“A Thousand Leaves”_SONIC YOUTH

by Luca Ruggiero

Era il 1990 e Kim Gordon stimolata dall’esperienza positiva della sua band, convinse i Nirvana di Kurt Cobain a firmare un contratto per una major, la DGC, dirottando totalmente il suono degli anni ’90, catapultando di fatto il grunge nei primi posti delle classifiche di vendita e involontariamente in una spirale autodistruttiva il frontman della band di Seattle. I newyorkesi Sonic Youth, cresciuti negli ambienti delle avanguardie artistiche della grande mela, avevano da sempre tenuto un rapporto scaltro e di estremo equilibrio con la propria etichetta discografica: indipendenza artistica all’interno di una major, uno strano connubio, che tuttavia aveva caratterizzato positivamente la scena musicale degli anni ’90 non solo negli USA. L’esperienza che i quattro newyorkesi si erano costruiti in decenni di frequentazioni della scena intellettuale e artistica, nei contorti ambienti delle produzioni arty cittadine non poteva essere paragonata all’attitudine diretta e ingenua dei ragazzi di provincia del grunge che infatti non riuscirono a sostenerne la pressione, schiacciati dall’esposizione mediatica del loro malessere.

La Geffen-DGC non interferiva minimamente sulle scelte delle pubblicazioni discografiche dei Sonic Youth, tuttavia, verso la fine del 1996, la band decise di inaugurare un proprio spazio di registrazione a Manhattan, questo permise di rifinire con più cura la loro musica senza preoccupazioni di budget per lo studio o per i tempi di lavorazione, diede inoltre loro la possibilità di fondare una propria etichetta discografica, la Sonic Youth Recording, tramite la quale pubblicare quello che non trovava posto nei loro lavori ufficiali.  Le dieci uscite della SYR sono uno straordinario viaggio della band newyorkese nell’improvvisazione, nel free-form e nella sperimentazione più intransigente, caratterizzate da collaborazioni con esponenti della musica colta e d’avanguardia. Questa nuova opportunità diede libero sfogo alla voglia della band di percorrere nuovi itinerari musicali, ancora presente come alle origini. Ed è innegabile che queste pubblicazioni parallele siano quanto di meglio i Sonic Youth abbiano prodotto negli anni 2000 fino al proprio scioglimento nel 2011.

Dalle session di registrazione nel nuovo studio di Murray Street escono quindi i primi tre EP della neonata etichetta SYR e viene ideato e registrato “A Thousand Leaves”, il decimo album in studio dei Sonic Youth, pubblicato nel maggio 1998. Il doppio album si presenta come un lavoro dall’attitudine per lo più sperimentale e ben poco immediato, con brani in prevalenza lunghi, diffusi, dissonanti e articolati. Riflesso della tempistica lenta e dilatata del nuovo ambiente di lavoro “A Thousand Leaves” è un insieme di lunghe pièce di impronta concettuale dove feedback e dissonanze sfumano in strumentali dall’impronta psichedelica. Proprio come l’immagine di copertina, una bambina ritratta in un ambiente onirico dove spazio e tempo risultano confusi e distorti, frutto di un lavoro di collage dell’artista Marnie Weber, “A Thousand Leaves” ci trascina verso territori visionari e poco definiti, dove sensazioni di inquietudine e nervosismo corrono veloci sotto l’andamento spesso flemmatico e di apparente quiete delle tracce del disco.

L’apertura è affidata a Contre le sexisme una dissonante poesia recitata da Kim Gordon su un unico accordo, una ritmica ossessiva e un tappeto di glitch elettrici; Kim pare sprofondare negli echi delle proprie parole e invitare ad intraprendere il percorso sonoro appena iniziato. La successiva Sunday, un’accattivante sonic-ballad di Thurston Moore, è l’episodio più immediato e solare del disco, quanto di più vicino possa essere assimilato ad una “canzone”, ed è scelta come singolo promozionale, la versione radiofonica viene tuttavia edulcorata per i palati meno “preparati” privandola della deriva noise che si ascolta nella parte centrale del pezzo.

Kim Gordon è la più legata del gruppo ad un universo artistico di ampia visione, allontanandola da una concezione espressiva prettamente musicale. La sua formazione negli istituti d’arte e la frequentazione attiva negli ambienti delle gallerie di New York la portano a nutrire estremo interesse per la performance art e per le arti visive, nei Sonic Youth è sua l’impronta più sperimentale che si evidenza nei pezzi più estremi e dissonanti dove il minimalismo e l’avanguardia spingono il suono della band a superare qualsiasi confine prestabilito. Female mechanic now on duty, aspra e destrutturata, basata sul tema di un femminismo antagonista (sempre presente nei pezzi a firma Gordon) è tra i pezzi migliori di “A Thousand Leaves”. In altre occasioni, come in French Tickler, la Gordon pare essere più indulgente, le canzoni sono appese al filo che separa astrazione e caos e, quando il rumore sembra delinearsi in forma canzone, sembra farlo solo per capriccio.

Wildflower soul di Thurston Moore è una suite psichedelica di 9 minuti dove si possono ritrovare echi di un certo folk anni ’60; l’influenza di Velvet Underground e Glenn Branca sono evidenti invece nel fragoroso crescendo noise, il pezzo è caratterizzato da un testo estremamente criptico probabilmente frutto di una tecnica cut-up, tradizione beat che viene richiamata anche dal titolo dal sapore hippie. In Hoarfrost troviamo il primo intervento di Lee Ranaldo in “A Thousand Leaves” e le atmosfere si placano, echi di suoni acustici quasi folk accompagnano la voce calda e rassicurante di Ranaldo nel racconto di un onirico viaggio psico-bucolico. Le atmosfere trasognanti, venate di psichedelia, sono la caratteristica e il fascino che Ranaldo porta al suono della band, ne è un chiaro esempio anche la splendida Snare, Girl.

La beat generation è nuovamente omaggiata nella monumentale Hits of Sunshine dedicata a Allen Ginsberg, amico della band, scomparso a New York l’anno precedente, nella primavera del 1997. In Hits of Sunshine e Karen Koltrane le chitarre di Thurston Moore e Lee Ranaldo cesellano trame limpide e visionarie, parole scolpite e incantevoli strumentali; tra cacofonia, rumorismo minimale, improvvisazione e free-form i due pezzi centrali di “A Thousand Leaves” possono essere annoverati tra le migliori prove nell’intera discografia dei Sonic Youth. L’andamento compassato delle due chitarre della band rappresenta la cifra stilistica dell’attuale stadio evolutivo, momento nel quale non vengono certo abbandonate le fragorose incursioni nelle dissonanze noise del passato, ma vengono più spesso diluite in un’apparente quiete nel quale l’inquietudine suona minimale e sotto traccia, esaltandosi più spesso in trame ispirate e stratificate.

La presenza di Kim Gordon è una costante di “A Thousand Leaves” più che in tanti lavori precedenti della band, la sua influenza nel suono dell’album, come autrice o anche solo come voce, segna totalmente le direzioni di un lavoro che può risultare spesso ostico e poco immediato. Ne sono un esempio The Ineffable Me e Heather Angel, sferzate punk dalle strutture acide e asimmetriche; l’andamento discontinuo dei pezzi, tra velocità, rallentamenti repentini, violente invettive e parti quasi recitate sfumano in finali di folle caos che destabilizza e rende in pieno l’atmosfera quasi da demo, da “non finito”, che caratterizza l’intero disco.

In quel 1998 la gioventù sonica aveva superato abbondantemente i 40 anni. Il loro decimo album di studio fu un fallimento commerciale: disorientò la massa del nuovo pubblico della musica indie e fu sottovalutato dalla critica che lo definì “un’interessante bozza di album”.  Ascoltato oggi, a 22 anni di distanza, “A Thousand Leaves” si presenta con un lavoro impegnativo dalle infinite sfaccettature, uno stupefacente manifesto visionario dell’età matura della band newyorkese, un lavoro senza tempo che realizzato lucidamente rappresenta un fermo immagine del loro impeto creativo e della loro intuizione del futuro… e sul fatto che risultasse “imperfetto” davvero sembrerebbe l’ultima delle loro preoccupazioni.

  1. Contre le sexisme
  2. Sunday
  3. Female Mechanic Now on Duty
  4. Wildflower Soul
  5. Hoarfrost
  6. French Tickler
  7. Hits of Sunshine (For Allen Ginsberg)
  8. Karen Koltrane
  9. The Ineffable Me
  10. Snare, Girl
  11. Heather Angel
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