“K.G.”_KING GIZZARD & THE LIZARD WIZARD

by Claudia Grimaldi

Il principio fondante del minimalismo pone le sue basi nella famosa locuzione “less is more”, ossia nella semplificazione intesa come riduzione ai minimi termini per ottenere un risultato che, in opposizione all’opulenza barocca, combini eleganza formale e rigore concettuale. La formula dell’architetto Ludwig Mies van der Rohe è migrata col tempo, valicando i confini semantici originari, ed ha contaminato moltissimi altri contesti culturali nel corso del ‘900. Ma siamo davvero sicurə che meno sia necessariamente “di più”?

La band australiana King Gizzard & the Lizard Wizard (a cui potrei riferirmi d’ora in poi come KGLW, abbiate pietà) non sembra pensarla così ed i numeri parlano chiaro: dal 2010, anno di formazione, i sette-meno-uno di Melbourne hanno già pubblicato la vertiginosa cifra di 17 album – non EP, ma album! –  di cui cinque nel solo 2017.

In un mondo di critici ossessionati dal concetto di consistency, ossia di coerenza, la schizofrenia creativa dei KGLW non sempre è stata ripagata, anzi: la loro capacità di passare dallo psychedelic al progressive rock, dall’indie al thrash metal, dalle sonorità microtonali a quelle dilatate del doom ha fatto sì che si tracciasse una vera propria linea di confine tra chi li ama e chi li relega alla bolla dell’aurea mediocritas.

Detrattori a parte, c’è chi sulla famosa piattaforma Reddit ha individuato nella produzione della band australiana una vera e propria trama intessuta di rimandi ed easter eggs tutte da cogliere, definita Gizzverse. La teoria di questo “universo Gizzard” consiste nel fatto che in realtà ogni album, a partire da Murder of the Universe (2017), sarebbe collegato all’altro da una narrazione ben precisa il cui protagonista principale è il cyborg Han-Tyumi (anagramma di “humanity”), presente anche sulla copertina dell’album Fishing for Fishies del 2019. Per saperne di più, o anche solo per farvi due risate, trovate il thread allucinante ed allucinatorio dei Gizzheads qui.

Ma sto divagando, perché se state leggendo questo consiglio all’ascolto probabilmente vi interesserà sapere qualcosa di più sull’album in oggetto. Ebbene, si diceva che i King Gizzard sono campioni di trasformismo: dopo l’incredibile cavalcata del 2019, conclusasi con la pubblicazione del thrashissimo Infest the Rats’ Nest, il 20 novembre 2020 è approdato sulle piattaforme streaming l’album K.G., che riprende le fila microtonali di Flying Microtonal Banana (2017) e si posiziona come vol.2 di una trilogia, il cui capitolo conclusivo è il nuovissimo L.W. (2021).  Chi conosce la teoria musicale sicuramente già saprà di cosa si parla quando si tratta di microtono, ma per chi come me è unə semplice ascoltatorə senza arte né parte, si potrebbe sinteticamente definire come un “tono tra i semitoni”, un quarto di tono che produce una melodia apparentemente stonata. La musica mediorientale ne è piena ed i KGLW lo sanno bene, perché ascoltando K.G. sembra di entrare nella testa di un gruppo di strampalati nerd musicali che riflettono sulla contemporaneità ascoltando psychedelic rock turco degli anni ’70. Nei testi leggiamo infatti di crisi climatica, di isteria prodotta da media sempre più convulsi, di automazione ed ibridazione tra uomo e macchina; le straws in the wind che danno nome alla quarta traccia, a conti fatti, non sembrano più essere tanto degli “indizi rivelatori” quanto una dimensione in cui siamo immersi fino alla punta dei capelli.

L’incredibile fluidità con cui si succedono le tracce che incapsulano K.G. nei suoi 41 minuti di durata, lo rendono un album che a mio avviso non andrebbe ascoltato né come sottofondo ad altre attività né dedicandogli una eccessiva attenzione. Ho maturato questa idea dopo diversi ascolti nelle più svariate situazioni: durante un pranzo tra amici è possibile che si mimetizzi tra il chiacchiericcio, mentre se riprodotto compulsivamente si rischia lo stesso effetto di quando ripetiamo troppe volte la stessa parola.

Il mio consiglio, dunque, è questo: prendetevi un’oretta di tempo, quella che preferite tra le ventiquattro che compongono una giornata, riposate le vostre stanche membra sulla superficie più comoda di cui disponete e aiutatevi un po’ ad entrare nel Gizzverse (a buon intenditor…) prima di premere play. Mi raccomando! Nessuna riproduzione casuale, nessuna interruzione. Come gran parte della produzione discografica dei King Gizzard & the Lizard Wizard, questo è un album opulento che merita un ascolto continuativo; interromperlo o smembralo lo snaturerebbe. E per carità, impariamo a diffidare del minimale perché quel “di più” è semplicemente eccesso e va benissimo così.

  1. K.G.L.W.
  2. Automation
  3. Minimum Brain Size
  4. Straws in the Wind
  5. Some of Us
  6. Ontology
  7. Intransport
  8. Oddlife
  9. Honey
  10. The Hungry Wolf of Fate
0 comment

You may also like