“Bad Blood”_NEMERTINES

by Lorenzo Marsili

Nemertines è un one-man-project di Sabrina Scissor’s, nome d’arte del russo Sergey Sabrin, la cui musica può essere per ora provvisoriamente definita metal strumentale. Basta una rapida occhiata al canale Bandcamp di Sergey per rendersi conto della sua prolificità artistica: dal 2009 a oggi ha rilasciato ben 17 album, 5 EP e 16 singoli. Nonostante questo fino a poco tempo fa le informazioni che si riuscivano a reperire su internet riguardo alla sua biografia e al progetto Nemertines erano scarsissime. Fortunatamente a settembre di quest’anno egli ha pubblicato sul proprio canale Youtube un’intervista che, seppur molto stringata, dirada un po’ la coltre di mistero che avvolge da sempre Nemertines.          

Nell’intervista Sergey afferma che, dopo aver militato come batterista in diverse bandsmath metal, ha sentito l’esigenza di fondare un proprio progetto solista. E in Nemertines la parola solista assume un senso particolarmente stringente: Sergey compone tutta la musica, registra ogni strumento, effettua mixaggio e mastering di ogni brano (la cui qualità non ha niente da invidiare alla produzione di gruppi con tutt’altro supporto economico alle proprie spalle); come se non bastasse realizza anche le grafiche delle copertine e (sì, fa perfino questo) produce a mano le magliette del proprio merchandise. Nell’intervista Sergey afferma anche di essere alla ricerca di un’etichetta che si occupi della sponsorizzazione e distribuzione dei suoi dischi (aspetti su cui egli invece si auto-dichiara carente) dopo la morte della sua vecchia casa discografica underground, la Subliminal Groove Records.     

Vengo adesso alla musica. Bad Blood, pubblicato nel 2011, mi sembra essere l’album più rappresentativo del peculiare stile musicale di Nemertines. Nelle bio dei suoi profili social Sergey afferma «you can classify my music somewhere between experimental/math/djent metal» e riporta anche un commento, a cui sembra particolarmente affezionato, di un suo fan: «Nemertines is a child of Korn and Meshuggah». L’influenza esercitata dai Meshuggah su Sergeyè facilmente rintracciabile per quanto riguarda la struttura della sezione ritmica delle proprie canzoni, la scelta del timbro delle distorsioni usate e l’uso massiccio della tecnica chitarristica del palm muting. In tutta la discografia di Nemertines batteria, basso e chitarra ritmica creano un groviglio inestricabile, potente e molto affine allo stile tipico della band svedese. Per quanto riguarda invece i Korn le principali somiglianze possono essere rintracciate nelle simili atmosfere sonore e in quella che definirei una comune propensione a una composizione musicale dal carattere esistenzialista. 

A mio modo di vedere però il tratto più caratteristico della composizione di Sergey, l’aspetto della sua musica che più di ogni altro assume connotati sperimentali, consiste invece nella sovrapposizione e coesistenza di quella base ritmica (affrontata in precedenza) che oscilla tra il math e il djent con melodie malinconiche e dal sapore intimo, spesso talmente semplici da apparire naive. Nemertines, quindi, è oscuro e malevolo come solo il metal sa essere, ma al tempo stesso è anche un progetto profondamente personale, un’analisi sonora dei propri vissuti e stati d’animo. Sempre in quell’unica intervista egli sostiene che la sola ispirazione da cui trae origine la sua musica riguarda la propria vita, quello che sente. Nemertines è il prodotto del vomito della sua anima. Sergey si serve della strumentazione tecnica offertagli dal metal per risignificarla, dargli una rotta tutta sua: in ciò, a mio parere, consiste la sua grandezza artistica.  

I brani che trovo più significativi di Bad Blood sono Confuced, con il suo dolce arpeggio e la sua tonalità emotiva che da sommessa si fa improvvisamente esplosiva, I’m Sorry, che trasmette in modo incredibilmente vivido il senso di colpa e lo strazio interiore dell’autore, 2006, brano in cui Sergey sfoggia a pieno la sua abilità batteristica e che include in sé una parte di basso slappato che appare come un evidente richiamo ai Korn, fino ad arrivare a In Love, la cui l’assenza completa di melodia produce un (voluto) terribile senso di irritazione e frustrazione. Non mi resta che augurare a chi legge un buon ascolto.

  1. Addiction
  2. Maki
  3. Self-Criticism
  4. Scarlet
  5. In Love
  6. Confuced
  7. I’m Sorry
  8. Complex
  9. The Useless Dialogue
  10. ILI
  11. 2006
  12. Cursed
  13. Three Colors
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