“For the first time”_BLACK COUNTRY, NEW ROAD

by Nico Massa

Il risveglio della mente intorpidita dai problemi personali, dalle pandemie e dal rifugio che abbiamo cercato in questo periodo così terribile del nostro percorso di vita è estremamente intimo.
Il mio passaggio attraverso la rinascita mi ha portato a non provare passione per le due cose che mi hanno tenuto a galla nel corso degli anni: la musica e la fotografia.
Ho fatto il fotografo da palco – o da sotto palco, come mi piaceva dire – per una decade e queste due arti hanno mischiato i loro fluidi per tanto tempo, diventando linfa vitale soprattutto quando ciò che ascoltavo e fotografavo mi folgorava.
Niente, tra il 2019 e il 2020 l’ha fatto.

A febbraio, nel momento peggiore, ecco l’epifania. Uno schiaffo in faccia che ti fa catapultare giù dal letto.
E inizi a ballare, tarantolato. Preso da un irrefrenabile voglia di girare e ruotare per casa, in questa condizione di costrizione che ti ritrovi a dover affrontare.         

Perdi la concezione dello spazio e ti ritrovi in piazze falcidiate dal post comunismo dell’est-europa.
“Che succede?” Ti chiedi.     
Ma non c’è Bugo e non sei Morgan.


Sono i Black Country, New Road che ti hanno pervaso le viscere e ti hanno portato a fare un viaggio lungo il tempo e lungo strade che ancora non avevi mai attraversato.

Stordito da questo schiaffo, vaghi sognante dentro un disco di sole sei tracce che in una maniera così intensa coprono quaranta minuti di varietà musicale terribilmente omogenea.

Il calcio nelle costole iniziale te lo dà Instrumental,che in un crescendo di batteria sax e chissà cos’altro ti porta in qualche paese sperduto nei Balcani dove si fa festa con tanto alcool e tanta disperata allegria.

Quando siamo all’apice e ancora stiamo girando ad occhi chiusi veniamo subito sballottati altrove. Sonorità britanniche staccano la spina da tutto quel folkeggiare con Athens, France ci siamo già persi. Qui inizia la colonna vera del viaggio, che dopo l’entusiasmo iniziale, ci fa entrare in uno stato contemplativo. Siamo consci, ora, che siamo dentro un percorso, che dobbiamo godere appieno delle emozioni che ci trasmette ciò che vediamo e che ascoltiamo.   
La tensione è palpabile. L’incertezza del periodo e presente e non sappiamo dove ci porterà.

Tutte le strutture sono cadute, soprattutto quelle relazionali e in qualche modo Science Fair ce lo racconta, in un tappeto sonoro che sembra quasi preso da una serie Tv diretta da Sam Esmail

I could make so many things
Catch on fire
But I was just covered in bubbles of methane gas
And you ended up burnt
I am sorry
I have always been a liar
Just to think I could’ve left the fair with my dignity intact

Questi siamo noi adesso, in un periodo quasi post-pandemico.

Un finale sempre in crescendo ci porta via. E ci spinge verso il pezzo che più rappresenta questo disco. Ma da una band di sette elementi cosa ci si può aspettare se non nove minuti e cinquantuno secondi di chitarra, basso e batteria imperanti che mischiano pensieri cupi a stravolgimenti di fronte. Sunglasses è l’inquietudine dei nostri tempi e, come detto prima, di strutture che saltano e di discordanze incredibilmente armoniche. Ci nascondiamo dietro occhiali da sole, come maschere che ci rendono invincibili tanto da perderci in ballate fatte di sax e synth come in Track X. Sicuri di noi solo se nascosti dietro a una traccia quasi classica. Però stiamo parlando di una band atipica, quasi persa in una lisergica di fondo mai lisergica. Opus chiude il cerchio riportandoci da dove eravamo partiti, con una carica che richiama Instrumental e ci fa scatenare ancora una volta, quasi a ricordarci che ora che ci siamo svegliati, dobbiamo continuare nel nostro percorso verso la ripresa, il rilancio.

È un disco che calza a pennello con l’epoca che stiamo vivendo, sia a livello personale che generale, e che non è accondiscendente con niente e nessuno. È spiazzante perché ci mette davanti allo specchio e ci ricorda quanto sappiamo essere fragili quando ci relazioniamo con noi stessi e con le difficoltà.

Riaccende la passione. In me l’ha fatto.      
È stata una miccia cortissima che ha fatto esplodere sentimenti sopiti per troppo tempo.

Questa è una nuova strada e ora, da adesso, il viaggio continua.

  1. Instrumental
  2. Athens, France
  3. Science Fair
  4. Sunglasses
  5. Track X
  6. Opus
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