"Meditations"_JOHN COLTRANE

È forse l’ennesima notte passata insonne su un divano

È anche l’incapacità di leggere il futuro e dare un senso al presente

È semplicemente il non riuscire a destarsi e prendersi per mano

Sono le solite due tazze di caffè ad accompagnarmi nelle prime ore dell’alba e a darmi la forza di arrivare in bagno, infilarmi sotto la doccia e dare fuoco al tabacco nel tragitto che mi porta a lavoro, in una ancora svuotata città del settentrione.

Apro spotify e sento di aver bisogno di una sola compagnia

Mi assale immediato l’impeto di una locomotiva a vapore che mi sovrasta e mi scaraventa in un’altra dimensione

Scompaiono pensieri e intravedo soluzioni

la giornata prende un’altra piega, sento montare in me la voglia di esserci, comunque, di metter da parte i cattivi pensieri e le pessime futures.

Questo caos organizzato che si sprigiona nelle cuffie è vita, è carica, è pura adrenalina,

Di Coltrane ho sempre amato tutto ciò che è stato licenziato su Impulse! ma questo album ha sempre avuto un posto d’onore nella sua discografia, perché è sinonimo di continua ricerca, stilistica chiaramente, socio-politica ovviamente, ma interiore su tutto, quella ricerca da Trane iniziata nel ’64 con A Love Supreme.

Da sempre amo dare ad un album, ad un lavoro in generale, una lettura che sia quotidiana, ma anche a più ampio respiro, e la scaletta delle tracce che lo compongono raramente è casuale quanto in realtà frutto di uno studio o della naturale evoluzione della registrazione stessa: in Meditations la prima traccia è pura passione, puro impeto, è un insieme infinito di suggestioni e di impulsi, è il liberarsi agli stimoli che provengo dall’esserci, assimilandoli e assecondandoli tutti, traendo da essi esperienza e conoscenza (The Father The Son and The Holy Ghost).

Questo tutto di suggestioni, stimoli, impulsi ci obbliga a meditare su di essi, ordinarli dandogli un senso logico evitando comunque sovrapposizioni ma leggendoli ed assegnando ad ognuno di essi la giusta priorità (Compassion).

È poi l’amore quello che trionfa? Si, probabilmente si, ma facciamo attenzione agli impulsi che arrivano ritmicamente sconnessi, alle note dell’assolo, struggente, che si contorce nel suo sviluppo, che ritrova armonia cosciente di quanto sia facile perdere la retta via se si decide di seguire quel residuo di impulsi, che pian piano si fanno strada (Love).

Le conseguenze possono essere le più disparate, sono un insieme di scale che si susseguono senza soluzione di continuità, è il continuo domandarci se le scelte fatte sono corrette e soddisfacenti o sono invece il fallimento della nostra analisi. È questo continuo fischio del sax che ci apre alla consapevolezza delle nostre scelte, è l’incessante e impetuoso battere delle pelli che scuote le coscienze e ci porta ad un esame della nostra giornata: domande e risposte si susseguono, come i fraseggi tra Trane e Sanders prima della distensione, della chiusura nell’assolo di piano, dissonante, atonale, libero di McCoy (Consequences).

Ma avremo mai pace? Non lo so, non ho una risposta, perché possiamo essere bravi e attenti quanto si vuole, analizzare ogni singola variabile e provare a prevederla ma la pace interiore è lungi dall’essere raggiunta: ed è a fine giornata, a fine vita, o semplicemente a fine lavoro che i fantasmi riemergono, che si palesano le variabili impazzite, e ci rimettiamo in gioco, e riproviamo a ripartire da zero ancora una volta, o cediamo alle stesse variabili, incapaci ormai di gestirle ma probabilmente preparati per assecondarle (Serenity).

  1. The Father and the Son and the Holy Ghost 
  2. Compassion 
  3. Love 
  4. Consequences 
  5. Serenity 
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