"Ocean Songs"_DIRTY THREE

Un anno assolutamente privo di senso

Un anno in cui i sentimenti le emozioni sono stati altalenanti

Un anno in cui tutti abbiamo conosciuto la privazione, la paura, la sfiducia, la rabbia

Un anno in cui la malinconia si è appropriata di me

Un anno che ancora non è finito

Un solo unico momento di rilassatezza in questi primi dieci mesi

Il camminare, scalzo, sull’arenile, bagnare prima i palmi e poi immergere totalmente i piedi

La gamba il pube il busto e infine inarcare la schiena e immergere completamente testa cervello e pensieri nel mare oceano

E liberarsi, e liberarli

Nel mare da sempre vado a immergermi ni periodi bui

Al mare aspiro di tornare, prima o poi, nella sua immensità.

Tutto questo mi ha portato a rispolverare dallo scaffale Ocean songs, pietra miliare di fine anni 90:

chi non conoscesse il trio (“lo sporco trio”) sappia che sono polistrumentisti in orbita  Bad Seed, un power trio ante litteram dove il violino si sostituisce (ma non si può parlare di sostituzione perchè il violino suonato da Warren Ellis è uno strumento completo, che non necessita di accompagnamento, che vive per se e in se trae ispirazione) alla chitarra elettrica.

L’album, terzo in ordine cronologico, è un concept ispirato al mare, registrato dalle sapienti mani di Steve Albini nel suo studio di Chicago, è probabilmente l’album della maturazione del trio, che nascono e si sviluppano completamente senza la ricerca spasmodica del successo commerciale, ma dando vita e sfogo al piacere di suonare. Il trio si base su una chitarra ritmica, quella di mIck Turner, peraltro autore della splendida copertina, che tiene il filo continuo delle derive musicale e degli ingaggi di violino e batteria, un continuo inseguirsi in crescendo e in ridondanti loop mai banali e mai eccessivi.

Gli strumenti diventano onomatopeici, e assumono le forme della risacca, del maestrale, del mare in burrasca: è sufficiente chiudere gli occhi, rilassarsi e quasi, si arriva a sentire anche l’umidità.

Ancora una volta il lirismo di Warren Ellis raggiunge vette sconosciute ai più, frutto sicuramente degli studi classici, ma principalmente frutto di una spiccata sensibilità, di uno studio sullo strumento senza uguali: ma il mix tra i 3 è ciò che più di tutto impressiona, questo equilibrio che riescono a mantenere pur attraversando momenti assolutamente free carichi di intensità, e di come questa intensità riescano a trasmetterla a me che li ascolto.

Non esiste in questo lavoro un momento di calo, una traccia da dire, vabbeh, questa è di troppo, no, anzi l’album finisce ancora avrei voglia di sentire la loro rappresentazione marina e ritrovare ancora una volta quella sensazione di relax che alcune musiche, poche, ancora mi fanno raggiungere.

È, quello che avviene nell’ascolto, un viaggio per immagini in un oceano mare, è una raffigurazione continua e ritmica di frame marini, in superficie, senza distinguere l’orizzonte del mare e del cielo, delle onde che crescono, del canto di una sirena che ci accompagna e che soffia per far crescere le onde sopra di noi, fino a capovolgerci, a immergerci negli abissi del mare e indovinarne da sotto il moto ondoso e il prosieguo del viaggio.

Il viaggio che ahimè, ad un certo punto finisce, e non ci resta che ri-intraprenderlo, cercando di scorgere ad ogni nuovo ascolto, quelle pennellate che ai precedenti avevamo mancato di vedere.

  1. Sirena
  2. The Restless Waves
  3. Distant Shore
  4. Authentic Celestial Music
  5. Backwards Voyager
  6. Last Horse On The Sand
  7. Sea Above, Sky Below
  8. Black Tide
  9. Deep Waters
  10. Ends Of The Earth
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