“Toilet”_CLOWN CORE

by Valeria Alessandri

nell’altro buco del fottuto jazz
poem-blurb di Valeria Alessandri

chiusi in un barattolo a motore del cazzo (mezzodìcaldoboianovembrenoncèuncanequiarancione)
sardine anoressiche sotto sale a bagno “marja”
di lacrime alcoliche anche i sorrisi rubati
come gli spritz che ci han fatto alla svelta
carichi di merda al bar e li paghi comunque
manco stai a rimini la paura degli sbirri e
incollata al culo la voglia di morire davvero
o forse di partire per dove (cazzo!) dove?
«almeno un po’ di possibile sennò soffoco!»
aveva detto quel francese bravo più bravo
di noi tutti a crepare insano mancano gli occhi
la forza di leggere stanchi anche di ridere piano
per questo aperitivo take-away-e-a-rò-vai?
dai! tutto assurdo ma senza stupore si tira
a campare in aria la musica che ci distrae
metti quel duo-duro che hai scoperto e ti senti
un fottuto dio e-ruttante ilarità profonda dal
cielo viene sulla terra senza più promesse
per riempire il disordine con cao-e-rotica-s-borra
decisa (lo sai) più di una vendetta è la natura nuda
dello speady beat, del growl, del sax e del cazzo. si. l’organo “riduttivo” maschile fisicamente suonato sulla tastiera (come si vede nel video di 3. TOILET che da il nome all’album, mi dici, il penultimo del 2018) nella ruota rumorosa dei generi classici, irrompono bravissimi questi due joker men americani che sanno farsi così bene la musica da fecondare i silenzi, lo stile cade ad incudine  sull’imitazione in serie dei codici e poi. pausa. un suono. minimale. lo scherno. meno-pausa della “pro-fessa-naggine”. riso-freddo-chirurgico. basta un colpo di clacson a trombetta dopo il “fracazzo”  sax-batteria. cosicché il loro entusiasmo mai cabarettistico è serio disinteresse. “umore” intelligente. nell’altro buco del fottuto jazz. nessuno ha mai urlato così bene l’acid attraverso il corno ottuso del breakcore. talmente arcaici da essere invecchiati, i CLOWN CORE più che due pagliacci sono il doppio in it, complementarietà dei mali, gemelli “omominchioti” posizionati ma non visibili. privi di facce, infatti, LEFT CLOWN (batteria-tastiera-cori) e RIGHT CLOWN (sax-voce-tastiera-membro) indossano maschere che sogghignano tristezza. hanno registrato una merda in un cesso chimico, mi dici, scelgono sempre luoghi angusti dove “scaricarsi”, dico io, un po’ come noi pezzi di stronzi in questo buco di panda. 5. SCHEDULED DIARRHEA. “venuti” giù troppe volte al centro del suono, ormai oltre il desiderio è il loro porno-jazz-grind-noise-d&b metallico classicamente orchestrato in più atti disgiunti. nel foro intimo di un teatro vuoto. desertica vita che attraversiamo. secondo me dietro questo progetto ci stanno cole e gendel degli KNOWER, dici, io faccio di no con la testa, quelli sono troppo funky (e che significa? potrebbero invece! anche loro youtuber… ma io preferisco pensare che non esistano affatto… che sia un sogno bellissimo prima che tutto possa finalmente bruciare in un trullallerotrullalleratrullalàruttaquiruttalaaaaaaaaaaaaah! 1. HELL). a me poi viene di segarti sul minuto (e poco più) di 2. WITCH PUSSY al ritmo lento e cadenzato di cigolii e botte. lunga pausa in mezzo. un tasto-scorreggia. «mai al di sopra di quella di stato» però, cit. bene. fa bene. fa male. la nostra rabbia sino alla catarsi, gelida combustione a(s)-spaziale in 4. GOOGLE YOUR OWN DEATH con un malinconico intro di piano che si apre ad una perfetta indie rock music all’EXPLOSION IN THE SKY. il cesso viaggia. attraversa l’universo. plana sulla terra per subire ancora una volta la colpa modernissima sparata dalle mitraglie, dal fast-food, dalle macchine, dal fungo atomico. e la batteria a ricordarcelo. fino all’atto zero: nintendo-generation con la tastierina-suicidio e i confetti pro-zac (efron) comprati al super-markelliotzuckemberg. mangia e vomita. vomita e mangia. mentre al karaoke canta: «if i hold the door for you/you better say thank you/i like waiking up during surgery/its the only way i can cum». sax liquido = 6. TRUTH AND LIFE. un’equazione che si risolve in modo anal-logico in 7. THE AREA 51 SNACK BAR SUCKS. non c’è più giustizia, cosa odono le mie orecchie, ti chiedo, fastidioso colibrì sintetico, il silenzio suonato deve essere questo rantolo mononota, che dura esattamente un minuto e sedici, prima di farti scoppiare: 8. GOOGLE YOUR OWN LEAKED NUDES. sto impazzendo. devo smetterla di ascoltare questa roba. tu mi tranquillizzi e accendi la macchina (mentre mi mostri il tuo black mirror, ti esalti perché questi due hanno chiuso l’album con una traccia che si chiama BUY THIS ALBOOM [9];il video lo han fatto tipo blocco schermo windows, a sfondo nero, con la scritta rimbalzante “give us money”). geni? forse, ma non c’è più giustizia, dico e mi giro a guardare fuori. allora capisci, non temere, mi dici, stringendomi la mano sul cambio. adesso andiamo, andiamo, andiamo…

ma dimmi dove cazzo andiamo amore mio?
e dove siamo stati sin ora se non sempre
e comunque non-qui non-ora per-sempre
avviluppati ad aspettare che cosa? forse
solo che cambi colore di nuovo e che lo
dicano (perdio!) una volta per tutte invece
di giocare a un due tre stella che non c’è
né più colore né più regione né più stato
che tenga i nostri stati malati sani stabili
mobili dell’usato all’asta la victoria siempre
solo estetica per i ricchi e quando sarà
l’arte estatica di cui parlavano e che hanno
fatto quel francese e il tedesco e bene? lo
hanno fatto ma fuori dai barattoli del cazzo
fuori dai bar e comunque con gli sbirri
attaccata al culo anche la paura di morire
ma quanta voglia di partire c’era e quanta
voglia ancora di provare a restare vivi senza soffocare!
almeno un po’ di possibile solo un poco (alledueuncaldoboiachesimuoremagarisivivessecomeicani)
DECISA (lo sai) PIU’ DI UNA VENDETTA E’ LA NATURA NUDA.

  1. HELL
  2. WITCH PUSSY
  3. TOILET
  4. GOOGLE YOUR OWN DEATH
  5. SCHEDULED DIARRHEA
  6. TRUTH AND LIFE
  7. THE AREA 51 SNACK BAR SUCKS
  8. GOOGLE YOUR OWN LEAKED NUDES
  9. BUY THIS ALBOOM

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