"Imagina"_ALPER TUZCU

Prima o poi, se già non lo si è fatto, volenti o nolenti, si dovrà fare i conti con le frustrazioni, gli stravolgimenti e le novità avvenute negli ultimi sei, sette mesi. A qualcuno forse poco è cambiato, a qualcuno è andata leggermente meno bene e così via con altri possibili scenari, ma insomma quel che sembra chiaro è che nella maggior parte dei casi i processi artistici, assieme al modo di distribuire e fruire la musica, sono stati stravolti. I processi un po’ di tutti, a partire dai musicisti, DJ, produttori, a semplici appassionati e figure di vario tipo che ruotano all’interno del settore musicale.

Quando a metà maggio Alper Tuzcu – musicista e compositore di origini turche, attualmente residente negli Stati Uniti – mi contatta, i cambiamenti per lui avevano già preso la loro forma. Mi scrive per tessere un po’ le lodi di un articolo che avevo pubblicato qualche mese prima e nel quale descrivevo l’attuale panorama musicale e culturale legato al mondo di quella che si potrebbe definire l’elettronica del centro e sud America. Con l’occasione Alper condivide anche il suo di lavoro, in particolare il suo EP più recente, Imagina. Ci incontriamo virtualmente qualche giorno dopo lo scambio di mail, un incontro anticipato da una mia incuriosita abbuffata di ascolti, visioni di sessioni in studio e letture di recensioni e interviste. La prima impressione è abbastanza compatta: non si può non rendersi conto del senso di compostezza e familiarità che il materiale trasmette. Mi rendo subito conto, inoltre, che per certi versi questo ultimo EP, Imagina, sembra essere più lontano da tutto ciò che Alper ha finora registrato, nel contenuto e nella forma.

 Imagina – composto da tre tracce “Babel”, “Macondo” e “Deseo” – è l’ultimo tassello di un progetto che ambisce a raccontare, da una prospettiva personale, proprio questo interesse in crescita verso i ritmi elettronici americani e non solo. Infatti, in realtà, l’interesse di Alper non si consuma frettolosamente ed esclusivamente attraverso le sonorità elettroniche ma spazia all’interno del mondo di lingua spagnola, e quindi dalla musica alla letteratura alle usanze e costumi, dal Latin jazz e la musica brasiliana fino alle poesie di Pablo Neruda e di Federico García Lorca o ai testi di García Márquez, passando per un sorso di mate. Tra l’altro, aprendo una piccola parentesi, da quello che mi dice Alper a quanto pare in Turchia la letteratura spagnola è più studiata di quella nazionale. Quando gli chiedo da dove nascano questa sua attenzione e trasporto per questo mondo apparentemente distante e nuovo, Alper mi racconta del suo tempo trascorso a Barcellona, mentre studiava presso la sede spagnola del Berklee College of Music. Le sue giornate un po’ solitarie, un po’ senza meta, hanno fatto sì che nascesse in lui una fascinazione per le vicende personali dei personaggi di Márquez, e delle vite intrecciate nei suoi racconti. Forse però, Alper è attratto con maggior forza dalla creatività, dalla spontaneità e dalla casualità che queste sonorità, questi personaggi e queste storie portano con loro.

Ascoltando i suoi lavori e parlando successivamente con Alper, sembra quasi di percepire che più della stessa musica, delle voci, delle note e degli accordi, il musicista sia interessato a far arrivare al suo pubblico un messaggio specifico. Mi correggo: più che un messaggio è una sensibilità quella che travolge il lavoro di Alper e che, banalmente ma efficacemente, mi verrebbe da rendere con la trita espressione della “musica come incontro di culture”. Basti pensare alle connessioni e ai riferimenti descritti finora, che Alper richiama a sé e rielabora musicalmente poi, alle numerose collaborazioni nel tempo con musicisti da ogni parte del mondo (Spagna, Brasile, Italia, Singapore, Svezia e altro ancora), e infine ai diversi stili musicali ricorrenti. Certamente, ‘incontro di culture’ è banale e a tratti anche artificioso e bugiardo, però non so, magari in questo caso una sensibilità del genere possiamo chiamarla semplicemente curiosità. “It’s a community feeling,” concordiamo.

Tornando a quanto detto inizialmente, e in particolare ai cambi di direzione imposti dalla quarantena, la novità per Alper si è materializzata in un creativo cambio di prospettiva: dalla ormai familiare impronta acustica delle sue composizioni, alle possibilità più contemporanee e multiformi del digitale. L’impossibilità di effettuare prove e registrazioni in studio si è trasformata nella necessità di riformulare e adattare la direzione iniziale che Imagina aveva originariamente intrapreso, portando Alper verso dimensioni sonore e culturali finora poco esplorate.

  1. Babel
  2. Macondo
  3. Deseo
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