“The Forgotten Lost Fragments”_CAMLANN

by Manlio Perugini

I Camlann, band/collettivo da Jakarta (Indonesia), sono molto giovani. Non a caso Cold Transmission, la loro etichetta, li definisce una “teen alternative neo-goth band”. “Teen” appunto perché la loro età media al tempo dell’esordio con l’EP The Arrival (2019) era intorno ai 16 anni. Gli attuali componenti della band sono tre: la cantante-chitarrista (e principale autrice dei testi) Ony Godfrey, il bassista Bayu Tryudanto, e il tastierista Fauzan Pratama, quest’ultimo responsabile della composizione. A loro si accompagnano la produttrice Chariszan e Arachne, co-autrice dei testi. All’epoca di The Arrival la line-up era abbastanza diversa, così come anche la proposta musicale: una sorta di di surf rock anni ’60, però suonato come se si fosse i Cure. Subito dopo la pubblicazione la maggior parte dei componenti abbandonò la band, in cui rimasero solo Godfrey e Chariszan. Il nome Camlann, derivante dal ciclo arturiano[1], fu mantenuto, probabilmente perché l’EP di esordio aveva avuto una discreta risonanza nella scena alternative di Jakarta.

Senza perdersi d’animo, le nostre reclutano Tryudanto e Pratama e si liberano delle suggestioni surf. Nonostante un background più vicino all’indie rock e allo shoegaze, i nuovi arrivati fanno propria la passione per l’universo dark/gothic/post-punk della leader Godfrey. I punti di riferimento divengono Joy Division, New Order, The Smiths, Sisters of Mercy, The Cure, Siouxsie and the Banshees e vari altri, con un posto d’onore riservato ai Drab Majesty.

Sì, stiamo parlando di una band di adolescenti indonesiani “in fissa”, come si dice, con un pezzo di storia musicale che non solo non hanno mai esperito direttamente (e fin qui né i primi né gli ultimi), ma nella quale, a quanto è dato sapere, si sono imbattuti quasi casualmente. In un’intervista rilasciata al blog Obscura Undead emerge come la formazione musicale di Godfrey, tramite suo padre, fosse legata al rock classico, e che il post-punk et similia sono stati appunto una scoperta recente e autonoma, eppure tanto significativa da portare nel giro di poco tempo alla nascita di un progetto musicale che in qualche modo sta riuscendo a varcare i confini nazionali. Ed  è in un certo senso l’ennesimo “caso isolato”: sempre dall’Indonesia i Closure e i Pullo stanno in qualche modo facendo parlare di sé anche nel tronfio occidente.

A maggio di quest’anno i Camlann pubblicano il singolo “To Vatican”, cui a luglio fa seguito l’album, The Forgotten Lost Fragments, per Cold Transmission, e scopro che si tratta addirittura di un concept album. La storia è per certi versi lineare: è la storia di un uomo, Johannes Bianchi, che fin da ragazzo sente la proverbiale vocazione, decidendo quindi di perseguire la carriera ecclesiastica. Incontra però una giovane donna, che vede in lui un vero e proprio punto di riferimento, e tra i due scoppia un amore inarrestabile. Johannes decide però infine di sacrificare tale amore sull’altare della propria vocazione. Johannes quindi parte per Roma, dove diviene un prete cattolico, salvo poi morire pochi anni dopo. La storia è però narrata dal punto di vista della donna, ormai anziana: dopo la rottura si trasferì a Los Angeles e ora, sul letto di morte, ricorda la propria giovinezza e appunto i frammenti perduti e dimenticati di essa e di quell’amore.

In copertina vi è un disegno, dallo stile quasi “bonelliano”, raffigurante una donna accasciata su una tomba. La donna si sta riducendo in frammenti, mentre sulla lapide campeggia l’iscrizione “Here lies Father Johannes Bianchi 1949-1983”. Il brano si apre con la voce di Godfrey, molto bassa e risonante – non esattamente tecnicissima ma di grande impatto – su un tappeto di synth molto retrò, ai quali fa subito seguito la coppia drum machine/basso, dritti e ipnotici. Niente di nuovo sul fronte occidentale (ma forse sì su quello sudorientale asiatico), eppure, tra il timbro quasi androgino di Godfrey e linee melodiche efficacissime, l’album riesce in qualche modo a lasciare il segno.

Facciamo il punto. Un trio (+2) di adolescenti indonesiani che nel 2020 sforna un album post-punk/new wave di tutto rispetto, presentando un concept in cui l’immaginario religioso occidentale (per se non alieno al genere, sebbene più che altro iconograficamente) viene affrontato da una prospettiva ai limiti dell’esistenzialismo. Tra l’altro, sebbene Godfrey abbia accennato a una componente autobiografica della storia raccontata, non riesco a non pensare che dall’Indonesia (lo stato con il più alto numero di musulmani al mondo) il cattolicesimo in chiave vaticana possa suonare quasi come “esotico”, ciò che mi farebbe apprezzare ancora di più questo album. Al di là di ciò, il punto è che gli ingredienti di quest’album, da un punto di vista sia testuale sia musicale, potrebbero tranquillamente essere la ricetta di un’opera piuttosto derivativa, e invece così non è.

Tra le tracce più significative, oltre all’apripista “To Vatican”, con la Roland Juno in prima linea, meritano di essere segnalate: “Father Johannes”, evocativa e sognante, eppure a tratti ballabile; l’eterea “Father Figure” con la sua cadenza dilatata; “Lonely for the Rest of my Life”, nella quale il dolore della protagonista si esprime pienamente anche attraverso un andamento a tratti nervoso. A questa fa da contraltare la traccia di chiusura “What’s the Worth of Living?” (già presente in The Arrival): qui la cadenza sembra quasi dettata da spasmi automatici, salvo poi finire per trascinarsi. Sorprendente anche “New City, New Hope”, inserita con intento straniante a spezzare il mood complessivo dell’album: scritta e composta dalla producer Chariszan, permette ai Camlann di mostrarsi capaci di gestire suggestioni ai limiti del funk e della disco music.

A essere onesti, non mancano numerose ingenuità da parte dei Camlann, in buona parte ascrivibile alla scelta programmatica di rifarsi, come detto, a una corrente musicale già vecchia nel momento in cui i componenti della band venivano al mondo (a dirla tutta, all’epoca già al suo revival), alla giovane età (OK boomer), e probabilmente anche alla provenienza geografica. E però ritengo che queste siano al tempo stesso gli elementi in cui risiedono i loro punti di forza, nella terra di nessuno che giace tra coraggio e incoscienza. La voce di Godfrey, i tastieroni di Pratama, i testi così impenitentemente malinconici, il loro look androgino, per non parlare del loro uso dei social media: il loro account Instagram è strapieno di foto in pose e abbigliamenti che richiedono l’uso del termine retromania, nonché di video registrati nel salotto di casa. Nel suo insieme tutto ciò risulta nella proverbiale miscela esplosiva, che trasforma quelle ingenuità in margini di miglioramento. A titolo di prova, si può ascoltare il recente singolo “1983” (tanto per non farsi parlare dietro), dove la voce di Godfrey mostra non solo maggiore espressività, ma anche maggiore sicurezza. Il brano è una bomba, ma soprattutto lo è il video.


[1] Camlann era il luogo dell’ultima battaglia di Re Artù, ove secondo Malory Artù morì sconfiggendo Mordred.

  1. Il Prologo
  2. Father Johannes
  3. The Ballad Of Us
  4. To Vatican
  5. Lonely For The Rest Of My Life
  6. New City, New Hope
  7. Father Figure
  8. Goodbye
  9. The Forgotten Lost Fragments
  10. What’s The Worth Of Living
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