. Kolore bizia
  10. No problem
  11. Sabel-hizturaren ordu ikaragarria
  12. Hiltzeko era ugari
  13. Denok gara Malcom X
  14. Borreroak baditu milaka aurpegi
  15. Rock&Rollaren jukutria
  16. Pistolaren mintzoa
  17. Erori
  18. Chaquito
  19. Euskaldunok eta zientzia
  20. Hemen izango bazina
  21.  Kaixo
  22. Arrano Beltza
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