"Germ Free Adolescent"_X-RAY SPEX

Correva l’anno 1978: l’antagonismo politico nostrano era in fermento, il vaiolo veniva dichiarato ufficialmente debellato, uno dei musical più detestabili di sempre, Grease, sbancava ai box office e i Rolling Stones pubblicavano Miss You. Sempre sulla stessa isola, però, nella scena underground da ormai qualche anno si era affermato il punk e i Sex Pistols si preparavano ad abbandonare il palco, lasciando in eredità un vero e proprio stilema (sonoro, estetico) che si profilerà come un punto di non ritorno sotto molti aspetti. Proprio da questo ambiente uscì Poly Styrene che con i suoi X-Ray Spex pubblicò per EMI Germ Free Adolescents, un album che a distanza di ormai più di quarant’anni dalla pubblicazione si è rivelato anticipatore di temi sarebbero diventati poi endemici nel bagaglio culturale ed accademico occidentale.

Per riuscire a tracciare i contorni di Germ Free Adolescents è doveroso spendere innanzitutto qualche parola sulla sua front person. La Anglo-Somala Poly Styrene, al secolo Marianne Joan Elliott-Said, giustificò ai microfoni della BBC la scelta del suo alias dicendo che il polistirolo è un “materiale leggero e monouso”, fondamentalmente della plastica, la materia con cui sembravano essere confezionate le pop star. Poly sembrava però l’antitesi di ciò che collettivamente si potrebbe riconoscere come una pop star; sfoggiando sul palco elmetti militari e abbagliando il pubblico con il suo apparecchio per i denti vivisezionava la società consumistica, antisettica e apatica in cui era immersa.

Leggendo i testi dei brani che compongono l’album, si ha l’idea di avere a che fare con dei veri e propri componimenti in stile spoken word. La voce di Poly ricorda quella di Johnny Rotten per il graffio, ma viene impreziosita da una componente armonica variegata, meticcia, che spazia dai classici riff rotondi e roboanti del punk rock agli assoli di sassofono di Lora Logic che rimandano ad una dimensione più vicina alla 2 tone ska in stile Madness.

Germ Free Adolescents non ha mai raggiunto le classifiche, non ricevette il successo di pubblico che ottennero altri album pubblicati nello stesso periodo. Quindi perché ancora oggi viene ricordato come una delle uscite discografiche più importanti della storia del punk britannico? Un’idea me la sono fatta e la soluzione all’enigma la ritrovo proprio nelle capacità divinatorie di Poly Styrene. Nel suo smascherare i vizietti di una società patinata con cui faceva i conti quotidianamente, sembra quasi impossibile non pensare al corpo-macchina descritto da Haraway nel suo Manifesto Cyborg (che verrà pubblicato integralmente solo nel 1985!) mentre si ascolta Art-I-Ficial o ancor di più in Genetic Engineering. Rosi Braidotti, nella sua introduzione dell’edizione del 1995 al saggio di Donna Haraway identifica nel campo musicale uno dei luoghi in cui il linguaggio cyber femminista ha avuto maggior presa ed indica il movimento Riot Grrrl, che iniziò a muovere i primi passi nella scena punk americana nei primi anni ’90 dopo la pubblicazione del loro manifesto, come uno dei maggiori fruitori. Non credo che Braidotti se l’avrebbe a male se, tra loro, aggiungessi anche il nome di Poly Styrene, colei che ha anticipato quelle che definisce “né Antigoni né Cassandre, noi siamo le giovani arrabbiate: the riot girls”.

  1. Art-I-Ficial
  2. Obsessed with You
  3. Warrior in Woolworths
  4. Let’s Submerge
  5. I Can’t Do Anything
  6. Identity
  7. Genetic Engineering
  8. I Live Off You
  9. I Am a Poseur
  10. Germ Free Adolescents
  11. Plastic Bag
  12. The Day the World Turned Day-Glo
  13. Oh Bondage, Up Yours!
  14. I Am a Cliché
  15. Highly Inflammable
  16. Age
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