“Il vile”_MARLENE KUNTZ

by Martino Acciaro

Ho sempre pensato che la musica e la considerazione che abbiamo di essa siano estremamente soggettive e molto spesso necessariamente legate alla realtà che si vive, al momento in cui la si ascolta e, su tutto, alle immagini che ci trasmette.

Il periodo – buio – che attraverso mi ha portato a scoprire un album che a suo tempo avevo deciso di non ascoltare, perchè lo consideravo troppo mainstream per quelli che erano i miei gusti e il mio essere nel millenovecentonovantasei.

Eppure, forse come pochi, oggi mi rappresenta, trasmette esattamente quello che voglio mi venga trasmesso: Godano, nelle sue parole mi parla direttamente, e parla a me e soltanto a me.

Oh, dimmi cos’è che non va
Sento la vita volare, è un soffio finire           

Tutto   così
Senza riuscire a capire

“Il Vile” non può essere considerato un concept album perchè non è una storia che inizia e finisce, ma nei suoi testi è presente comunque un leitmotiv che unisce e collega aspetti della vita e della persona che hanno un senso logico. 

Si è detto tanto dei Marlene Kuntz nel tempo: sono stati descritti come la brutta copia o la risposta italiana dei SY, come un’operazione commerciale dell’allora CPI, come quattro depressi, manifestazione della cupa provincia italiana: e invece per chi scrive sono stati, a suo tempo, una delle più belle espressioni musicali dei tardi ’90.

“Catartica” rimane ancora una pietra miliare del panorama rock italiano, per quanto sia un album acerbo, abbastanza semplice all’ascolto, meno profondo nelle liriche, ma in ogni caso, un punto di partenza di un livello elevatissimo, che in pochi sono riusciti a replicare a livello nazionale, e tra essi sicuramente Massimo Volume, per qualità delle liriche e livello delle musiche.

“Il Vile” parte dichiarando immediatamente le intenzioni:

“Che cosa importa se non ci credi che ti può piacere?        
Cosa comporta considerare se è vero amore oppure no?”

Il threesome viene descritto in maniera mai volgare, mai violenta, mettendo in luce l’abilità nell’utilizzo delle parole accompagnandole da un sound graffiante, cupo distorto come da marchio di fabbrica.

La traccia cui più sono legato è “Retrattile”, altro capolavoro di parole e musica, sghembo nell’incedere e duro nelle parole, irraggiungibile nello stile dello spostare l’accento della title word.  Perchè sono legato a questa canzone? Perchè probabilmente tutti, in un periodo piuttosto che in un altro, meritavamo di più.

L’album si snoda in ulteriori meravigliose tracce, tra deviazioni noise e disperazioni emozionali, tra chitarre lancinanti e ritmiche ostinate e ossessive: la presenza in questo secondo album di un bassista di professione si sente e caratterizza questa registrazione, e le corde percosse da Dan Solo concorrono a creare quell’atmosfera cupa, deprimente ma anche capace di destare chi, nel momento in cui l’ascolta, necessita di alzarsi e di capire che ancora è vivo.

L’altro, a mio parere, capolavoro de “Il Vile” è “Ape Regina”, un crescendo su base ritmica ossessiva, nella descrizione di una dominatrice – fisica? mentale? – con cui tutti abbiamo avuto a che fare: “Posso fare fuori parti di voi con facilità          
La mostruosità di ciò ravviva la parte cattiva          

Che non ho avuto mai”

È dunque questo un lavoro che io non so collocare temporalmente, lo trovo attuale oggi come 24 anni fa, e domani più di oggi, perchè nelle parole di Godano, nelle chitarre di Tesio, nelle corde basse di Solo e nelle pelli di Bergia ci trovo una intensità che raramente ho riscontrato a livello italiano e non solo, una sincerità non semplice da riscontrare in altri lavori, una maturità artistica altissima e probabilmente a mio parere poi svanita, e una capacità di parlare direttamente a chi ascolta, a me, diretta e assolutamente sincera, che fino a qui, in Italia, solo Emidio Clementi e i suoi Massimo Volume.

Insomma, un album che in questo tormentato periodo che sto vivendo, continua ad essere richiesto dalla mia testa, dalle mie mani e dal mio cuore, perchè infine io “vorrei colpire al cuore, e conquistare il tuo stupore / ma è così dura credi, e penso che non lo so fare“.

  1. 3 di 3
  2. Retrattile
  3. L’agguato
  4. Cenere
  5. Come stavamo ieri
  6. Overflash
  7. Ape Regina
  8. L’esangue Debora
  9. Ti giro intorno
  10. E non cessa di girare la mia testa in mezzo al mare
  11. Il vile
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