"Keep Calm"_UNDERDOG

Nell’autunno del 2012 usciva “Keep Calm”: l’ultimo disco degli Underdog. Non si hanno più notizie della band romana ormai da molto tempo e i nove componenti del gruppo sembrano spariti nel nulla. Un’assenza che nel panorama musicale italiano pesa e dispiace particolarmente a chi ha avuto la fortuna di assistere ad uno dei loro live incendiari e visionari.

“Keep Calm”, che segue di alcuni anni “Keine Psycotherapie” il loro disco di esordio, parte con la ritmica sincopata di Lundi massacre, il pezzo definisce subito la visuale schizoide, anarchica e deviata del gruppo; le due voci, grottesca e aggressiva quella di Diego Pandiscia e quella eterea, precisa e trasognata di Basia Wisniewska, cesellate in una ritmica serrata si inseguono, si intrecciano tra loro in un convulso contrasto che spiazza e incanta. Il gioco delle voci è la sola costante nel sound della band che, sostenuto da una lineup di 7 strumentisti di alto livello, propone una miscela ritmica su sonorità jazzistiche che sfocia nel post punk, nel funk; groove che sanno farsi forsennati fino a lambire la jungle e il rumorismo noise. La propensione verso un certo free form costituisce la linea guida di un disco sorprendente e sgangherato e richiama echi e influenze dei Primus, Go Go Bordello, Einsturzende Neubauten, Pram, Zappa… ma ricorda anche le sonorità più aspre dei Blonde Redhead di “Fake can be just as good”.

Nelle dodici tracce del disco immagini estreme e suoni estranianti contribuiscono a creare atmosfere indefinite e inquiete; così la ritmica pianistica di Empty Stomach viene dilatata e stravolta in una spirale di trombone e follia; in Jackie The Priest la voce di Basia mostra abilità e precisione su un traccia dal sapore lounge; l’improbabile tango argentino di I’m Waiting For My Doc sfuma nell’isterico be-bop di Macaronar; in Niko l’atmosfera tesa diventa una soundtrack estesa e rallentata. Questa sorta di fusion sperimentale, tra post rock e teatrino dell’assurdo, travolge l’ascoltatore con il suo andamento allucinato e pazzoide e rende ogni loro pezzo magnetico e spregiudicato; con la potenza e la raffinatezza degli arrangiamenti gli Underdog scardinano la consuetudine, il già sentito e richiedono un ascolto attento e libero da preconcetti, quell’indipendenza necessaria ad apprezzare ad esempio la geniale cover di Cuore Matto di Little Tony. Gli incroci e la mescolanza di generi è la vera caratteristica di un lavoro che sorprende per l’irrequietezza e per l’ansia espressiva. Una sorta di post-folk senza radici quello di Goodbye, venato di quella fusion onirica che ci ricorda le atmosfere visionarie di “Dreams” di Gabor Szabo; la successiva ballata minimale di Soulcoffee è uno degli episodi più quieti e pop di “Keep Calm” dove la voce di Basia nuota con maestria in un flusso sonoro di piano, basso e violino. The revolution is subject to delay ci riporta invece velocemente all’approccio più energico e punk, attitudine questa che nei live set della band viene portata all’estremo e in parte all’improvvisazione, divagazioni in-controllate sempre sostenute da una tecnica invidiabile. Chiude il disco la malinconia pop di Berlin che si tramuta in una paradossale marcetta bandistica, perché se è il momento di mantenere la calma… è giusto, ma solo per un po’.

  1. Lundi Massacre
  2. Empty Stomach
  3. Jackie the priest
  4. I’m waiting for my doc
  5. Macaronar
  6. Niko
  7. Cuore Matto
  8. Goodbye
  9. Soulcoffee
  10. The Revolution Is Subject To Delay
  11. Mommy On The Sofa
  12. Berlin
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