Dialogo su La Tragédie d’Oreste et Électre dei CRANES

by Valeria Alessandri

(composta nel 1996 e liberamente tratta da Les mouches di Jean-Paul Sartre)

◘ poem-blurb di Valeria Alessandri

ANTEFATTO

La grande crisi non si arresta ed il regno è ormai perduto. Le parole sono fitte ma non trattengono fluidità ed ogni nota sola, si lascia andare lunga, rischiando di non esistere più. Vibrano sporadicamente i miseri resti di una realtà immaginata. I superstiti del corpo operante, Iononio, Permeconio e Perinme si ritrovano con Altrə a riordinare le idee al confine, tra l’imbocco per la pigrizia musicale e la via della memoria sonora. Ma l’attenzione è labile. La presenza a sé quasi impossibile.

ATTO I

Scena 1: Comme Je Suis Libre (4:27)

Al confine, un’associazione lontana, la catena molle aereo-sedileruvido-film-odoredipioggia-humouringlese-Cranes si offre come unico pretesto dialogico fra i personaggi.

-Iononio: Se la devo dire tutta, i Cranes non sono né i Cocteau Twins, né (figuriamoci!) i Dead Can Dance… alcuni se li ricordano esclusivamente per il brano Jewel che raggiunge la decenza solo grazie al remix di Robert Smith, tra l’altro! Non mi convincono.

-Altrə (in coro): Vabbè, l’unico album che ha avuto davvero successo è stato Loved… forse è uscito a metà degli anni ’90 e non è proprio da buttar via, dai! Comunque, in generale, non ascoltiamo volentieri più di uno o due brani alla volta… annoiano! E la voce di lei ci da fastidio: Britney Spears con le adenoidi, praticamente! Non capisco perché li definiscano anche indie-rock; di alternativo hanno poco e sinceramente li trovo molto più dream-pop che altro. Se vogliamo ascoltare del dream-pop fatto bene, alla fine, mettiamo su i classiconi: The Mortal Coil e…ma sì, anche i Cocteau Twins… al massimo i Dead Can Dance, tié! Però loro già fanno più rock e world-fusion; attenzione a non confondere i generi!

-Permeconio: Ma vi assicuro che se ascoltate l’album d’esordio Fuse li trovate molto più rock di quanto ci si può aspettare e sono un sacco interessanti! Nemmeno sembrano loro per le sonorità dark di cui si avvale il “disco”! Cioè il disco non c’è, in effetti, forse manco su spotify e per ascoltarlo tutto dovete avere la musicassetta del 1986… ah no, su you-tube si trova! Ormai si trova tutto su you-tube, infatti…

Perinme (interrompendo Permeconio): Cos’è ‘sta cazzata sul genere?! Chi se ne fotte del genere?! I Cranes mischiano, hanno sempre mischiato e dipende pure dall’album! Passano dal rock gotico allo shoegaze, dal dream-pop a tutte le varie declinazioni dell’ethereal … eccetera, eccetera! Se si lasciano perdere per un attimo gli anni ’90 e si ascoltano gli ultimi album, poi, sono molto più essenziali!

-Permeconio: Esatto! Abbattuti i muri delle chitarre distorte, dai primi del 2000 si sono aperti al minimalismo elettronico senza rinunciare all’impronta orchestrale contemporary. Non canta più nemmeno solo lei! A proposito della voce della Alison, vorrei dire, comunque, che accosterei il suo timbro e il tipo di modulazione a quelli di Sierra Casady, mica della Spears! Presente Sierra? Rosie del duo indie Cocorosie?! Ecco. Però è importante sottolineare una differenza…

-Iononio (interrompendo Permeconio): Sono tutte balle! I Cranes hanno più volte cambiato membri, automaticamente sono anche gli arrangiamenti ad essere cambiati. Per questo si percepisce una certa disomogeneità nel loro percorso musicale, ma si tratta di deviazioni occasionali dettate dall’incontro con altri musicisti… magari un attimino più preparati, che dite!? Prevalentemente sono dream-pop, con velleità rockettare e mire sperimentali discutibili… Se fossero sempre stati soli, i fratelli Alison e Jim Shaw (nucleo duro, immutabile dei Cranes), avrebbero continuato a scimmiottare i Cure senza ottenere risultati credibili!

-Altrə (in coro): Che esagerazione, Iononio!

-Perinme:Quindi li buttereste nel cesso così come stanno? Non salvereste nemmeno un album?

-Permeconio (suona flebile la sua voce ormai sepolta dalla crescente sovrapposizione di tutte le altre) Aspettate un momento, io ho qualcosa da dire davvero; sta arrivando un’idea palpabile!

-Altrə (in coro): Ma a chi ti riferisci, Perinme?! Noi Altri non pensiamo mica nel modo dell’altrimenti! Calma! Bisognerà trovare insieme una soluzione.

-Permeconio: Ce l’ho! Ce l’ho io l’album da salvare!

-Iononio (parla escludendo Permeconio): Tutti sanno che si rischiano figuracce a sorpassare il confine senza portarsi appresso un minimo di buon gusto, dai! Ce l’ho con Voi Altri e con questi ridicoli giudizi estetici che vengono legittimati soprattutto dalle provocazioni di Perinme!

I toni si inaspriscono ed è ormai scontro aperto tra Iononio, Perinme e Altrə. Permeconio, invece,  non riesce ad esporre la sua idea palpabile agli altri personaggi. Eppure, nonostante il chiassoso vociare, inizia a percepire una musica proveniente dalla via della memoria sonora. Assomiglia ad un allarme lontano. Ma è un sentore tetro, angosciante e spaventoso che emerge da dentro.

-Permeconio: Eccolo l’inizio, alla fine! L’intro della tragedia moderna dei Cranes! Rumore sintetico. Come di un allarme che non strilla. Come di una scala mobile che non sale. Rumore sintetico di animale. Quello robotico della coscienza che si sgranchisce i meccanismi ancestrali. Tensione allo stato puro che sa di condanna. Rombi ottusi. Mentre la voce infantile della Alison non canta. Parla con poca enfasi. Annuncia l’argomento esistenzialista che verrà sviluppato per tutto l’album, ripercorrendo le scene preferite dell’opera teatrale “Les mouches” di Sartre. Una bambina di Portsmouth che si esercita a leggere ad alta voce le battute francesi in una stanza immensa, vuota. E gioca a definirsi libera. La sentite parlare? Non canta e non canterà per tutte e 7 le tracce di La Tragédie d’Oreste et Électre… Ma solo in 6 di queste la sua voce discorre. Lei solamente dice…. e tutti i personaggi si dicono attraverso lei, senza rivelare le loro identità.

Iononio, Perinme e Altrə si accorgono che Permeconio non è per nulla coinvolto nella dinamica litigiosa e che si sta allontanando in solitudine, attratto da impressioni sonore sempre più vivide. Iononio, Perinme e Altrə tentano di richiamare l’attenzione di Permeconio per scoraggiarne la fuga.

Altrə (in coro): Non dissociarti Permeconio, resta con noi al confine! Se oltrepasseremo la linea sarà perché tuttə avremo deciso!

-Iononio: Torna indietro! Non potrai mai parlare di una percezione che ti chiama dalla memoria sonora; quella zona esiste solo se resti nell’area di intersezione! Non perdere il filo del discorso!

-Perinme: Permeconio, io sento che cosa vuoi! Ho la tua stessa impazienza perché non mi piace affatto quello che trovo nella pigrizia musicale… Ma sono qui al margine, negli interstizi a litigare e prima o poi sarà rumore anche per noi; più acuto rispetto a quello che ti sforzi di mettere a fuoco da lontano! Vieni qua e arrabbiati, fanculo! Arriverà il momento in cui si accorgeranno di noi, non temere, ma servono le nostre presenze nervose e pulsanti! Permeconio! Permeconioooo!!!

Permeconio si arresta, si volta verso gli altri personaggi e, come in stato di trans, recita il suo monologo prima di tornare a muoversi in direzione della memoria sonora.

-Permeconio: Eschilo dice la responsabilità umana attraverso Sartre e Sartre dice attraverso Alison ed Alison dice attraverso Elettra ed Oreste e Clitemnestra e le Erinni tramutate in mosche rombano ronzano continuano a divenire in Alison che diviene soprattutto Elettra perché Alison ha fatto a pezzi il testo di Sartre allora lo ha tradito allora lo ha ucciso (ma solo a metà nell’arte e infatti bisogna farla la libertà mica arriva il fratellino Oreste che si sporca le mani e tu poi hai così tanta paura di ferire e così poca di morire oh Alison-Elettra oh Elettra-Alison tu ti suicidi!) comunque non lascerà parlare troppo Oreste con Giove in fondo non le importa così tanto interpretare le scelte degli altri ma tuonare in faccia la libertà come condanna e lei donna che lo sa che la condanna più grande è quella di vivere un tipo specifico di libertà che gli altri le hanno deciso infatti l’inferno sono gli altri diceva lo strabico ma quanto ci interessano quanto li invochiamo porca troia! Senza  il fratello Jim non sarebbero venuti fuori tutti quegli arrangiamenti orchestrali alla Percy Faith pensati per il Moulin Rouge Theme in cui l’essenza rock è immersa nella cornice estetica della contemporary classical music e poi chissà chi altro ci suonava con i Cranes in quel misterioso momento in cui sparirono dal Mainstream! Fecero bene perché tutte le tracce dell’album La Tragédie d’Oreste et Électre sono così e diversissime da quello che hanno sempre suonato (a parte l’ultimo brano che ritornando sui suoni più dark-wave ricorda le atmosfere musicali del film Suspiria ad esempio ma è un roba da far venire i brividi!) La prima traccia e l’ultima sono the best proprio! Vedete mi sto parlando addosso per pensarvi tuttə! Parlo ancora come Me con Io e sono parlata da tutto il resto per convincermi per convincere che siamo liberi ma liberi rispetto a cosa?! Stanchezza cosmica e voglia di morte sono una caramella deliziosa per voi Aletto Megera e Tisifone o per altri insetti fastidiosi che mi ronzano attorno e penetrano i miei buchi ma senza fori mi sembra il ragionamento che si fotta il senso dell’ascolto se non ascoltate leggendo o non sapete il francese non posso fare  più niente per voi… per me… per loro… parlo sempre peggio… e  rombano ronzano trascinano sempre più forte… sempre più forte… sempre più… sempr… ort… semptinskdswjiwndknmsndidk…..

Farfugliando, Permeconio sparisce in una piega del tempo. Iononio, Perinme e Altrə continuano forse ad esistere al confine ma è solo una sensazione. Il primo atto si conclude con il risuonare lontano della voce di Alison che sarà l’unica udibile (ma in primo piano) nel secondo e nel terzo atto. Buio.

«Comme je suis libre
Comme je suis libre
Comme je suis libre
Et quelle superbe absence que mon âme»

ATTO II

Scena 2: Oreste Et Électre (5: 50)

«[…] Électre!
Chut!

Qu’y a-t-il?

C’est ma mère, la reine Clytemnestre

Électre, le roi t’ordonne de t’apprêter pour la cérèmonie. Tu mettras ta robe noire et tes bijoux. Tu es princesse, Électre, et le peuple t’attend, comme chaque annèe

Sais-tu ce qu’ils font, Philèbe? Il y a, au-dessus de la ville, une caverne on dit qu’elle communique avec les enfers. A chaque anniversaire, le peuple se réunit devant cette caverne, des soldats repoussent de côte la pierre qui en bouche l’entrée, et nos morts remontant des enfers, se répandent dans le ville. Ils courent partout. Je ne veux pas prendre part à ces mômeries. Ce sont leurs morts, non les miens

Si tu n’obéis pas de ton plein gré, le roi a donné l’ordre qu’on t’amène de force

De force?… Ha! Je paraîtrai à la fête et, puisque le peuple veut m’y voir, il ne sera pas déçyou. A bientôt, je vrais m’apprêter»

Scena 3: La Cérémonie (4:39)

«Qu’est-ce qu’ils font, ceux du palais? Ils ne se pressent pas. Moi. je trouve que c’est le plus dur
cette attente: on est là, on piétine sous un ciel de feu, sans quitter des yeux cette pierre noire … Ha!
Ils sont là-bas derrière; ils attendent comme nous tout réjouis à la pensée du mal qu’ils vont nous
Faire

Horrible, horrible attente. Il me semble, vous tous que vous vous éloignez lentement de moi. La pierre n’est pas encore ôtée, et déjà chacun est en proie à ses morts, seul comme une goutte de pluie

Chiens! Osez-vous bien vous plaindre? Avez-vous perdu la mémoire de votre abjection? Par Jupiter, je rafraîchirai vos souvenirs. Il faut bien nous résoundre à commencer sans elle. Qu’on aille quérir
Électre au palais et qu’on l’amène ici, de gré ou de force

Pitié! Pitié! […]»

Scena 4: Dans D’Électre (6: 27)

«Électre, réponds, que signifie ce costume?

J’ai mis ma plus belle robe. N’est-ce pas un jour de fête?

Sacrilège! Sacrilège!

Est-ce un sacrilège que d’être gaie? Pourquoi ne sont-ils pas gais, eux? Qui les en empêche? Je ris, c’est vrai, pour la première fois de ma vie, je ris, je suis heureuse

Sacrilège! Sacrilège!

Elle est folle. Électre, vat’en de grâce, sinon ton impiété retombera sur nous
Il fait beau. Partout, dans la plaine, des hommes lèvent la tête et disent : ” Il fait beau “, et ilssont contents. Mais regardez-moi : j’étends les bras, je m’élargis, et je m’étire comme un homme qui s’éveille, j’occupe ma place au soleil, toute ma place. Est-ce que le ciel me tombe sur la tête? Je danse, voyez, je danse, et je ne sens rien que le souffle du vent dans mes cheveux

Elle danse! Voyez-la, légère comme une flamme, elle danse au soleil, comme l’étoffe claquante d’un drapeau – et les morts se taisent! […]»

ATTO III

Scena 5: Le Palais (3: 20)

[Elettra-Alison Alison-Elettra respira]

Scena 6: Au Temple (4: 48)

«Qu’est-ce que nous avons fait?

Quelque chose est arrivé que nous ne sommes plus libres de défaire. Est-ce qu’il fera toujours aussi noir, désormais, même le jour?

Attends, laisse-moi dire adieu à cette légereté sans têche qui fut la mierne. Laisse-moi dire adieu à ma jeunesse […]

Alors adieu, adieu, adieu

Écoute! .. . Écoute le bruit de leurs ailes. Elles nous entourent, Oreste. Ce sont les Érinnyes, les déesses du remords […]»

Scena 7: Dans Des Érinnyes (3: 49)

«[…] Réjouissez-vous : trop souvent les criminels sont vieux et laids ; elle n’est que trop rare, la joie exquise de détruire ce qui est beau

Ils soupirent, ils s’agitent; leur réveil est proche. Allons, mes soeurs, mes soeurs les mouches, tirons les coupables du sommeil par notre chant

Nous nous poserons sur ton coeur pourri comme des mouches sur une tartine; coeur pourri, coeur saigneux, coeur délectable; nous sommes les suceuses de pus, les mouches; nous t’escorterons jusqu’à la tombe; et nous ne céderons la place qu’aux vers»

EPILOGO

La grande crisi non si arresta. L’attenzione è labile e la presenza a sé quasi impossibile?

Tu. Lo schermo.

  1. Comme Je Suis Libre
  2. Oreste Et Électre
  3. La Cérémonie
  4. Danse D’Électre
  5. Le Palais
  6. Au Temple
  7. Danse Des Érinnyes
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