"La favola di Adamo ed Eva"_MAX GAZZÈ

Se penso alle feste patronali mi vengono in mente tre cose: le bancarelle, il torrone, i concerti brutti dell’ultimo giorno. Nel paese dove abitavo da piccola si alternavano per esempio annate di improbabili recuperi anni Settanta – i Collage, i Camaleonti – ad anni di altrettanto improbabili successi del momento poi fortunatamente dimenticati dal mercato discografico e presenti oggi solo in qualche disastrosa playlist di nostalgia primi anni Duemila – gli Eiffel 65, dj Francesco che aveva cantato per non meno di un’ora e mezza La canzone del capitano. Finché una volta, per caso o per errore, questa lunga catena di abomini in musica venne interrotta da Max Gazzè.

I miei ascolti sono, come quelli di penso chiunque, ciclici. Procedo per fasi che si succedono l’una dopo l’altra scatenate da chissà quali meccanismi e ragionamenti e quindi, ogni anno, c’è un periodo in cui ascolto solo musica classica, un periodo in cui ascolto solo merda, un periodo in cui mi dedico al cantautorato indie (che è un aggettivo che mi fa venire l’orticaria ma ci siamo capiti), un breve lasso di tempo in cui ascolto jazz e sempre, dall’anno di quel concerto in poi, quindici-venti giorni in cui ascolto Max Gazzè; e in tutti questi anni di attento ascolto mi sono fatta l’idea che Max Gazzè sia il cantautore più sottovalutato del panorama musicale italiano, perché si muove in quel limbo abitato da chi non è sufficientemente mainstream (dio mio sto usando tutti gli aggettivi che odio di più credo manchi solo resiliente) da essere quella roba che conosci comunque anche se non vuoi ma non è neanche abbastanza di nicchia da essere apprezzato da noi intellettuali fichetti dalle orecchie sensibili.

In ogni caso, il concerto andò che non doveva essere il momento più fortunato della carriera di Max Gazzè. Non che non ci fosse nessuno – un po’ di gente c’era – però non c’era nessuno di troppo interessato alle sue canzoni. Un paio di anni prima era stato a Sanremo con Il solito sesso e infatti quella fu l’unica canzone che qualcuno ebbe addirittura la voglia di cantare. Per il resto fu tutto molto silenzioso; e credo ci fossero tre o quattro fan sparsi tra gli avventori casuali, ma comunque troppo pochi e troppo sparsi per farsi sentire dal povero Max che andò avanti da solo, per un paio d’ore credo, suonando un po’ quello che gli andava, e sembrò comunque divertirsi in qualche modo. Fece una bella cover di Ain’t no sunshine, verso la fine, e a me, che mentre guardavo stupita questo concerto che non faceva schifo come ogni anno mi ero mangiata una busta di torrone – torrone di Tonara, che è quello duro che si compra alle bancarelle di qualsiasi festa in Sardegna, non torrone molle da cesti di Natale – diventò simpatico.

Allora in questi anni io di Max Gazzè ho ascoltato davvero tutto, e la cosa che bisogna sentire per apprezzarlo e capire che è proprio bravo resta La favola di Adamo ed Eva, che è un album che ha l’età di mio fratello che si laurea a fine settembre ed è ancora bello, e bisogna proprio sentirlo tutto, per intero, se non altro perché finisce con una canzone che si chiama Due apparecchi cosmici per la trasformazione del cibo che è un titolo fantastico.

Poi io in genere, dopo che l’ho ascoltato tutto, torno indietro e rimetto Cara Valentina per un po’ di volte di fila: è la mia canzone preferita dell’album, e quando dice «Cara Valentina / il tempo non fa il suo dovere / e a volte peggiora le cose» mi viene sempre da pensare che è proprio molto vero che il tempo non fa il suo dovere; ché è una cosa così astratta, il tempo, e non so davvero perché ci si ostini a dargli tutto questo significato, ma questa è un’altra storia e io sto uscendo fuori tema.

N.d.A.: c’è questo fattaccio che tormenta la mia triste anima da correttrice di bozze che non è chiaro se Gazzè abbia l’accento grave o acuto, tipo che se uno scorre le copertine degli album ce ne sono un po’ con scritto Gazzè e un po’ con scritto Gazzé, e poi un po’ che direttamente c’è l’apostrofo, per non sbagliare – o meglio per sbagliare a prescindere. Poi su Spotify c’è scritto Gazzé e su Wikipedia Gazzè, e insomma mi sembra ci sia molta indecisione in merito; alla fine però mi è sembrato che la maggior parte delle occorrenze fossero per Gazzè e ho scelto quello, però Max, io fossi in te chiarirei questa storia.

  1. La favola di Adamo ed Eva
  2. Una musica può fare
  3. Cara Valentina
  4. Raduni ovali
  5. L’amore pensato
  6. Nel verde
  7. Comunque vada
  8. Come si conviene (bom pà)
  9. L’origine del mondo
  10. Vento d’estate (con Niccolò Fabi)
  11. Autoironia
  12. Colloquium vitae
  13. Casi ciclici
  14. Due apparecchi cosmici per la trasformazione del cibo
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