“Sex Packets”_DIGITAL UNDERGROUND

by Gianluca Della Puppa

Tra la metà e la fine degli anni ’80, il movimento hip hop iniziava ad imporsi nella scena musicale statunitense. Fino a quel momento, le attitudini prevalenti si suddividevano perlopiù in due tipologie: da un lato il political rap lanciato da Public Enemy, dall’altro il nascente gangsta rap degli NWA.

Tuttavia, sul finire degli anni ’80, la Bay Area di San Francisco offrì l’opportunità di rivoluzionare ulteriormente il genere. All’epoca, la Bay Area era strutturata come un’autentica fucina per il libero sviluppo della creatività artistica afroamericana. Ciò era stato reso possibile dalla forte influenza delle Black Panthers e dei movimenti di protesta che hanno infiammato la baia negli anni ’60 e ’70. Un ulteriore contributo venne offerto dal movimento funk, che trovò in Oakland la sua terra santa. L’incontro tra le sonorità funk e la street dance ha totalmente rivoluzionato il modo di intendere la presenza scenica e l’intrattenimento musicale, trovando in MC Hammer il giusto pioniere di un genere ancora tutto da scoprire.

L’incredibile successo di MC Hammer non fu apprezzato all’unanimità dalla scena hip hop. In particolare, egli venne accusato di aver deturpato il genere, abbandonando le sonorità e gli atteggiamenti hardcore in favore del mero intrattenimento commerciale. Per ribaltare queste concezioni, dunque, era necessario riportare il funk ad essere il riflesso delle feste underground che avevano resa famosa Oakland.

In questo contesto, emerge il peso specifico assunto dai Digital Underground. Troppo spesso, l’importanza di questo gruppo viene limitata al fatto di aver lanciato agli occhi del grande pubblico un giovanissimo 2Pac, prima come ballerino e solo successivamente come MC.

Nati da una visione di Shock G, nome d’arte di Gregory Jacobs, i Digital Underground offrono una versione P-Funk dell’hip hop, riportando all’attenzione del grande pubblico il funk psichedelico di George Clinton, leader indiscusso dei Parliament e dei Funkadelic.

L’aspetto peculiare dei Digital Underground è rappresentato da un approccio umoristico ben distante dai toni cupi del gangsta o del political rap. L’idea di base, confermata dallo stesso Shock G in più di un’intervista, è quella di emanciparsi a ritmo di musica, danzando e festeggiando in pieno stile Oakland. Per rimarcare questo specifico aspetto, il genio di Shock G produce un alter ego di se stesso dalle fattezze bizzarre quanto esuberanti: Humpty Hump. Il ruolo di Humpty Hump viene spiegato dallo stesso Shock G:

“I don’t want to be a loud boisterous, greedy sounding, egoed-out person which you damn near got to be a rapper… so I let Humpty do that”

Inizialmente, Humpty non era stato pensato come un vero e proprio personaggio, doveva essere semplicemente una voce nasale goffa al punto giusto per essere inserita nel brano d’esordio dei Digital Underground: Doowutchyalike. Questo brano, infatti, si compone come un invito a prendersi con più leggerezza, perseguendo a ritmo di P-Funk music tutto ciò che piace. Humpty Hump si costituisce quindi come un personaggio goffo e ridicolo, ma non per questo timoroso ad esporsi.

Nel 1989 esce il videoclip di Doowutchyalike, riscontrando fin da subito un notevole successo. Il camuffamento di Shock G in Humpty Hump riesce a tal punto da far credere a gran parte degli ascoltatori che si tratti di due artisti distinti. Essi, infatti, differiscono tantissimo tanto nella voce quanto nello stile adottato. Inoltre, la presenza di entrambi all’interno dello stesso videoclip, grazie ad effetti speciali e controfigure, non lascia scampo ai dubbi: Shock G e Humpty Hump non possono essere la stessa persona.

Sull’onda del successo appena ottenuto, l’etichetta indipendente che li ha messi sotto contratto gli propone di comporre una canzone dedicata esclusivamente ad Humpy Hump. Così, nel gennaio del 1990, esce il videoclip di The Humpty dance, brano in cui viene ufficialmente presentato al pubblico l’umile Humpty e le sonorità funk dei Digital Underground. Anche in questo caso, Humpty e Shock G compaiono insieme sul palco, alimentando la leggenda che iniziava ad accompagnare la band.

L’enorme successo di The Humpty dance è soltanto il preludio dell’album che uscirà il 26 marzo del 1990, dal titolo Sex Packets.

Sex Packets è un concept album che prende il proprio nome da una droga immaginaria che provoca allucinazioni a sfondo sessuale. Secondo la narrazione, questa droga sarebbe stata prodotta da uno scienziato pazzo al fine di soddisfare i desideri sessuali repressi. Non a caso, infatti, la copertina dell’album (realizzata da Shock G sotto lo pseudonimo di Rackadelic) rappresenta la droga in questione come delle pillole contenute in confezioni del tutto simili a dei preservativi fluorescenti (“Man, what are these, condoms? Uh uh: Sex Packets”).

Per pubblicizzare l’uscita dell’album, gli NWA, in virtù dell’amicizia e del rispetto che li legava ai Digital Underground, inviarono tutta una serie di lettere alle cliniche della California, informandole della comparsa di una nuova droga che stava arrivando sul mercato, la Sex Packets appunto. Come se non bastasse, gli MC di Compton aggiunsero anche un ulteriore particolare: la sostanza sarebbe stata sintetizzata segretamente dalla NASA per offrire un’esperienza sessuale soddisfacente agli astronauti in missione. Così facendo, la notizia spopolò in tutta la California, finendo addirittura su alcuni dei principali quotidiani degli Stati Uniti.

Fin dalle prime tracce dell’album è possibile ascoltare le peculiarità di questo gruppo e la genialità di Shock G. Il disco mette in luce il legame tra la vita festosa di Oakland e le sonorità funk di George Clinton, accompagnate dall’entusiasmo spasmodico di Humpty Hump e degli altri alter ego presenti nell’album. Infatti, oltre ai già citati Humpty Hump e Rackadelic, è possibile trovare anche altri alias di Shock G: nelle vesti di Piano Man collabora alla composizione della stesura musicale mentre come MC Blowfish interpreta un pesce palla protagonista del brano Underwater rimes.

Nel complesso si tratta un album che rompe fortemente con gli schemi tipici dell’hip hop di fine anni ’80 e di gran parte degli anni ’90. Con la giusta dose di follia e intraprendenza, i Digital Underground si sono progressivamente imposti come una delle più belle realtà della Bay Area, consacrando ancora una volta il legame indissolubile tra Oakland, Funk music e hip hop.

  1. The Humpty Dance
  2. The Way We Swing
  3. Rhymin’ on the Funk
  4. The New Jazz (One)
  5. Underwater Rimes (Remix)
  6. Gutfest ’89 (Edit)
  7. The Danger Zone
  8. Freaks of the Industry
  9. Doowutchyalike
  10. Packet Prelude
  11. Sex Packets
  12. Street Scene
  13. Packet Man
  14. Packet Reprise
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